DUNKIRK – Imbarco in Hauts-de-France

Manuale su come fare arrabbiare i francesi

 

 

Come disse Janine Melnitz in Ghostbusters II :“Si, siamo tornati”. E cosa recensire di meglio per darci la carica di uno dei film più attesi dell’anno? Signore e signori. Dunkirk di Christopher Nolan è l’argomento di oggi.

1940. Sono passati sei mesi dal’inizio della Seconda Guerra Mondiale, la Francia è caduta e agli Alleati restano solo la testa di ponte di Dunkerque (no, Dunkirk, perchè è francese, la città) e la Manica a dividere la Gran Bretagna dalla Wermacht tedesca. La guerra è solo all’inizio e, come probabilmente già sapete, Hitler stava vincendo. Per gli inglesi è fondamentale portare via dalle coste francesi il maggior numero possibile di soldati, per riorganizzare il contrattacco. Viene così messa in piedi l’Operazione Dynamo. In nove giorni 340.000 soldati inglesi, francesi, belgi vengono tratti in salvo in una delle storie più umane che quella guerra ci ha portato. Il cosiddetto miracolo delle piccole barche fu l’azione spontanea di civili che con le loro barche (la più piccola di 4 metri) partirono per andare a prendere i loro ragazzi sulla costa francese.

A’ la guerre

Sei un regista inglese, che ha fatto la sua fortuna a Hollywood e la tua casa di produzione ti tratta come un dio, consentendoti di spendere budget che altri possono solo sognare. Cosa decidi di farci? Un film di guerra che non è un film di guerra tradizionale. Benissimo, non sei il primo, Orizzonti di gloria, Full metal Jacket sono alcuni dei più famosi esempi di film che in un “ambiente” di guerra ci hanno raccontato l’umanità dei soldati. Qua siamo sul livello di La sottile linea rossa, dove si mostra più di quello che si racconta, ma con un’enorme differenza. In questo film non siamo in una giungla, pochi soldati separati dal resto del mondo.

In Dunkirk siamo in una situazione in cui 1.000.000 persone vogliono essere salvate grazie ad un massiccio intervento navale, da una spiaggia che subiva continui attacchi da parte dell’aviazione e dell’artiglieria tedesca. Questo è il primo e forse il più grosso problema che ho con questo film. Posso contare sulla punta delle dita il numero di aerei che si vedono in tutto il film. Tre aerei inglesi, tre fottuti aerei, per coprire la più grande ritirata strategica mai tentata. Un po’ pochino, come pochine sono le sei/sette bombe che cadono sui soldati al molo. Questi sono esempi di come un war movie che si presenta solo a metà come tale, non riesca a rendere epiche le scene di “guerra” nonostante i cento milioni di dollari spesi (per inciso, Salvate il soldato Ryan, 3 ore di Guerra, ne è costati settanta)

Altrimenti si arrabbiano

In quel di Parigi non hanno accolto proprio con calore il film di Nolan, sebbene in generale i critici ne abbiano apprezzato la ricostruzione storica. La quasi assenza di soldati francesi è stata notata dai nostri cugini, che avendo difeso tutti dal grosso dell’esercito tedesco, avrebbero voluto vederselo riconosciuto nel film. Inoltre le immagini ci fanno pensare che gli uomini salvati siano solo inglesi, mentre nel calcolo di quei quattrocentomila circa la metà erano francesi, belgi, olandesi. Inspiegabile. Il nome stesso del film, è stato oggetto di discordia. Oltralpe ritengono che essendo una città loro, Nolan avrebbe dovuto usare il nome originale Dunkerque e non l’inglesizzazione Dunkirk.

Una critica, abbastanza sterile, fatta da questo film è nei riguardi della politica inglese. La semplificazione a cui ogni film deve attenersi per non annoiare lo spettatore ci fa apparire i politici inglesi come calcolatori e cinici. Mi spiego, nel film si accenna al dibattito pubblico britannico sugli eventi di Dunkuerque. Quello scontro vedeva un Churchill, appena diventato primo ministro, intenzionato a salvare più soldati possibili e un qualche illustre sconosciuto che invece non voleva rischiare navi e mezzi per un’operazione che sembrava impossibile. In Dunkirk però si parla di un Churchill doppiogiochista che in pubblico parla di andare a braccetto coi francesi e in privato punta a salvare solo gli inglesi. Scelta moralmente e tatticamente idiota, che però serve al regista per far apparire i protagonisti un po’ più eroici verso la fine del film.

Work Hard? Yes. Play Hard? Yes.

I pregi di questo film sono quelli soliti dei film di Nolan. Messa in scena impeccabile. Narrazione chiara, nonostante il montaggio non lineare degli eventi, vicino a quello di Memento. Dove il film con Guy Pearce ha una narrazione spezzata, che segue uno schema, Dunkirk ha una narrazione impazzita, che porta lo spettatore a fare uno sforzo in più per non perdersi, cosa pregevole dato il contesto diverso tra noir e film di guerra.

La cosa più interessante è stato il lavoro sugli attori. Il cast scelto non brilla per carisma. Gli attori più navigati che affiancano i giovanissimi non colpiscono. C’è il solito Tom Hardy, abituè di Nolan, ancora con il volto coperto, Cillian Murphy qua c’è molto poco e fa danni, Mark Rylance che si sforza di commuoverci, senza successo. Sopra ho scritto che era la cosa più interessante e non mentivo. Sono i giovani attori, quelli con i quali il pubblico riesce a empatizzare di più, che sembrano anche i più azzeccati. Fionn Whitehead e Harry Styles, sulla terra, e Tom Glynn-Carney in mare. I primi due, hanno dovuto affrontare settimane di “addestramento” volto a immedesimarsi in soldati della Seconda Guerra Mondiale, il terzo si prende la scena sulla barca dando carne al “Miracolo delle piccole navi”.

Cosa resterà di questi anni ’40?

Non molto. Come avviene per molti film di Nolan, Dunkirk verrà, manco a dirlo, ricordato come film di Nolan. Intendiamoci, tra i suoi questo è quello che verrà ricordato meno. L’impatto del regista di Londra con la Storia poteva sicuramente essere migliore. Nolan è un regista troppo glaciale per riuscire a creare un sentimento sincero senza sembrare forzato (vero, Interstellar, vero!?!). Questa cosa è talmente evidente che il regista stesso non riesce a nascondere chi, tra i suoi personaggi, gli stia più simpatico. Gli aviatori e gli ufficiali vengono dipinti come eroi senza macchia, pronti al sacrificio estremo per salvare l’onore dell’Inghilterra, i soldati sopravvivono in balia degli eventi, impotenti, meschini. 

Un film freddo, costruito bene, ma che aldilà del 94 su Metacritic non resterà negli annali della storia del cinema. Avrei potuto parlare di molte altre cose del film e sicuramente lo avrà già fatto qualcuno di più preparato di me. Se non vi è piaciuta la recensione potete benissimo trovarne molte altre con cui andrete più d’accordo, scritte meglio e più complete. Non abbiamo la supponenza di detenere alcuna Verità. Se volete discuterne fatevi avanti, perché signore e signori, siamo tornati.

Rispondi