Cosa aspettarsi dalla terza stagione di Fargo

 

Gli ingredienti vincenti di una serie tv da applausi: donne risolute, humor e violenza a palate. Signore e signori, Fargo.

L’attesa sta per finire, mancano due settimane all’inizio della nuova stagione di Fargo, serie antologica tratta da una storia dei fratelli Coen. Con un Ewan McGregor in un ruolo “doppio”.

Fargo
Introduzione di ogni episodio, specifica che le storie prendono spunto da fatti realmente accaduti

Siamo nel Minnesota, anno 2010. La cittadina di Eden Valley è il parco giochi personale del “re dei parcheggi” Emmit Stussy, interpretato da Ewan McGregor. A macchiare un vero e proprio sogno americano ci pensa Ray Stussy (sempre Ewan McGregor), grasso poliziotto di custodia alle prese con la calvizie e il risentimento feroce nei confronti del fratello maggiore.

A contrastare la violenza innescata dal confronto tra i due ci sarà il capo della polizia Gloria Burgle, interpretato da Carrie Coon (The Leftlovers). Basterà il braccio della legge a fermare il sangue? 

Umorismo nero

Segnata da un profondo senso di incontrollabile violenza, la serie affronta il mondo della criminalità con toni decisamente umoristici, relegando i numerosi delitti alla sfera dell’imponderabile, in un mondo così assurdo da declassare il male ad uno dei tanti, illogici aspetti della vita quotidiana.

È allora più chiara, ai nostri occhi di spettatore, la scelta di rappresentare i fratelli Stussy in modo sì diverso tra loro ma, allo tesso tempo, così grottescamente simile. Personaggi talmente buffi (soprattutto Ray) da chiedersi se davvero la violenza non abbia l’aspetto del classico cittadino qualunque, magari proprio stempiato e con la passione per i fast food.

I protagonisti

A dare anima e corpo ai due è Ewan McGregor, che porta così il “doppio” dal cinema Hollywoodiano al mondo della serialità. Accantonati i panni di Mark Renton in T2 Trainspotting, l’attore di Crieff è alle prese con uno “sdoppiamento” che potrebbe definitivamente collocarlo nell’olimpo dei grandi divi. Una possibilità, questa, per lasciare una traccia indelebile nel mondo delle serie tv, ormai veicolo principale per la diffusione di contenuti audiovisivi qualitativamente alti.

A spartirsi la scena con McGregor c’è quindi Carrie Coon, attrice emergente e al primo, grande ruolo da protagonista, quello di una madre appena divorziata e alle prese con una realtà dominata dall’insensatezza.

Il lato rosa della lotta al crimine

Ritroviamo subito una protagonista femminile in questa terza stagione di Fargo, proseguendo così con una scelta inusuale per il genere Crime; quella di mettere donne dal carattere indomabile al centro delle vicende impregnate di sangue e criminalità organizzata.

I fratelli Coen e Noah Hawley (ideatore della serie) hanno così deciso di lasciar perdere sheriffi baffuti e dal sangue freddo stile Ispettore Callaghan e associare la figura della pistola al volto di donna. Perché che si trattasse dell’agente Molly Solverson (prima stagione) o della diabolica Peggy Blumquist (Kirsten Dunst, seconda stagione) il comando era nelle mani ferme e sgraziate di queste combattenti.

Personaggi femminili che dalle difficoltà (rispettivamente un caso da risolvere e un omicidio da nascondere) sono emersi per sopravvivere ad un mondo follemente cruento. Lo hanno fatto con le unghie e con i denti. E con Clibro 9 e fucili, certamente anche quelli.

Il 19 aprile (data di uscita negli States) ritroveremo quindi le “donne di ferro” e quell’insensata violenza tanto cara ai fratelli Coen, che è centrale tanto nella serie quanto lo fu nell’omonimo film del 1996. Perché Fargo è stato innanzitutto un film, trasformato in prodotto televisivo per stare al passo coi tempi e continuare a proporre, con nuovi mezzi, una certa idea di mondo. Dopotutto, queste non sono altro che le infinite possibilità dell’audiovisivo. Un concetto ancora poco chiaro dalle nostre parti.

Alberto Mancuso

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