François Fillon, candidato del centrodestra alle presidenziali francesi

François Fillon, Marine Le Pen: stesso disprezzo per la legge

Una candidatura sempre più compromessa

A circa 40 giorni dal primo turno, si aggravano ulteriormente i guai giudiziari di François Fillon. Il candidato del centrodestra è ufficialmente indagato per la questione degli impieghi fittizi a moglie e figli. Ma non è l’unico candidato ad avere procedimenti giudiziari a carico.

Nicolas Sarkozy, François Fillon e Alain Juppé
Nicolas Sarkozy, François Fillon e Alain Juppé, avversari alle primarie del centrodestra.

Il cinismo come norma di comportamento

Quando facciamo del cinismo una norma di comportamento, è importante attenervisi con costanza. François Fillon ne diventa la dimostrazione giorno dopo giorno. Interrogato l’altro ieri sui lussuosi abiti che gli sono stati gentilmente donati da un amico, ha risposto: “E allora?”. Fillon è stato messo sotto accusa ieri, martedì 14 marzo, per appropriazione indebita di fondi pubblici e favoreggiamento di abuso di beni pubblici. La nuova accusa è stata operata dai giudici che indagano sugli impieghi fittizi (o presunti tali) di sua moglie e dei suoi figli. In merito alla questione, il candidato dei Repubblicani ha fatto diffondere dal suo staff elettorale un unico messaggio: “è un non-avvenimento“.

Questione morale, personale, pubblica

Sembra un sogno ad occhi aperti! La messa in stato di accusa di un candidato in piena campagna elettorale è, al contrario, un avvenimento tanto inedito quanto scioccante. Da quando il Capo di Stato viene eletto a suffragio universale, tutte le tornate elettorali si sono caratterizzate per questioni più o meno fondate. Ma mai era successo che la giustizia ritenesse un dossier d’indagine sufficientemente rilevante per perseguire un candidato a 40 giorni dal primo turno. In questo caso, ciò che ha a che fare con la giustizia è anche questione morale, personale e pubblica. Perché François Fillon è lo stesso uomo che, 6 mesi fa, si vantava della sua “irreprensibile integrità“. Ed è lo stesso uomo che indirizzava ai suoi avversari alle primarie della destra, Nicolas Sarkozy e Alain Juppé, questa frase omicida che oggi gli ritorna come un boomerang: “Immaginate  per un momento se il generale De Gaulle fosse messo in stato d’accusa?”. Ed è lo stesso, infine, che assicurava il 26 gennaio che solo una messa in stato d’accusa lo avrebbe potuto indurre a rinunciare alla candidatura. 

L’ipocrisia dei leader

É vero che, quanto all’ipocrisia, il candidato repubblicano trova una valida rivale nella presidentessa del Front National. Marine Le Pen non ha parole abbastanza roboanti per stigmatizzare il “sistema”, denunciare le “élites” che si prendono gioco del “popolo” ed intonare la vecchia cantilena poujadista del “tutti corrotti!”. Anche lei ha a che fare con la giustizia: due dei suoi più stretti collaboratori sono stati messi sotto accusa per degli impieghi fittizi al Parlamento europeo. Diversi dei suoi collaboratori sono inoltre indagati nell’ambito dell’inchiesta aperta sui finanziamenti irregolari di tutte le campagne del Front National dopo il 2012. Infine, lei stessa è coinvolta in una procedura per alcune incongruenze fiscali. Solo il rifiuto di comparire alla convocazione dei giudici (giustificata dalla sua immunità in quanto parlamentare europea) le permette di non essere indagata.  

Marine Le Pen
Marine Le Pen, avversaria di François Fillon alle Presidenziali francesi del 23 aprile 2017.

Una campagna avvelenata

Ecco dunque che due dei principali candidati alle presidenziali sono indagati per questioni non irrilevanti. L’uno per sospetti di arricchimento personale, l’altra per molteplici problemi con la legge. Ecco che due possibili futuri presidenti della Repubblica -e dunque guardiani delle istituzioni e presidenti del Consiglio superiore della magistratura- invocano senza vergogna il verdetto degli elettori per meglio evitare il giudizio dei magistrati. Ecco qui una campagna irrimediabilmente avvelenata e un dibattito presidenziale calpestato da queste questioni. Ecco infine, com’è inevitabile,  rafforzati la sfiducia dei francesi nei confronti della “cosa pubblica” e il loro rifiuto, se non disgusto, per la classe politica. Di questo, in ogni caso, François Fillon e Marine Le Pen sono fin da ora colpevoli

Traduzione e adattamento a cura di Luca Mercanzin.

Articolo originale: http://www.lemonde.fr/idees/article/2017/03/15/fillon-le-pen-meme-mepris-de-la-loi_5094765_3232.html

Rispondi