Eutanasia in Svizzera, Dj Fabo pone fine al suo dolore

#FaboLibero

«Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille». Sono queste le ultime parole di Dj Fabo, giunto in Svizzera per porre fine al suo dolore. Dopo poco un tweet di Marco Cappato, politico e difensore dei diritti umani, annuncia la sua morte «Fabo è morto alle 11.40. Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo».

Tweet Marco Cappato

Fabiano Antoniani (in arte dj Fabo), dalla notte del 13 giugno 2014 “è stato immerso in una notte senza fine” a causa di un tragico incedente autostradale che l’ha reso cieco e tetraplegico. Fabo prima dell’incidente era un Dj, un ragazzo vivace e frizzante, viaggiava molto e la sua passione era senza dubbio la musica. Subito dopo l’incidente ha provato diversi tentativi di riabilitazione, ma ogni tentativo è stato vano, portandolo così a perdere le speranze. “Non ho perso subito la speranza – racconta – ho provato a curarmi anche sperimentando nuove terapie, purtroppo senza risultati. Mi sento in gabbia: non sono depresso, ma non vedo e non mi muovo. Sono bloccato a letto”.

Negli ultimi anni Fabo, straziato dal dolore, lancia numerosi appelli al Presidente della Repubblica, chiedendo di far approvare una legge per porre fine alla sua sofferenza e permettere a ciascun individuo di essere libero di scegliere fino alla fine. Nelle ultime settimane, a seguito della decisione in Parlamento di rinviare la discussione per la legge sul testamento biologico, aumentano gli appelli di aiuto ma, soprattutto, di denuncia nei confronti dello Stato Italiano, affermando: «è una vergogna che nessuno abbia il coraggio di mettere la faccia per una legge che è dedicata alle persone che soffrono e li obblighi a essere schiavi di uno Stato che ci costringe ad andare all’estero per liberarci di una tortura insopportabile e infinita».  

Fabo sceglie lucidamente di stabilire una fine al suo calvario, ma per farlo è costretto a recarsi in Svizzera, dove inizia l’iter per il suicidio assistito. I suoi cari non hanno potuto essergli accanto, poiché secondo il codice penale italiano avrebbero commesso un reato, quello di «aiuto al suicidio». Ad accompagnare Fabo e rischiare 12 anni di carcere è il politico Marco Cappato «al mio rientro in Italia, nella giornata di domani, andrò ad autodenunciarmi, dando conto dei miei atti e assumendomene tutte le responsabilità». Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, e Promotore del Congresso mondiale per la libertà di ricerca e della campagna Eutanasia Legale, da anni lotta per la legalizzazione dell’eutanasia e si batte per il caso #FaboLibero.

I cittadini italiani non hanno il sacrosanto diritto di scegliere sulla propria vita. In italia, bisogna esiliare all’estero per ottenere una morte dignitosa. Nella nostra legislazione infatti,  l’eutanasia e il suicidio assistito sono punibili secondo alcuni articoli del codice penale. Al momento, l’unica discussione parlamentare in materia è quella sul testo di legge riguardante il testamento biologico, chiamato Dichiarazioni anticipate di trattamento, ovvero l’espressione della volontà -rilasciata in condizioni di lucidità- delle terapie cui la persona intende sottoporsi o meno, nel caso in cui si ritrovasse incapace di esprimere il proprio volere. La discussione è stata nuovamente rimandata al 6 marzo 2017, dopo circa un anno dalla proposta di legge. Il compito dello Stato dovrebbe essere quello di aiutare e assistere i cittadini per la qualità di vita e non costringerli a fuggire altrove per porre fine ad un’interminabile disperazione e a un atroce dolore quotidiano.

Nel nostro paese, al giorno d’oggi, continuare a vivere contro la propria volontà è un obbligo, un obbligo di legge!

Viola Chemi

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