Federer batte Murray

Erba, il nulla oltre a Federer e Wimbledon

Federer e Wimbledon sembrano essere rimasti gli unici conservatori di una tradizione magica sull’erba, che oltre ad essi sembra destare veramente poco interesse

Federer e Wimbledon. Un connubio che, anche senza vittorie, sembra alimentare sempre e comunque la stagione sull’erba.

Federer e il suo Wimbledon

Il 2003 è l’anno che sancisce per Federer  l’inizio di un rapporto idilliaco che accompagna appassionati e non per tutto l’anno. Di lì in poi si era compreso che quel maledetto ragazzino svizzero avrebbe attirato su di sé tutte le attenzioni del mondo del tennis. L’erba aveva il suo padrone, il suo giardiniere di fiducia, colui che in un modo o nell’altro dominava sul campo, riempiva le sale stampa e spingeva a share inaspettati ogni sorta di televisione che seguisse l’evento Wimbledon. Non contano troppo le vittorie, forse neanche la rivalità con Nadal; conta solo il brand, conta solo Federer.

Wimbledon, la tradizione

Dall’altro lato abbiamo Wimbledon, la storia, la tradizione, l’evento. Il centro della stagione sull’erba. Il grande Slam più noto. La chiave di lettura principale per ogni stagione tennistica. L’obiettivo di ogni tennista nella propria vita. Quando si entra a Wimbledon si respira il tennis, il profumo dell’erba, la passione inglese, l’arte del gioco, la bellezza dei gesti tecnici. A Wimbledon tutto diventa importante, anche il torneo di doppio misto.

All England
L’All England Lawn Tennis and Croquet Club

Nient’altro che loro

Federer e Wimbledon. Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. La stagione dell’erba culmina e vive effettivamente grazie a queste due entità. E gli altri tornei sull’erba? Quanto sono importanti? Quanto senso hanno di per se stessi? Che succede se per caso togliessimo sia Federer che Wimbledon alla stagione sull’erba? Parleremo ancora di erba? Parleremo ancora di tennis come ne stiamo parlando adesso?

Gli altri tornei sull’erba

Stoccarda, Londra, Halle, Eastbourne, Antalya. Questi i tornei che nel 2017 si disputano in preparazione all’evento principale di Wimbledon sull’erba. L’erba, che da tradizione è il terreno del tennis, ora come ora fatica a ritrovare in tornei che non siano Wimbledon un vero e proprio seguito da parte degli appassionati. I 5 tornei elencati sono classificati dall’ATP come tornei 250 e 500 (sono i valori più bassi nella scala ATP) e vengono sempre più visti come un periodo di transizione prima di Wimbledon. Il problema sta proprio nel fatto che questi tornei non abbiano un valore proprio, essendo essi semplici tornei di ‘preparazione’. Nessuno dei big partecipa ad esempio al torneo di Stoccarda per vincerlo, ma per poter essere preparato bene per Wimbledon. Se poi arriva la vittoria, meglio. E questo aspetto ha fatto sì che l’importanza del torneo in sé venga meno e che sia sottovalutato e addirittura rifiutato da molti degli stessi big.

Federer, luce viva

E poi c’è Federer. Il campione. Colui che la stagione sull’erba sì che se la vive appieno. Da solo sembra volere (e potere) portare avanti la tradizione che contraddistingue il mondo del tennis. A volte sembra che la stagione sull’erba, nonostante un suo titolo a Wimbledon manchi dal 2012, sia interconnessa alle prestazioni di King Roger. Gli altri appaiono sempre come ottimi giocatori, in grado di comunque attrarre la platea, ma non sembrano proprio prendere il suo posto in quanto a voglia di giocarsi i vari tornei che l’erba propone. Nadal ha scelto di giocare solo Wimbledon. Murray, dopo aver promesso che quanto vincerà al torneo di Londra verrà donato alle vittime degli attentati, è uscito miseramente da testa di serie nr. 1 al primo turno. Stessa sorte nello stesso torneo è capitata a Wawrinka. Djokovic, dopo aver interiorizzato la delusione al Roland Garros, parteciperà solo al torneo di Eastbourne questa settimana. Solo Roger ha partecipato a due di questi tornei, vincendone uno, la settimana scorsa, ad Halle.

Cemento batte erba?

È chiaro, nessuno metterà mai in dubbio che Wimbledon ci accompagnerà ancora per molto tempo (fino a quando si riuscirà a parlare di uno sport chiamato tennis, presumo); dall’altro lato Federer tra un po’ (si spera tra molto) ci abbandonerà e tornerà alla sua vita normale (ne ha ben donde). Quanto però deve essere analizzato è l’incredibile e costante perdita di valore dell’erba come terreno. Nessuno vuole più portare avanti la tradizione, i tennisti, top e non, sempre più si dimenticano del valore della tradizione e preferiscono prendersi una bella pausa nel mese di Giugno. La sensazione è che le parole di Celentano ne ‘Il ragazzo della Via Gluck’ siano facilmente assimilabili a quanto sta accadendo nel tennis. Il cemento vince sull’erba. Troppi sono i costi di manutenzione e di rifacimento dei campi di fronte a una così scarsa attenzione da parte di coloro che questi tornei dovrebbero vedere e giocare. E di questo, più che di tante altre cose, gli addetti ai lavori dovrebbero discutere, con la massima urgenza. Vogliamo davvero fare a meno dell’erba come terreno? Vogliamo davvero giocarci solo a Wimbledon?

Qualcosa deve cambiare a partire dall’organizzazione generale ATP e a partire dai giocatori. God save the Grass.

Filippo Tessarollo

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