Gara 4 NBA Finals: Volli, sempre volli, fortissimamente volli

Quella di stanotte non è stata altro che l’ennesima manifestazione fisica dell’Epica che impregna ogni poro della più grande lega sportiva del mondo. Siamo abituati a considerare questa come un elemento sempiterno in libri e film, comunque ambienti in cui la finzione ci aiuta ad accettare la sua presenza come un’incontrovertibile necessità narrativa. L’eroe che nel momento decisivo, spalle al muro, sovverte ogni pronostico e riesce a risolvere la situazione tragica in cui si trova. Il problema è quando senza soluzione di continuità l’Epica prende in mano le redini della storyline dell’NBA, in ogni momento in cui (se fosse un film) ci si aspetterebbe proprio un suo intervento.

Gara 4 sarebbe potuto essere un drammatico sweep ai danni di uno dei più grandi giocatori di sempre. Le soluzioni tentate dalla sua squadra in tre gare continuavano a non sortire gli effetti sperati, la rassegnazione di James nelle dichiarazioni post gara 3, il dominio silenzioso e relativamente agevole di Durant e soci sembrava davvero incontrovertibile. Ecco il film, la finzione che esalta il protagonista messo alle corde, il fascino di questo universo a parte che sono le Finals.

Watch out, ref!

Il leone è ferito, temi il leone

Cleveland ribalta i pronostici e domina gara 4, la porta a casa e si prepara a tentare il colpo letale alla Oracle Arena. Perché Golden State ha un 35 in più dalle scorse finals, ma il resto del team probabilmente sul 3-2 potrebbe iniziare ad avere gli incubi.

E’ incredibile osservare come i Cavs abbiano vinto questa gara, perché non c’è niente di trascendentale negli adjustments effettuati. Cleveland ha giocato come sa fare, ovviamente al massimo delle proprie possibilità, come ha fatto anche Golden State.

Cercare qualche elemento è d’obbligo, perché non possiamo appigliarci all’àncora narrativa del desperation game, c’è molto di più ed è forse l’elemento che ci allontana da un’altrimenti facilissima previsione di sconfitta già alla prossima partita.

Golden State è conosciuta per il suo proverbiale “quarto d’ora granata”: un forcing nel secondo o nel terzo quarto che sbrana violentemente ogni partita, con una grande difesa aggressiva e una produzione offensiva surreale. Cleveland questo l’ha provato sulla propria pelle in ognuna delle sfide negli ultimi tre anni e prova a mettere margine immediatamente per poter in qualche modo tamponare la scarica che prima o poi arriverà. In un amen i Cavs si ritrovano sopra di 16 punti (27-11) e dettano la linea per un primo quarto straordinario nel quale faranno la differenza una rinnovata intensità a livello difensivo e le cifre da capogiro scritte da fuori l’arco (7/12 = 58.3%).

Cleveland sembra tornata ai fasti della scorsa stagione: Kyrie Irving corona una prestazione da 40 punti, Tristan Thompson torna ad essere decisivo sotto il ferro con 10 rimbalzi, 5 punti e 5 assist e il resto della squadra da JR Smith a Richard Jefferson viene coinvolto maggiormente e sembra finalmente essere entrato in ritmo.

Dall’altra parte, eccetto la solita grande prestazione di Kevin Durant (35 pts 4 ast 4 reb), sono assolutamente da rimarcare come elementi decisivi al fine di questa sconfitta le basse percentuali al tiro da tre da parte degli splash brothers (Curry 2/9 e Thompson 4/10) e una sottile ma percettibile carenza di attenzioni difensive durante l’arco di tutta la partita.

wait, what?!

Don’t mess with the Hero

In rete i complotti si sprecano, si parla di ricavi mancati e di una volontà da parte dei Warriors di vincere l’anello fra le mura amiche. Sarebbe potuto anche accadere; i giocatori non sono degli appassionati, sono dei professionisti in grado di spendere una certa percentuale di energie durante una partita e sarebbero perfettamente in grado di riconoscere e non produrre il quantitativo di gioco richiesto per vincere una determinata partita.

La realtà dei fatti però è schiacciante: Lebron e soci hanno vinto la partita perché l’hanno voluto più di ogni altra cosa al mondo, giocandola a dei livelli surreali e controllandola fino alla fine. I Cavs hanno dimostrato con tre gare di ritardo di stare all’interno di questa serie e poterla anche dominare rispondendo alle star della baia con intensità e concentrazione.

Alla prossima gara scopriremo quanto questa gara sia stata un episodio oppure l’inizio di una nuova serie di Finals.

Quel genere di serie che tutti gli appassionati di basket speravano di vedere.

Alessandro Billi

Rispondi