False flag e complottismo, o l’insostenibile pesantezza della complessità

False flag e complottismo


Perché gli attentati terroristici sarebbero un’invenzione e perché ci piace tanto il complottismo

Dopo aver affrontato l’annoso tema del terrapiattismo, a quanto pare sono stato eletto a responsabile delle teorie del complotto e non sono ancora certo che sia una bella cosa. In attesa di comprendere questo, ho rivolto la mia attenzione alla varia umanità che non crede alla veridicità degli attentati terroristici che da anni ormai sconvolgono il mondo (e no, non solo il nostro beneamato occidente).

Dai fatti di Charlie Hebdo fino all’ultimo attentato di New York, tutti gli attentati riconducibili all’estremismo islamico non sarebbero mai avvenuti, o quantomeno non nel modo in cui ci è stato raccontato. Ricadrebbero sotto la categoria di “false flag”: operazioni in ambito militare o di Intelligence progettate per apparire opera di altri, con il fine di inventare un nemico e instillare del sano terrore nel corpo sociale.

Il tema in sé merita più rispetto di teorie deliranti come quella della terra piatta, annacquato però nel complottismo più brutale l’interesse si perde nella comicità. I false flag esistono, i complotti esistono ma perché siamo naturalmente portati a buttarla in caciara con sparate assurde e l’unico risultato di lasciarsi sfuggire la complessità della nostra realtà?

Gli attentati terroristici? Una messinscena

“Ma io l’ho visti in televisione”, “Ma mio cugino era a Parigi il giorno dell’attacco al Bataclan” direte voi burattini di un sistema più grande di voi. Non avete assistito a degli attentati ma a spettacoli teatrali gentilmente offerti dai nostri governi; ecco dove finiscono le sovvenzioni statali alla cultura. Fino a questo punto si spinge la creatività di certo complottismo diffusissimo in rete. Il video seguente si riferisce in particolare agli attacchi di Parigi al Bataclan e al Café Voltaire, con più di 709.000 visualizzazioni.

L’attentato alla redazione di Charlie Hebdo del gennaio 2015: 12 morti. Parigi, novembre dello stesso anno: 130 morti. L’aeroporto di Bruxelles: 35 morti. Il camion sulla promenade des Anglais a Nizza: 84 morti. Il mercatino di natale di Berlino: 12 morti. Il concerto di Manchester: 23 morti. Ultimo, l’attentato di New York: 8 morti. Tutto finto. E per mero etnocentrismo non ho nominato la stragrande maggioranza degli altri attentati legati all’estremismo islamico, lontano dai nostri occhi e dal nostro cuore.

bruxelles
Sì, quest’immagine suggerisce quello che sembra: un collegamento tra l’attentato al Bataclan e quello di Bruxelles basato sulla somiglianza tra il logo dell’aeroporto e la striscia di sangue nel locale. Si commenta da sé.

Come si possono confutare quei morti? E non intendo solo moralmente ma praticamente. Manichini ovvio, o attori coperti di ketchup nella migliore delle ipotesi. Grazie ai cosiddetti crisis actor, persone pagate per inscenare gli attentati, si spiegano allo stesso modo i tantissimi feriti e le testimonianze che si rincorrono dopo ogni evento del genere.

crisis actor
A voi sembra la stessa ragazza? Non ci metterei la mano sul fuoco.

La morte si fa spettacolo ad uso dei media mainstream per destabilizzare le masse, dividere e giustificare le guerre che più aggradano i poteri forti, secondo il classico schema Problema-Reazione-Soluzione. Il tutto non è orchestrato da governi, da istituzioni, da nomi e cognomi ma da quegli incorreggibili illuminati che mettono lo zampino in tutto ciò che di marcio c’è a questo mondo; fatta eccezione dei video di Youtube sull’argomento suppongo, che pure piuttosto marci sono. Tanto per gradire, ecco Salvo Mandarà, ex esperto tecnico-video del Movimento 5 Stelle:

A provare queste connessioni con i poteri forti sono complicatissimi riferimenti numerologici nascosti negli attentati, secondo la solita logica per cui questi cattivoni si divertono a spargere indizi in giro. Che mattacchioni.

