Fenerbahce sul tetto d’Europa

Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince.

Gary Lineker

 

Il Fenerbahce ha vinto per la prima volta nella sua storia l’Eurolega, prima squadra turca a farlo. La finale si disputa ad Istanbul contro il temibile Olympiakos, dopo la vittoria in semifinale contro il Real Madrid. E’ passato un anno esatto dalla finale di Berlino della scorsa Eurolega, l’overtime acciuffato e poi perso contro i campioni del CSKA Mosca.

Quella sconfitta terribile ha suscitato nella fantasia di tifosi ed addetti ai lavori un’immagine iconica: dopo la partita, nello spogliatoio, gli Uomini del Fener hanno stretto un accordo per rimanere tutti e tornare a riprendersi quello che gli era stato strappato dalle mani pochi minuti prima. Perché solo tutti insieme sarebbero riusciti a compiere l’impresa.

Gli highlights della finale

Non chiamateli Cenerentola

Il Fenerbahce dal 2006 è ai vertici della pallacanestro turca grazie ad una proprietà ricca e solida, uno sponsor che da quell’anno fino al 2015 ha garantito grandi introiti e una grande dirigenza.

Il Punto di partenza infatti è proprio la dirigenza, che costruisce la squadra per vincere il titolo dal primo anno e si assicura nel tempo grandi firme come quella di Thabo Sefolosha (allora ad Okc) durante il lockout NBA del 2011, Bojan Bogdanović attuale ala piccola nei Washington Wizards ma anche altri grandi giocatori e allenatori, come è stato per coach Simone Pianigiani, ingaggiato nell’estate 2012 ma poi lasciato partire sei mesi più tardi.

Viene poi ingaggiato nel 2014 con il ruolo di General Manager Maurizio Gerardini, con un curriculum che parte da quattro scudetti e due Euro Cup con la Benetton Treviso e passa attraverso la vice presidenza dei Toronto Raptors, e un passaggio come senior advisor agli Ocklahoma City Thunder.

A subentrare all’allenatore italiano ci ha pensato niente di meno che Željko Obradović, uno degli allenatori europei più vincenti della storia.

Educazione Jugoslava

Obradović è probabilmente uno dei migliori conoscitori dell’Eurolega, avendola vinta per 8 volte al suo arrivo ad Istanbul: una volta con Partizan Belgrado, Joventut Badalona e Real Madrid, cinque volte in undici anni al Panathinaikos. Il personaggio è fedele agli stereotipi sugli abitanti della Serbia: un generale di ferro, durissimo e costantemente arrabbiato.

Arrabbiato così.

 

La scelta dell’allenatore rende chiare l’intenzione della società turca di arrivare il prima possibile sul tetto dell’Europa. Il percorso è lento ma costante: nel primo anno manca l’accesso ai playoff europei e ma vince il campionato, nel 2015 perde in semifinale con il Real Madrid, nel 2016 la finale di Berlino.

Sono passati quattro anni, in quattro anni sono cambiati molti giocatori, Obradović ha la sua squadra adesso.

All-Stars Team

La società nel tempo spende molto ma spende bene e può vantare oggi uno dei migliori roster Europei per lunghezza e qualità della panchina. Il quintetto base è composto da Vesely, Udoh, Dixon, Sloukas e Nunnally. La panchina conta elementi pregiatissimi come Bogdan Bogdanovic, Nikola Kalinic, Pero Antic e Gigi Datome. Questo è davvero un dream team per la qualità del basket europeo, difficilmente si è vista una squadra con così tanti grandi giocatori nello stesso momento (cinque giocatori giungono direttamente dall’NBA).

Negli ultimi giorni, dopo la vittoria in Eurolega si vocifera dell’arrivo di Niccolò Melli alla corte di Obradović, l’ennesimo grande talento alla corte del Serbo.

Scommesse di squadra

La morale della favola

Scontato è sottolinare quanto non servano a niente i soldi quando vi è mancanza di organizzazione o alchimia. Questa società sta dimostrando all’Europa cestistica come si fa a costruire una squadra vincente: attraverso un roster talentuoso, certamente, ma anche grazie ad un allenatore vincente, ad una dirigenza competente e soprattutto ad una proprietà solida.

Il Fenerbahce è campione d’Europa per la prima volta nella sua storia, ha vinto 18 delle 30 partite di stagione regolare, ha eliminato grazie a due vittorie fuori casa il Panatinaikos, surclassaso il Real Madrid in semifinale e vinto proprio con l’Olympiakos una finale dominata sul piano della tecnica e dell’intensità dal primo minuto.

Non era considerato favorito, ma nessuno si è stupito nel vedere Željko Obradović sollevare quel trofeo che potrebbe tranquillamente prendere il suo nome da un anno all’altro.

Obradović solleva la Coppa Obradović

 

Alessandro Billi

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