G7 di Taormina: molto rumore per nulla (o quasi)

Tutti uniti contro il terrorismo ma accordi al ribasso su commercio e migranti, mentre sul clima è scontro

L’annuale incontro tra i leader delle maggiori economie mondiali tradizionalmente non riserva grandi sorprese, oltre dichiarazioni di principio più o meno generiche. Gli interessi in comune sono tali che nella maggior parte dei casi non serve molta fantasia per prevederne gli esiti ancor prima che inizi. Quest’anno a Taormina è stato tutto diverso e per un motivo in particolare: Trump, ovviamente. Se l’idea del popolo americano era quella di liberare una mina vagante nell’oliata routine delle relazioni internazionali hanno scelto certamente l’uomo giusto. Si è guadagnato senz’altro in imprevidibilità ma dare un giudizio positivo sulle conseguenze di questa eterodossia è un altro discorso. Tuttavia se c’è da individuare un sostanziale “vincitore” del G7 appena trascorso, questo è sicuramente The Donald.

Più che G7 è stato definito da molti commentatori un G6+1, in cui è emersa tutta la distanza tra le posizioni di Trump e quelle degli altri grandi della Terra. “Il G7 più difficile degli ultimi anni” lo ha definito non a caso Donald Tusk. In effetti nonostante l’entusiasmo di Gentiloni, con l’eccezione del tema terrorismo, ha prevalso il compromesso sulla concordia. A conferma di ciò, sia Trump che Merkel hanno deciso di annullare la conferenza stampa finale per evitare ulteriori polemiche e limitare i danni di fronte ad alcune evidenti divergenze. Nemmeno la bellezza di Taormina, trasformata per l’occasione in una fortezza inespugnabile, può nascondere i modesti risultati del vertice. 

Trump g7
Donald Trump, l’unico vero trionfatore del G7 di Taormina. In secondo piano Trudeau, Merkel, Gentiloni e Macron. Fonte: Business Insider

Terrorismo

Il primo giorno del summit è stato dedicato alla parte “facile” della discussione: la lotta contro il terrorismo. Facile non la sua soluzione ma facile mettere tutti d’accordo, soprattutto con la strage di Manchester ancora negli occhi e nel cuore. Oltre alla vicinanza espressa nei confronti della Gran Bretagna è stata confermata la volontà comune di collaborare per evitare nuovi attacchi. In particolare si è sottolineato l’impegno ad agire sui grandi internet provider per bloccare la diffusione della propaganda jihadista nel web. Sostanziale unione di intenti anche nei confronti di Siria, Libia e Corea del Nord. Per quel che riguarda la Russia invece, esclusa dal meeting delle potenze mondiali dallo scoppio della crisi Ucraina nel 2014, non sono state escluse ulteriori sanzioni. 

Migranti

La gestione della crisi dei migranti era uno dei temi che più stava a cuore alla presidenza italiana. Non è evidentemente casuale la scelta come location del G7 della Sicilia, che ogni giorno vede migliaia di esseri umani sbarcare sulle proprie coste e altrettanti morirne in mare. La bozza di accordo preparata dall’Italia poneva l’enfasi sui diritti dei rifugiati e sui contributi positivi dell’immigrazione ma evidentemente non aveva fatto i conti con le nuove posizioni americane. Il risultato è una via di mezzo che rischia di affermare principi tra loro contraddittori. Da una parte si afferma la necessità di tutelare i profughi, dall’altra il diritto degli Stati di difendere i propri confini e condurre “politiche sull’immigrazione nel proprio interesse nazionale”. Difficile concepire qualcosa di più ambiguo insomma. Se non bastasse questa evidente concessione a Trump, il progetto di una politica comune di gestione delle richieste d’asilo resta tale.

Commercio

Se sulla libera circolazione degli esseri umani ci sono molti dubbi, su quella di merci e denaro c’è decisamente più apertura ed era meno scontato del solito. Stavolta non soltanto grazie a Trump, che alla vigilia del vertice aveva definito i tedeschi per via del loro surplus commerciale “cattivi, molto cattivi”, tanto per iniziare sotto i migliori auspici.  Al tavolo delle trattative c’era infatti anche la Gran Bretagna in pieno Brexit, che ha fatto del protezionismo economico uno dei suoi cavalli di battaglia. Eppure nel comunicato finale viene ribadito il sostegno al libero mercato in quanto promotore di crescita e occupazione e soprattutto il rifiuto del nazionalismo economico. Uno dei pochi successi del G7 di Taormina (soprattutto della Merkel), controbilanciato dalla contrarietà alle cosiddette pratiche commerciali scorrette, in cui ogni riferimento a Germania e Cina sembra non essere puramente casuale. 

Clima

Il vero scontro si è consumato sulla questione del riscaldamento globale. “Una discussione molto insoddisfacente” ha sintetizzato Angela Merkel senza girarci troppo intorno e che ha portato a un nulla di fatto. Resta sola conferma dell’impegno di Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna e Italia a rispettare l’accordo sul clima siglato a Parigi nel 2015 e ridurre le emissioni di Co2. Per quanto riguarda gli Stati Uniti invece, Trump ha comunicato su twitter di volersi prendere una settimana di tempo per decidere se uscire dall’Accordo di Parigi previsto dal suo predecessore Obama. Ciononostante è già noto a tutti ciò che Trump pensa del riscaldamento globale ed è lecito pensare che il G7 di Taormina e perfino Papa Francesco in persona non siano stati sufficienti a fargli cambiare idea. 

Emanuele Monterotti

 

 

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