Elezioni 2018: uno scenario incerto

Elezioni: incognite e certezze

Cosa serve sapere per arrivare preparati alle urne 


Fonte: Tasmania University Union
Fonte: Tasmania University Union

Appuntamento alle urne

Le elezioni legislative sono uno di quegli appuntamenti a cui è bene arrivare informati e consapevoli. Un ipotetico codice di condotta del buon elettore richiederebbe uno sforzo minimo inopinabile. Ovvero arrivare al seggio con le idee chiare sui programmi, sui candidati, sulle alleanze tra i partiti e anche sul come si vota -leggi legge elettorale-. Ebbene, in vista delle elezioni del 4 marzo 2018, seguire questo codice di condotta appare un compito assai difficile. Non solo perché ancora molte sono le incognite che ruotano attorno a candidati, proposte ed alleanze. Ma anche -e forse soprattutto- perché lo strumento di voto a disposizione per questa tornata elettorale è una legge che presenta non pochi problemi. 

Riordinare le idee per capirci qualcosa

Per tentare di orientarsi in questo scenario caotico, è meglio andare con ordine. Prima di tutto ci sono le parti in gioco, i loro equilibri interni e i rapporti di forza. C’è il centrosinistra, con il Partito Democratico che perde pezzi e vede formarsi nuovi soggetti alla sua sinistra. C’è il Movimento 5 Stelle che ha individuato in Luigi Di Maio il suo capo politico e anche il suo candidato premier. Poi c’è il centrodestra, con Matteo Salvini e Silvio Berlusconi che si contendono la leadership. Giorgia Meloni sembra avere meno certezze sulla fattibilità della coalizione. Infine, ci sono tutti i soggetti al di fuori dei 3 poli, oppure al loro interno ma con un ruolo secondario o di supporto. Primo fra questi Liberi e Uguali, che prova a riconquistare una certa fetta dell’elettorato di sinistra affidandosi alla leadership di Pietro Grasso. Ci sono i centristi che, orfani di Angelino Alfano, si riuniscono attorno alla sigla Civica e Popolare, con a capo il Ministro della Salute uscente Beatrice Lorenzin


Paolo Gentiloni, Presidente del Consiglio uscente (fonte: gqitalia.it)
Paolo Gentiloni, Presidente del Consiglio uscente (fonte: gqitalia.it)

Protagonisti in gioco 

I motivi che portano a pensare ad un Partito Democratico meno forte alle prossime elezioni sono molti. Un’analisi strettamente politica conduce irrimediabilmente a pensare al progetto di riforme a trazione renziana. Tutti ne conoscono il risultato: pochi successi, molti fallimenti. Tra questi, la sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 primeggia incontrastata. Poi c’è la gestione dei rapporti di forza tra le correnti interne. Con queste, Matteo Renzi ha dimostrato di avere un rapporto a dir poco difficile. Liberi e Uguali insegna. Ma Renzi sembra aver imparato la lezione. Infatti Andrea Orlando e Maurizio Martina, entrambi ministri uscenti ed esponenti della minoranza interna, avranno un ruolo centrale durante la campagna elettorale e vanno verso la riconferma in caso di un nuovo governo Dem. Ancora dubbia è la posizione di Maria Elena Boschi. Distrutta mediaticamente dalla vicenda Banca Etruria, MEB rimane in piedi grazie al suo strettissimo rapporto con Matteo Renzi.

Il problema principale del Movimento 5 Stelle sta nel dimostrare di avere le capacità di reggere il governo di una nazione. Roma e Torino non costituiscono dei buoni esempi. E allora i vertici pentastellati tentano di fare ordine dentro al movimento. I primi passi in questo senso sono stati stabilire gerarchie chiare e definire una strategia per le candidature. Il nuovo statuto introduce alcune novità rilevanti. Luigi Di Maio è il capo politico per questa tornata elettorale e sarà il Premier in caso di vittoria. Nei collegi uninominali potranno essere candidati esponenti della società civile. Scelti in base alle loro competenze, così come ha dichiarato Luigi Di Maio. A sceglierli sarà il candidato premier, il quale potrà anche decidere di includerli nell’eventuale Consiglio dei Ministri. Una misura perentoria è stata introdotta contro il rischio dei cambi di casacca: 100.000€ di multa a chi decide di abbandonare il Movimento. 

Il cerchio dei 3 poli si chiude con quello dove la contesa per la leadership è più forte: il centrodestra. Silvio Berlusconi e Matteo Salvini si contendono il trono della galassia conservatrice. Nessuno dei due concede campo all’altro, così ognuno ricorre alla propria strategia. Berlusconi si fa portatore storico dei valori del centrodestra e per questo si autoelegge a leader -e premier- ideale. Salvini, invece, è più pragmatico e chiede che la leadership vada “a chi prende un voto in più” alle elezioni. Rimane defilata Giorgia Meloni, che difficilmente potrà fare da ago della bilancia tra i due alleati, visto il minor peso del suo partito. Rimangono alcune incognite anche sui contenuti. Infatti le istanze autonomiste della Lega difficilmente possono incastrarsi con l’impianto ideologico di Fratelli d’Italia, che fa della dimensione nazionale il proprio spazio d’azione ideale. 

Pierluigi Bersani e Massimo D'Alema, fuoriusciti dal Partito Democratico e confluiti in Liberi e Uguali (fonte: ilfattoquotidiano.it)
Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, fuoriusciti dal Partito Democratico e confluiti in Liberi e Uguali (fonte: ilfattoquotidiano.it)

Il contorno della battaglia

Da non sottovalutare è il potenziale di Liberi e Uguali, soggetto nato da ex esponenti del PD con Pietro Grasso ai vertici. Sbaglia chi pensa a LeU come alla solita lista arancione che non supererà la soglia di sbarramento. Questa volta un’ampia fetta della sinistra che ha contato negli ultimi 30 anni si è riunita in una forza esterna e indipendente dal PD. Basti pensare a Pierluigi Bersani e a Massimo D’Alema. Due che godono di un’ampia base elettorale di fedelissimi nelle rispettive regioni. E che sono ampiamente riconosciuti come punti di riferimento della sinistra italiana. Poi ci sono Pippo Civati e Roberto Speranza, giusto per citarne un paio tra gli emergenti. 

Rimane la questione più problematica in vista della chiamata alle urne del 4 marzo: la legge elettorale. Tra bocciature della Corte Costituzionale e tentativi di riforma ad ogni rinnovo del governo, il sistema elettorale italiano degli ultimi 20 anni è stato segnato dalla discontinuità. L’ultimo prodotto di questo tran tran legislativo è il Rosatellum. Così è conosciuta la legge elettorale voluta dal PD e approvata dalle Camere sotto la minaccia della fiducia. Si tratta di un sistema per 1/3 maggioritario e per 2/3 proporzionale. Nei seggi assegnati proporzionalmente le liste di candidati sono bloccate, ovvero scelte direttamente dai partiti che li candidano. È questo l’aspetto critico più evidente e facile da capire della legge. Ce ne sarebbero molti altri, ma parlarne è difficile anche per i più esperti. 

Ecco, a grandi linee, cosa si dovrebbe sapere per non trovarsi impreparati davanti alla scheda. Ad ognuno le considerazioni su cosa ci si dovrebbe ragionevolmente aspettare dalla prossime elezioni. 

 

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