mandzukic pogba

L’erede di Paul Pogba

Dopo aver rincorso sul mercato un degno erede del francese, la Juventus ha trovato in casa l’erede di Paul Pogba: Mario Mandzukic

mario mandzukic juventus

Inutile nascondere che la partenza di Pogba ha minato e non poco gli equilibri degli schemi di Allegri. Tralasciando le mere questioni economiche perché – si sa – il prezzo lo fa il mercato, il peso specifico di Pogba nell’economia del gioco bianconero era più determinante di quanto la Juventus non desse a vedere. Le strepitose qualità fisiche di Paul fornivano un’incredibile quantità di muscoli e centimetri in un reparto scarno di pesi massimi. Nonostante il suo metro e novanta per quasi novanta chilogrammi, Sami Khedira non può garantire – per caratteristiche differenti – la stessa dominanza fisica del francesino. Per quanto le doti tecniche e balistiche abbiano probabilmente ricevuto un notevole plus con l’avvento di Pjanic, ai bianconeri è mancata per gran parte del girone d’andata la prestanza fisico-atletica di Pogba.

La variabile Pogba

paul pogba Juventus

L’unicità di un giocatore come Pogba nella storia del calcio deriva dal perfetto equilibrio tra il dominio fisico e la classe innata nel trattare il pallone. Alcuni l’hanno definito l’erede di Yaya Tourè, altri l’hanno accostato all’intoccabile Zidane, ma la realtà è derivata dalla confusione dell’incollocabilità: un giocatore come Paul Pogba non si era ancora mai visto su un campo di calcio. Il francese è stato nelle sue ultime due stagioni in bianconero – sotto la guida di Max Allegri – quel pizzico di “sana follia”, tanto invocata dal tecnico livornese. Paul era l’unico in grado di rompere gli schemi attraverso tre funzioni vitali per la Juventus:

  1. La capacità di intercettare i palloni alti lanciati da Bonucci e/o Buffon e, grazie all’azione combinata di fisico e classe, dare il via alla manovra.
  2. La facilità nel saltare l’uomo e creare la superiorità numerica in mezzo al campo.
  3. La duttilità tattica che gli consentiva di ricevere e giocare palla anche defilato, con i piedi sulla linea del fallo laterale.

 

Le soluzioni di Allegri

Sturaro Juventus Roma
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Dopo la sua partenza e il mancato arrivo di Matuidi, Allegri ha cercato invano nuove soluzioni tecnico-tattiche per avvicinarsi al modello-Pogba. La soluzione Pjanic mezzala aveva non poche contraddizioni: il bosniaco non garantiva né il primo, né il terzo punto, faticando immensamente sull’aspetto fisico del gioco. Miralem è un talento purissimo, ma difetta nelle componenti maggiormente belliche del campo, senza contare le difficoltà naturali di “scalata” sistemica. Max Allegri, intuite le difficoltà del bosniaco, ha deciso di virare sul più volitivo Sturaro, impoverendo terribilmente di qualità il centrocampo della squadra. Il sanremese – seppur straordinariamente generoso – si è rivelato utile in fase di battaglia, ma assolutamente inutile (se non deleterio) in fase di costruzione. Inoltre, il gioco dei bianconeri, non trovando più sfogo lanciando palla lunga sul francese, cominciava a risultare lento e prevedibile, con gli avversari pronti a contromosse letali.

La soluzione Mario Mandzukic

Mandzukic Juve Milan

Dopo un insperato tentativo con Alex Sandro, andato completamente a vuoto, in quel di Firenze, Allegri sembra completamente senza soluzioni. La manovra bianconera è costipata, senza soluzioni in uscita e sul lungo patisce l’assenza di Pogba. Non è un caso che Chiellini, dopo la trasferta di Firenze, imbeccato dai giornalisti sottolinei la mancanza del francese nell’economia tecnico-tattica della Juventus. Contro la Lazio urge una scossa e Allegri pesca la carta giusta dal proprio mazzo: Mario Mandzukic. Il croato è l’uomo dedito al sacrificio, lo stakanovista e al tempo stesso lo sprinter più aggressivo della squadra. Il tecnico livornese chiede al proprio numero 17 di incarnare in tutto e per tutto il ruolo e le funzioni di Pogba: Mandzukic si trasforma in un “tuttocampista”. L’ex Atletico Madrid è – incredibilmente – il giocatore della rosa che più s’avvicina al centrocampista dello United per caratteristiche fisiche e funzionali.

La proprietà dissociativa

Allegri applica ancora una volta la proprietà dissociativa che già risultò efficace per raccogliere l’eredità di Tevez:

La proprietà dissociativa è una proprietà algebrica derivata dell’addizione e della moltiplicazione. Essa stabilisce che in un’addizione (o in una moltiplicazione) è possibile sostituire un addendo (o un fattore) con due addendi (o due fattori) la cui somma (il cui prodotto) coincida con esso. (Fonte: www.youmath.it)

Dybala Mandzukic

Dybala e Mandzukic incarnarono in pieno la classe e la cattiveria dell’Apache, partito per un fugace ritorno alla propria Itaca. Oggi, Allegri usa la stessa pratica scindendo le capacità tecniche e balistiche di Pjanic, associate alle incredibili doti atletiche e lo strapotere fisico di Mario Mandzukic. Il croato, durante il corso del match, si trova spesso nella posizione di mezzala sinistra. La sua innata predisposizione al sacrifico e la sua conoscenza del gioco lo portano ad essere determinante anche in termini tattici:

  • Il suo contributo costante ad elastico tra interno ed esterno del campo è una soluzione incredibile, ché consente alla Juventus di avere sempre un’uscita facile in fase di costruzione.
  • I movimenti in area – specie sul secondo palo, che attacca come pochi attaccanti in Europa – garantisce una costante presenza in area, già riempita da Higuain (non uno qualunque…), Khedira e Dybala.

I paragoni con l’Eto’o di mourinhana memoria si sprecano, ma il vero antesignano di Mandzukic è Paul Pogba. Le svariate qualità di Allegri nella gestione e nell’applicazione della teoria dissociativa si rivelano ancora una volta commutative nel processo evolutivo della Juventus. Il denominatore comune? Mario Mandzukic.

 

Stefano Uccheddu

 

 

 

 

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