van basten

Il fuorigioco non esiste – La storia di Marco

Le parole di Marco Van Basten, recentemente insignito del ruolo di “innovatore tecnologico” hanno scosso il mondo del calcio. Potrebbe realmente esistere un futuro senza fuorigioco?

Fuorigioco

Rintocca la campana; è ora della messa. Marco si trova davanti alla porta e, per tacito consenso, l’azione continua. Il goal è quell’attimo di momentanea gloria che conduce i ragazzi verso i soliti canti della domenica mattina. Gli animi si spengono alla vista del piano suonato dal signor Arrigo: l’atmosfera si fa seria. In ultima fila, lontano dalla normalità, siede Marco, che gelosamente nasconde un pallone di cuoio tra le panche. Marco è un ragazzo longilineo, con gli occhi scuri leggermente incavati e un’innata classe nel suo approcciarsi allo spazio circostante. Poco prima che cominci la messa, il signor Arrigo si siede accanto al ragazzo. L’uomo scruta con un ghigno soddisfatto il ragazzo, per poi tuonare con un sibilo di voce: “Lo sai che era fuorigioco, vero?”. Lo sguardo profondo di Marco s’infrange sulle lenti nere del pianista. “Tu segni sempre in fuorigioco. Peccato, perché con quei piedi potresti segnare anche dalla linea di fondo…”. La messa è terminata, ma nella testa di Marco suonano metricamente stonate le parole di Arrigo: “Cos’è il fuorigioco?”.

 

Il fuorigioco non esiste

Marco Van Basten

Nell’oratorio, lontano dalle strette costrizioni della Chiesa, non esiste il fuorigioco. Marco segna e lo fa con le scarpe senza i lacci; lo farebbe anche con i mocassini senza stupire nessuno, perché il cigno è elegante anche senza tacchetti. È domenica, il giorno della partita a due passi dal campanile, ma lontani da ogni forma di convenzione clericale. Arrigo lustra le sue nuove scarpe e guarda nuovamente negli occhi il suo pupillo, intento a danzare con la palla durante il riscaldamento. La squadra vincerà, come sempre, trascinata dai goal di Marco: è 4-0. Al rientro negli spogliatoi, gli occhiali neri di Arrigo impattano nuovamente sul cigno.

“Continui a segnare in fuorigioco. Un attaccante sa come evitare il fuorigioco, conosce i movimenti e danza con la linea. Sai Marco, tu sei l’insieme delle più belle note musicali, disposte alla rinfusa su un pentagramma senza righi… Hai l’eleganza di un regista e il fisico esile di un’ala. Eppure segni, continui a segnare, qual è il tuo ruolo?”

“Mister, continuo a segnare. Non conosco nessuna preghiera, sono la cosa più lontana dalle regole di questa Chiesa; eppure continuo a segnare…” – Prima che il ragazzo riesca a concludere il pensiero, Arrigo con la solita fermezza emette la propria sentenza: “Sei un cigno. È vero: non riuscirai mai a capire in fondo questo gioco, ma cambierai questo gioco con il pallone tra i piedi o con i piedi paralleli all’altare, quando tutti parleranno di te. Il tuo è il ruolo del cigno, sei tangente a questo mondo, ma in fondo, forse, non lo capirai mai”.

 

Stefano Uccheddu

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