Una farfalla può vincere il Giro?

La nuova maglia rosa del Giro è olandese e ha un curriculum particolare

Il suo soprannome è la “Farfalla di Maastricht“. Ma lui non ama questo nomignolo. Preferirebbe qualcosa di più forte, dice in un’intervista. Gli piacciono molto di più i soprannomi di Quintana e Nibali, lo squalo e il condor sono due animali aggressivi che possono intimorire maggiormente i suoi avversari. Eppure la farfalla  rispecchia molto il suo modo di pedalare, elegante, arioso, sempre composto. Il problema è che il soprannome gli calza a pennello anche per quanto riguarda i risultati: vola alto, Dumoulin, e tutti lo apprezzano. Ma nella sua vita non è ancora riuscito a pungere, ad avere un impatto totale. Gli manca il fiuto del sangue del Condor e dello Squalo, gli manca il pungiglione che gli permetterebbe di colpire.

Ma questo pungiglione non ha mai tentato di possederlo. Non si è mai presentato ad una grande corsa a tappe con reali ambizioni di classifica. Nemmeno quando sfiorò la vittoria della Vuelta. E’ questa la prima volta in cui la farfalla prova a trasformarsi in ape, in cui prova ad inventarsi un pungiglione: un esperimento scientifico che va realizzato per compiere un nuovo step nella sua carriera/vita.

Tom Dumoulin, per caratteristiche in corsa, non è un corridore particolare. Si può considerare il classico cronoman che se la cava anche in salita, ma non abbastanza per vincere un grande giro.  La sua storia racconta di fenomenali capacità a cronometro (secondo ai giochi di Rio dietro Cancellara, la vittoria al Tour in cui rifila 1’03” a Chris Froome) e ottime abilità in salita in tappe singole (ne vince una al Tour e una alla Vuelta con arrivi in pendenza). Quello che gli manca, fino ad ora, è stata la continuità nel corso dei 21 giorni di un Grande Giro e, soprattutto, nel caso di tappe che presentino ascese a ripetizione.

L’esplosione di Dumoulin avviene alla Vuelta a España 2015, in cui sfida fino alla penultima tappa Fabio Aru per la maglia amarilla. Una crisi a Cercedilla gli costerà maglia e podio. Ma l’olandese continuerà a crescere: l’annata successiva trova vittorie importanti al Tour e al Giro, diventa devastante a cronometro e abilissimo in tappe singole di montagna. Sul Blockhaus, in una giornata in cui la strategia di Quintana ha annullato qualsiasi tipo di tattica, in cui si lotta “every man for himself” senza cooperazione, Dumoulin dimostra che quando la strada sale la farfalla continua a volare. Il problema resta la durata della sua vita. E il pungiglione, quel dannato pungiglione.

 

Limiti, vantaggi, possibilità

Le possibilità di vincere il Giro per Dumoulin sono risicate. La sua squadra è scarsa. La Sunweb ha perso Kelderman, uno dei suoi migliori gregari in salita. Sarà difficile, a questo punto, affidarsi ai compagni in situazioni difficili. Preidler e Ten Dam potranno essere utili, ma difficilmente basteranno. Dumoulin dovrà lottare anche di testa, oltre che di gambe, cercando alleanze all’interno del gruppo e attuando strategie che gli permettano di non subire troppo l’assenza di un team vincente.

Sicuramente è cresciuto ancora rispetto all’anno scorso: ha perso peso, ha lavorato per migliorare in salita, mantenendosi un fenomeno a cronometro come ha recentemente dimostrato. Resta più pesante dei suoi colleghi e quindi dovrebbe patire maggiormente salite lunghe e ripetute. Probabilmente, in un Giro con minore star power, le sue chances di vittoria sarebbero maggiori. Ma il Condor colombiano incombe sulla Corsa Rosa. Quintana, il miglior rampeur al mondo, trova il suo habitat naturale sulle ripidissime salite italiane. A Dumoulin non dovrebbe bastare nemmeno la crono finale per colmare il gap, una Monza-Milano di 28 chilometri che rimane l’asso nella manica dell’olandese. Quintana lo sa e farà di tutto per allungare il più possibile nelle tappe e salite precedenti.

Se il pungiglione sperimentale non funzionerà del tutto, la farfalla potrebbe comunque riuscire ad elevarsi fino agli altri due gradini del podio. Dovrà sapersi gestire, come ha saputo fare perfettamente sul Blockhaus. Il rischio è sempre quello: andare fuori giri e, come accaduto alla Vuelta, suicidarsi.

Non morire prima di colpire: questo è il diktat dell’olandese. Una farfalla lottatrice che sfida animali nati per combattere.

Alfredo Montalto

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