#everychildismychild: così i vip italiani commentano la situazione siriana

Conformismo e buona comunicazione. Cosa aspettarsi dall’intervento dei vip?

«Oltre agli obblighi cui siamo preparati, concernenti la restrizione pulsionale, ci sovrasta il pericolo di una condizione che potremmo definire “la miseria psicologica della massa”. Questo pericolo incombe maggiormente dove il legame sociale è stabilito soprattutto attraverso l’identificazione reciproca dei vari membri. […] La presente condizione di civiltà americana potrebbe offrire una buona opportunità per studiare questo temuto male delle civiltà, ma evito la tentazione di addentrarmi nella critica di tale civiltà; non voglio destare l’impressione che io stesso ami servirmi dei metodi americani.» (Freud, Il disagio della civiltà)

Da qualche tempo, sui social network più in voga del momento divampa un fenomeno che sta catturando l’attenzione di quotidiani e personaggi pubblici, suscitando più critiche che plausi.  A incuriosire il web sembra essere un ashtag; il metodo di comunicazione impiegato dal popolo di internet come aggregatore tematico. Utilizzare il cancelletto per introdurre parole e frasi alla moda sembra essere il nuovo marchio di riconoscimento dei giovani, un rito ormai inerziale.

L’attenzione di questi giorni sta confluendo su un ashatg davvero molto particolare; il noto #everychildismychild. Questo è lo “slogan” arrivato ai vertici della popolarità perché digitato dalle dita di chi popolare lo è già.
Ebbene, sembrerebbe che i vip italiani stiano promuovendo una campagna a suon di ashtag contro la guerra siriana.

Every child is my child ,ogni bambino è il mio bambino, sta a significare proprio questo; è un appello sociale che fa leva sull’innocenza dei bambini. Appartenenza, pace, compassione, sembrano essere questi i messaggi che i very important people vogliono trasmettere.

Con la velocità che solo internet regala sono arrivate le critiche, e con loro si è aperta l’ennesima battaglia da tastiera. Il rimprovero dei quotidiani si è avvalorato di tesi molto semplici, basate su un presupposto principale: i vip non stanno facendo nulla di utile con questa iniziativa.

A questo punto sembrerebbe legittimo analizzare la situazione andando oltre le barriere della superficialità.

Per chiarire questa battaglia mediatica occorre rispolverare qualche nozione di psicologia sociale. In particolare, sembrerebbe necessario portare alla luce le teorie del CONFORMISMO; un fenomeno così radicato all’interno della nostra società da essere definito normale. Che poi, sulla concezione di normalità si potrebbe dibattere in eterno.
Con il termine conformismo ci si riferisce ad un atteggiamento passivo che prevede l’adeguamento a idee o attività socialmente prevalenti.

Le teorie del conformismo, com’è facilmente intuibile, sono immediatamente applicabili alla situazione che coinvolge  lo slogan #everychildismychild.  Per farla breve: i vip, personaggi pubblici con un seguito ed un’influenza non da sottovalutare, lanciano un messaggio che sarà sicuramente ascoltato e perpetuato.

Ora, la loro posizione sociale non giustifica l’astrattezza delle azioni. È certo che donazioni, manifestazioni, volontariato e petizioni, siano mosse più immediate e convincenti quando si tratta di tematiche come la violenza. Nonostante questo e sorvolando sull’ignoranza del popolo del web quando si tratta del reale impegno sociale dei personaggi pubblici, c’è da chiedersi: è veramente inutile una propaganda contro la guerra siriana nata dall’ashatg di personaggi famosi?

Forse non così inutile, forse per niente. Se diamo un’occhiata ad alcuni social network vedremo immediatamente il risultato di questa trovata, un’iniziativa che forse è stata pensata proprio per coinvolgere e snaturare falsi miti.


L’ashtag ha avuto un effetto a catena che va avanti da giorni. Seguendo il principio del conformismo i più giovani hanno iniziato a riprodurre il messaggio. Questo avrà sicuramente portato qualcuno di loro a riflettere sull’atto che stavano compiendo, informandosi sull’argomento. Informandosi su ciò che sta accadendo in Siria.

Inoltre, EVERY CHILD IS MY CHILD è anche un’organizzazione che provvede all’istruzione di bambini del terzo mondo, un’organizzazione che da qualche giorno sta avendo più visibilità.

Forse, in troppi dimenticano il potere della comunicazione. Spesso, dietro ad un messaggio on-line si nasconde l’idea di una propaganda di valore che incita il pubblico a gridare in faccia ai problemi. Il silenzio tanto professato da chi critica articoli ed opinioni su ciò che sta accadendo in Siria è una forma di rispetto che non porterà nessun risultato. Sensibilizzare il popolo del web, parlare dei fatti e raccontarli, sebbene nella maniera più rispettosa possibile, significa dimostrare di voler cambiare le cose.
Ogni forma di buona comunicazione, anche la più piccola, ha un valore inestimabile.

Eleonora Postai

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