Donna che indossa l'hijab (velo).

Quando il femminismo indossa il velo

I movimenti femministi che non conosciamo: Medio Oriente e Africa Settentrionale

Se penso al femminismo qual è la prima immagine che mi salta alla mente? Una manifestazione, un corteo. Un corteo in cui a fischiare e urlare siano prevalentemente donne bianche. Alcune con il seno scoperto. Altre con cartelli. Magari il tutto in qualche piazza di una capitale europea. O magari in qualche metropoli americana. New York, per esempio.

Le immaginerei con il velo?

In Medio Oriente e nel Nord Africa, area in cui i paesi sono a maggioranza islamica, esistono diverse forme di femminismo. Eppure l’idea europea di donna islamica è lo stereotipo della donna sottomessa, completamente dipendente dalla componente maschile della famiglia e difficilmente in grado di emanciparsi. Tutt’altro.

Area del MENA: Medio Oriente e Nord Africa, paesi in cui la popolazione è a maggioranza musulmana
Area del MENA: Medio Oriente e Nord Africa, paesi in cui la popolazione è a maggioranza musulmana

L’Unione Femminista Egiziana

Alcuni movimenti femministi in quest’area geografica sono addirittura nati prima di molti movimenti europei. Come per esempio l’Unione Femminista Egiziana (UFE). Fu fondata nel 1923 da Hoda Sha’rawi, una donna egiziana che era vissuta, sin dall’infanzia, all’interno di un harem. Fu fatta sposare a 13 anni contro la sua volontà. Aveva dunque conosciuto l’oppressione del mondo maschile e della società, che non permetteva alle donne di compiere scelte libere e di realizzarsi professionalmente. L’UFE aveva infatti come scopo quello di difendere i diritti delle donne, in particolare la possibilità di accedere ad un’istruzione universitaria e alla funzione pubblica.

Femminismo islamico

In verità all’interno del MENA (Middle East and North Africa) esistono molte forme di movimenti femministi, tanto che si possono rilevare delle diverse correnti. Spesso in contrapposizione tra loro.

Principalmente si distinguono tre filoni più importanti: il femminismo islamico, l’attivismo islamista femminile e il femminismo laico. Il femminismo islamico è basato su una diversa interpretazione del Corano e su una lettura critica della Sunna. L’idea che portano avanti è che l’islam sostiene l’uguaglianza tra uomo e donna e che la donna abbia un ruolo fondamentale all’interno della società e della famiglia. Ciò contro cui combattono è l’insieme di regole e istituzioni creato da una interpretazione misogina delle Scritture. Rivendicano pertanto una riforma su questo piano.

Attivismo islamista femminile

L’attivismo islamista femminile auspica un’emancipazione femminile basata sul panorama culturale nel quale vivono. Ovvero sostengono che nella società islamica vi siano i presupposti per un maggiore ruolo delle donne. Ma pur sempre un ruolo da madri e da mogli. Un’importanza che si rileva all’interno della famiglia. Dunque, per questa corrente, la partecipazione politica, la professione, l’istruzione e la funzione pubblica passano tutte in secondo piano. Inoltre sono convinte di una diversa visione dell’hijab (il velo): non deve essere uno stereotipo di sottomissione. Piuttosto, per loro, deve rappresentare un emblema che le identifichi, un motivo di orgoglio.

Femminismo laico

Infine il femminismo laico è quello che non trova una conciliazione tra ciò che dovrebbe essere l’emancipazione della donna e quelli che sono i principi e gli obblighi religiosi. È infatti la corrente che vede in modo negativo l’hijab: sono convinte che il velo, nonostante per molti sia simbolo di emancipazione, rappresenti pur sempre un retaggio della millenaria sottomissione della donna ad una società imperniata su valori religiosi e sociali che non la valorizzano.

La differenziazione all’interno di questi movimenti femministi si percepisce. E purtroppo non aiuta: dati gli obiettivi simili, una collaborazione porterebbe a dei risultati importanti. Un esempio è la riforma approvata nel 2004 del Mudawwana al‑’usra, il codice marocchino sul diritto di famiglia. Anche grazie alla spinta di movimenti femministi, la revisione del codice ha visto l’abolizione della famiglia patriarcale e un miglioramento dei diritti delle donne.  

Quello di questi paesi è il femminismo che indossa (quasi sempre) il velo. Rappresenta la voce delle donne che culturalmente e religiosamente sono considerate inferiori agli uomini. Ed è una voce forte, che, se pur confusa in un groviglio di correnti, si fa sentire. E merita di essere considerato femminismo, al pari di quello occidentale.

Samuele Nardi

 

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