Elezioni in Francia: Il centro europeista contro la destra nazionalista e l’inesorabile declino dei partiti tradizionali

Al ballottaggio si confronteranno Le Pen e Macron in una sfida che appare scontata. Crollano i socialisti.

Niente sorprese nelle elezioni più incerte della storia della quinta Repubblica Francese e considerando che non sono certo tempi facili per i sondaggisti, già questa è una notizia. Come previsto nel ballottaggio del 7 maggio si confronteranno Emmanuel Macron e Marine Le Pen. I dati non sono ancora definitivi ma l’esito è chiaro: seguono a breve distanza Fillon e Melanchon con un ottimo risultato. Da una parte il volto giovane e rassicurante di Macron, il mix vincente tra novità e posizioni moderate, più in continuità con il governo Hollande; dall’altra l’incubo di Bruxelles, il nazionalismo e il protezionismo della Le Pen che tenterà l’impresa che non riuscì a suo padre nel 2002. Emerge poi il tracollo dei partiti tradizionali: i Repubblicani e soprattutto i Socialisti di Hamon. Segno che in ogni caso la Francia ha deciso di voltare pagina.

risultati francia
Gli exit pool del primo turno delle elezioni presidenziali. Fonte: IFOP

Marine Le Pen 

“Io sono l’alternativa, Macron è l’erede di Hollande” ha sintetizzato Marine Le Pen, rivendicando orgogliosamente il suo approdo al secondo turno. La lotta contro l’immigrazione e contro l’Europa sono stati i cavalli di battaglia della sua campagna elettorale. Favorevole alla chiusura delle frontiere e all’uscita della Francia dall’Europa, in difesa dell’identità e dell’economia nazionale. Un grande risultato quello del Front National certo ma non il trionfo che molti temevano o auspicavano, sulla scia dell’atmosfera quasi bellica di una Francia tormentata dalla violenza del terrorismo. Non è un segreto che il Front National puntava ad essere il primo partito del paese, pur trattandosi del miglior risultato  della sua storia alle presidenziali. Il problema strutturale è che al ballottaggio può contare su un bacino elettorale decisamente più rigido di quello del suo sfidante: il Front National o lo ami o lo odi, per così dire. 

marine le pen
Marine Le Pen, 48 anni, alla guida del Front National dal 2011 ha portato il partito al suo massimo storico.

Emmanuel Macron

Se Marine Le Pen è stata senza dubbio la candidata anti-establishment, Emmanuel Macron non è stato da meno nell’accreditarsi come il volto nuovo della politica francese. Rigorosamente “nè di destra nè di sinistra”. Volto nuovo ma non troppo in quanto già ministro dell’economia del governo Valls, finché non ha deciso di abbandonare il Partito Socialista. Liberale, favorevole a semplificare il sistema burocratico, ridurre la disoccupazione e deciso sostenitore dell’Europa contro i nazionalismi. Si è rivolto a tutti gli orfani di un’identità politica forte. Presentatosi da outsider, senza un vero partito alle proprie spalle, si ritrova a meno di un anno di distanza dalla nascita del suo movimento “En Marche!” ad essere il prossimo probabile Presidente della Repubblica. Probabile perché quella tra lui e Le Pen non sembra una sfida esattamente alla pari, almeno a giudicare dalle indicazioni di voto degli sconfitti. 

Macron per tutti, tutti per Macron (con l’eccezione di Mélenchon)

Giusto il tempo di ammettere la sconfitta ed è arrivato l’esplicito appoggio del repubblicano Fillon e del socialista Hamon al candidato di “En Marche!”, con l’invito a votare contro il Front National. Il centrismo di Macron e l’avversione verso un partito considerato xenofobo e pericolosamente nazionalista sembrano mettere d’accordo un po’ tutti. Si prospetta in effetti la formazione dello stesso “Fronte repubblicano” che nel 2002 si schierò con Chirac per arginare l’ascesa dell’estrema destra di Jean-Marie Le Pen, padre di Marine. In altre parole una vittoria del Front National al ballottaggio appare davvero difficile, se non impossibile numeri alla mano. 

Lascia invece libertà di coscienza il candidato di estrema sinistra Mélenchon, con una decisione che sorprende solo relativamente. Da molti interpretato come la via di sinistra al populismo, nella sua lotta contro le distorsioni della globalizzazione e dell’Europa ha in comune con Marine Le Pen molto più di quello che la sua originaria appartenenza politica lascerebbe supporre. I due estremismi nel loro significato ultimo paradossalmente non sono così lontani, al di là della destra e della sinistra che siamo abituati a concepire. 

Il declino dei partiti tradizionali e della sinistra, tanto per cambiare

I grandi sconfitti di questo primo turno sono i candidati dei partiti tradizionali: Fillon e Hamon. Per la prima volta non arriva al ballottaggio né il candidato dei Repubblicani né quello dei Socialisti. Sembra tramontare così il bipolarismo tra centrodestra e centrosinistra che aveva caratterizzato gli ultimi decenni della politica francese. “I partiti hanno fallito, non ha più senso essere di destra o di sinistra nel ventunesimo secolo: contano i principi” afferma uno dei sostenitori di Macron nel bel mezzo dei festeggiamenti.

Ovunque i partiti storici vedono erodere i propri consensi da movimenti (e le parole sono importanti) che programmaticamente rifiutano qualsiasi etichetta ideologica. Sempre di più la dialettica politica sembra essere dominata dal confronto tra popolo ed élite, tra localismo e globalizzazione. In questo senso la destra e la sinistra in senso stretto appaiano ormai come categorie superate. Più di tutti paga il Partito Socialista di Hamon che voleva rilanciare proprio quei valori della sinistra che la presidenza Hollande ha offuscato con politiche di austerità e neo liberismo. Non ha funzionato. “La sinistra non è morta” ha dichiarato con forza Hamon ma il voto dei francesi non sembra essere d’accordo. 

Emanuele Monterotti

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