22
Qui, selezionando attentati terroristici a piacere, viene preso di mira il 22. Per altri invece è significativo il 13, caro ai templari, e per altri ancora il 322 che richiama all’associazione segreta Skull and Bones e a nientepopodimeno che Satana. 

 

numeri
Che bello non avere un cazzo da fare.

I false flag? Non proprio una messinscena

Il punto è che i false flag esistono e non c’è nessun tono ironico stavolta. Esistono e funzionano proprio perché i morti ci sono davvero: il terrore è reale, solo la bandiera è falsa. Noi in Italia dovremmo saperlo bene: la strategia della tensione per quanto ancora oscura nella sua interezza è un fatto: un progetto eversivo volto a favorire una svolta reazionaria nel Paese, con connivenze più o meno esplicite negli apparti statali. La strage di Piazza Fontana del 1969, con la caccia agli anarchici immaginari per nascondere la pista del terrorismo nero, ne è un ottimo esempio. Lo stesso vale per la morte di Giorgiana Masi sempre in Italia o la progettata Operazione Northwoods negli Stati Uniti. La lista sarebbe davvero lunga.

C’è dunque da specificare in primo luogo che manichini e crisis actor con un’operazione false flag in piena regola non c’entrano un bel niente. Tuttavia è giusto chiedersi, essendo successo in passato, se operazioni del genere possano verificarsi anche oggi. La questione è che non è sempre sbagliato pensare a un complotto ma c’è modo e modo; inoltre non fidarsi di niente può essere altrettanto pericoloso, nonché facilmente strumentalizzabile dal potere (ogni riferimento a Trump è voluto ma sarebbe ancora meglio citare i Protocolli dei Savi di Sion).

Non si possono gestire temi di tale delicatezza in modo così approssimativo e confusionario. Non un video di Youtube né probabilmente un singolo articolo possono spiegare dinamiche tanto complesse. Non dico che ci vogliano giornalisti seri, perché figuriamoci se ci si può fidare dei media mainstream, ma quantomeno esperti di geopolitica, di strategia militare, giudici in caso e storici infine. Ultime e proprio non per importanza ci vogliono però anche delle prove, quelle vere.

Mettere in ballo massoni, illuminati e forze oscure varie ha l’unico risultato di deresponsabilizzare la cittadinanza di fronte all’ineluttabilità di un potere ben più grande di tutti noi. Dietro i cosiddetti complotti non c’è alcuna magia, vi sono interessi politici ed economici, ragioni e limiti, che devono essere indagati con oggettività. Pretendo troppo? Forse. Sicuramente è più facile buttarla nel complottismo più becero, che con l’ambizione di capire tutto non capisce niente.

La madre dei complottisti è sempre incinta

E su questo non ci sono dubbi ma il padre allora chi sarebbe? Internet, verrebbe da dire, tuttavia come per tante altre cose si è limitato a portare in superficie dinamiche tutt’altro che native digitali. E’ bello essere un complottista. Il mondo è chiaro e semplice: i cattivi da una parte, le vittime da un’altra e poi loro che la sanno lunga da un’altra parte ancora, a gustarsi l’odore delle proprie scoregge.

Da complottisti si è inoltre immuni a qualsiasi argomentazione contraria alle proprie affermazioni, si gioca direttamente su un piano diverso rispetto a quello dell’abituale dialettica, uno in cui è naturale che non esistano prove oggettive e che di tutto si debba dubitare.

D’altronde un complotto tira l’altro, ovvero sia il complottismo non sta tanto nel credere ad una singola teoria quanto in una visione del mondo onnicomprensiva. Si tratta di un modo per dare un senso a ciò che sembra non avere senso, per dare una giustificazione alla propria sensazione di impotenza. E’ molto più comodo credere che sia tutto una montatura rispetto a spendere il proprio tempo per capire la complessità della realtà e magari provare a intervenire su di essa davvero.

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