Femminismo: le donne ai danni delle donne.

Alla ricerca della semplicità.

Dottrina, moto, ideologia, sono solo tre degli svariati termini che definiscono il femminismo. Una bella parola, lunga come la sua storia travagliata e forte come l’ideale che chiarifica.
Secondo il vocabolario italiano (la Repubblica), il femminismo è un movimento di rivendicazione dei diritti economici, civili e politici delle donne; in senso più generale, insieme delle teorie che criticano la condizione tradizionale della donna e propongono nuove relazioni tra i generi nella sfera privata e una diversa collocazione sociale in quella pubblica.

Sebbene c’è chi considera il femminismo un pensiero, una filosofia di vita più che un precetto o una convenzione con tanto di “libretto di istruzioni per l’uso”, sarebbe deleterio ignorare l’impatto sociale e giuridico che questo movimento sta avendo, concretamente, nel Mondo.

A schierarsi a favore di questa causa ci sono sempre più donne, le quali cooperano attivamente ed energicamente da generazioni. Il primo traguardo importante italiano avviene nel 1928 con la cancellazione totale del diritto di voto (maschile e femminile). Nel 1945 fu sancito il suffragio universale. Moltissime quindi sono state le battaglie per la liberazione di queste minoranze, con la sola colpa di essere nate con un sesso diverso da quello dominante.  A questo proposito è giusto celebrare alcuni tra i tanti personaggi che si sono fatti largo nella scoscesa strada femminista.

Nellie Bly, giornalista statunitense. Una delle prime giornaliste investigative, ha creato il giornalismo sotto copertura. (Bettmann/Corbis)

Aphra Behn, scrittrice britannica. È stata la prima donna inglese a guadagnarsi da vivere grazie alla sua scrittura. (Oxford University)

Angelina Jolie, attrice statunitense. Porta avanti un’attività di sostegno delle vittime di violenza sessuale nelle zone di guerra. (Aziz/Unhcr)

Malala Yousafzai, attivista pakistana. Ha lottato per il diritto all’istruzione delle ragazze ed è diventata la più giovane vincitrice del    Premio Nobel per la pace. (Cornelius Poppe/EPA)

 

Ritratto della giornalista  Nellie Bly

 

Oggi non si può che chiamare a gran voce il femminismo, lo si pretende. Ed è giusto così.
Ma cosa si nasconde dietro a questo movimento? Cosa viene erroneamente e deliberatamente evitato quando le femministe entrano in campo con tanto di cartelloni a seguito?

Non c’è alcun dubbio, la discriminazione è l’acerrimo nemico della marcia delle donne, un antagonista che affonda le sue radici nella storia dell’umanità. Ebbene, nonostante la discriminazione sia senza dubbio un male da estirpare, sembrano esserci altre forze che bramano contro il genere femminile, forze che, a gran sorpresa, nascono dalle donne stesse.

Negli ultimi anni, alcune posizioni femministe sembrano essere diventate delle “crociate in tacco a spillo”, contro gli uomini in particolare. Parlando di fatti: a Luglio 2016 Radio RTL 102.5, con il patrocinio della Camera dei Deputati della Boldrini, ha mandando in onda una campagna promossa dalla sigla #Èoradichiederescusa. Nei video appaiono personaggi pubblici, rigorosamente maschi, che si scusano pubblicamente a nome di tutti gli uomini. Una richiesta di perdono platonica, certo, ma non per questo giustificata. Cosa hanno fatto esattamente questi uomini?

Una notizia sconvolgente arriva il 19 Ottobre 2016 dalla manifestazione #NiUnaMenos a Santiago del Cile. Tra i partecipanti ha suscitato scalpore la presenza di un uomo senza maglietta che portava un cartello su cui aveva scritto: “Sono seminudo, circondato dal sesso opposto… e mi sento protetto, non intimidito. Voglio lo stesso per loro”. Sorprendentemente, questo gesto è stato oggetto di accuse. Alcune femministe hanno affermato: “quest’uomo ha messo la figura della donna sotto una luce sbagliata, non siamo oggetti da proteggere”. Un’altra sentenza sputata senza onore da chi trasforma il femminismo in pregiudizio.

I problemi delle donne non sono gli uomini, non tutti, non quelli che rispettano il sesso opposto. Oggi, in Italia, contiamo 200mila ragazze vittime di anoressia e diversi casi di autolesionismo che nascono per via di insicurezza e depressione. Il femminismo deve intervenire tempestivamente.

Spesso, le donne si costruiscono da sole la gabbia in cui vivono. Invidia, competizione con lo stesso sesso, ossessione per il peso e per il make-up perfetto. Foto osé sui social che, come semi, vengono sparse per far crescere like e cogliere approvazioni. Quante ragazze ridicolizzano l’amica trasandata o quella atea dal culto della ceretta?

Il fatto è che il femminismo vuole libertà di espressione. Non occorre pettinarsi per inerzia e truccarsi svogliatamente solo per non apparire diverse. Anzi, solo perché è stato stabilito uno standard, a volte troppo alto. Sono le donne che continuano a dare agli uomini altissime aspettative. Purtroppo sono sempre le donne a ricorrere alla chirurgia plastica, alla liposuzione e a spendere interi stipendi in creme anti rughe. Devono essere ammirate le donne che impiegano ore a farsi belle per se stesse, non quelle che si sentono in dovere di farlo per non deludere gli altri.

Il femminismo sta combattendo la battaglia contro la discriminazione e lo sta facendo al meglio. Un giorno, ogni donna vincerà in premio la semplicità.

Eleonora Postai

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