Dynamo Dora Rugby: una squadra per tutti

La Dynamo Dora è lo sport popolare

Torino: i dilettanti del rugby scendono in campo nel sociale


 


Dichiarazione a caldo

“Allora… è difficile dire da dove nasce. La Dynamo Dora nasce, dunque… nasce così: un gruppo di ragazzi ha iniziato a trovarsi, ha iniziato a giocare alla Pellerina. Poi per caso – tieni conto che è tutta gente che partecipa ad attività dei centri sociali, dal Gabrio, all’Askatasuna, ora, anche al Neruda si va spesso – passando dal Balôn, stavano facendo un autofinanziamento e ho incrociato un ragazzo che faceva rugby sin da bambino, giocava nella squadra che allenavo. Mi dice: “Ehi, sai, abbiamo formato una squadra, però, ci manca un allenatore!”. Al che ho detto: “Guarda, se volete, vengo… dove vi trovate?”. E lui: “Grande! Bello! ci troviamo al parco…”. Gennaio. Gennaio. Parco della Pellerina. “Ma dove?”, ripeto. “No, no, proprio al parco. Sai, c’è un grosso faro, proprio sotto.”  E lì ho capito. Siccome sono uno che di queste storie ne ha viste 850… però, ho detto: “Vado, vado, ho proposto, è giusto che vado…”. Ero lì, già pronto. Gennaio. Maglia, maglina, maglietta. Ho pensato: “Saranno in 4 o 5.” Sono arrivato e c’erano una ventina di ragazzi e ragazze. In mutande. Che si stavano cambiando lì, in mezzo al parco. Gennaio. Io avevo 800 robe, loro in mutande. Mi sono detto: “Cazzarola! Questa è voglia! Ѐ passione! Perché altrimenti solo un idiota come me, alla sua età, poteva fare una cosa del genere. Erano davvero tanti. Ho detto: “Bene, cominciamo!” (Ugo, Allenatore)


La Dynamo Dora Rugby nasce con una partita di amici, cresce come squadra sportiva dilettante, adesso corre e fa notizia, come a giugno quando, in occasione della Festa del Rugby Popolare organizzata dalla stessa società, non ha ammesso il Sigonella Hoplite Rugby Club, composto da militari Nato.

Ho scritto “corre” perché è ciò che fa, dentro e fuori dal campo, portando avanti i principi dell’antirazzismo, dell’antisessismo, della solidarietà e del mutuo appoggio. Corre e lavora sul territorio; corre e cerca uno spazio, una casa, per allenarsi e non solo. La scelta è lo sport popolare. Lo scopo è avvicinare la gente alla pratica sportiva, senza che paghi nulla. La squadra è un gruppo di studenti universitari provenienti da tutta Italia e con una passione comune. Uomini e donne, mischiati in campo, come previsto dal regolamento UISP (Unione Italiana Sport Per tutti), e nel sociale, lì dove spingono per creare una rete di persone, contatti e relazioni, rivalutare impianti, non solo sportivi, e proporre nuove forme di associazionismo.

La politica delle intenzioni

La Dynamo Dora spinge per uscire dalle idee precostituite sui centri sociali, per uscire dagli stessi centri sociali e aprirsi ai quartieri. Non c’è una dimensione politica, se non quella intrinseca di una realtà associativa, di uno sport, che promuovono valori e progetti per il pubblico. Non si fa attività politica. C’è un’identità, sì, quella della sinistra storica, antifascista e antimilitarista. C’è una società che organizza eventi e dimostrazioni sportive per sensibilizzare, autofinanziarsi e avvicinare le persone. C’è gente, con occhi e orecchie aperte, presente sul territorio, che è lì perché ci sta bene, perché fa sport vicino casa, perché ci sono delle intenzioni e non una connotazione politica. C’è una società che spinge sul rugby perché assente dal panorama sportivo di Torino, che spinge anche sull’assessorato allo sport e sul comune per trovare una casa. Gli stessi ragazzi si sono fatti portavoce di una scheda tecnica, con documentazione fotografica, di un report compilato con competenza su 10 strutture, interne alla città e in stato di abbandono da tempo. Di queste 9 sono di proprietà del comune che, ora che ne è al corrente, è tenuto a dare una risposta, a individuare un programma di assegnazione di questi impianti, apparentemente esclusi dal Regolamento sui beni comuni, approvato l’11 Gennaio 2016 dal Consiglio Comunale, controfirmato dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle, il quale disciplina “le forme di collaborazione tra le cittadine e i cittadini e l’amministrazione per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni urbani”.

Ѐ tenuto a dare una risposta a questa volontà, a questo fermento, alle mira di un gruppo di ragazzi scesi in campo nel sociale. Mira sportive, certo, perché quando giochi, giochi sempre per vincere; mira sicuramente ambiziose se l’intento è quello di uscire fuori, fuori dal campo, fuori dagli impianti, dalle mura e dagli stereotipi, per fare aggregazione, per fare politica ma dal basso, per diffondere una cultura sportiva e degli ideali assistenziali. Uscire per poi tornare su quel rettangolo verde, spesso anche in sabbia, dove i valori del rugby, come la solidarietà, il sostegno e il bisogno dell’altro, il sano agonismo, lo scontro regolamentato, si sposano perfettamente con quelli dell’associazionismo. La Dynamo Dora Rugby nasce per andare oltre, con forza, e portare qualcosa al di là, che sia un pallone o delle idee, sempre con grande rispetto dell’avversario, dell’arbitro, sempre a contatto con il terreno su cui si gioca questa importante partita tra amici.

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