Genova ”Scrutatrice non votante”

Il ballottaggio per il Comune di Genova ha sancito la vittoria del candidato di Centrodestra Marco Bucci: nella Seconda Repubblica il Centrosinistra non aveva mai perso la maggioranza in Consiglio.
Ma ciò che davvero deve far pensare è la mai così bassa affluenza alle urne.

 

Risultati e percentuali del ballottaggio per la carica di Sindaco a Genova relativi al 26 giugno 2017.

 

 

Il declino di una nazione, si sa, non è mai cosa astratta, tutt’altro.
E’ qualcosa di concreto e di radicato, che colpisce ed infesta le strade, i muri delle periferie ed il pensiero comune. E Genova, con le sue vicende salmastre, il suo ‘’mugugno’’ incessante e la sua gente di mare, è una delle città in cui più si riflette la storia di tutto un Paese.
Una storia fatta di momenti bui e di resurrezione, di lotte e di entusiasmi, di lavoro e di speranze, di migrazione e di accoglienza.

E’ difficile in tutto questo capire in che cosa si sia trasformata negli ultimi vent’anni questa città, ancor di più che fine abbia fatto la “Genova rossa” che enfaticamente e con eccessive dosi di retorica retrò, oggi putrescente, veniva indicata come capitale della sinistra storica, dove i portuali con la maglia a strisce si battevano il petto per aver impedito il congresso missino del giugno 1960 e gli operai delle acciaierie andavano in massa a votare Pci.
Ciò che è chiaro è che Genova per molti anni è stata una realtà viva e all’avanguardia, ispirata nella musica d’autore e nella poesia, progressista nell’arte e fondamentale per nascita di un’identità di classe forte e ragionata,  ma quella Genova non esiste più da tempo.
La ‘’gatta’’ di Gino Paoli, celebre sua canzone, ”da una vecchia soffitta vicino al mare’’ vede ed osserva tutto un altro scenario: una città magra e stanca, trascurata e sottovalutata, che puzza di piscio quanto i ricordi e le nostalgie degli anziani seduti sulle panchine, perché Genova è una città in panchina che da vent’anni aspetta il proprio ‘’Signor Godot’’ e si rinfranca dicendo ‘’passerà domani’’.


Si pensava poi in tempi non sospetti che ci sarebbe stata una grande partecipazione politica da parte dei cittadini, fortemente scontenti di uno dei sindaci meno amati della storia recente, Marco Doria. Si è verificato invece il contrario,  un astensionismo diffuso e senza precedenti, tanto da decretare Genova maglia nera tra le città coinvolte nelle elezioni amministrative.

Dati alla mano su un elettorato attivo di 491167 persone ha effettivamente votato solo il 42% (206290). Nella fattispecie Marco Bucci, col il 55% ottenuto al ballottaggio, è stato eletto Sindaco grazie soltanto al 23% totale dei Genovesi aventi diritto al voto: una buona notizia per il mugugno collettivo che per i prossimi cinque anni potrà contare sul restante 77%.

 

”Genova è una città in panchina che da vent’anni aspetta il proprio ‘’Signor Godot’’ e si rinfranca dicendo ‘’passerà domani’’.

 

Ora si attendono i tribunali civili che avranno luogo nelle prossime settimane tra i Circoli combattenti e reduci del Ponente e le bocciofile del Levante per decretare chi condannare e chi salvare, ma un fatto è sotto gli occhi di tutti.
La sconfitta del Centrosinistra non si spiega con le polemiche e con i contrasti interni al Pd, ma con la fine dal ‘’Grande Condominio’’ Genovese sostenuto da sempre da un Ponente elettore fedele ed incondizionato, ma oramai anziano ed in pensione, che talvolta non vota nemmeno più. E’ definitivamente crollato il senso di appartenenza ad un mondo comunista, forse nemmeno mai esistito, con le sue regole e i suoi volti tutti uguali, che avrebbe visto in Gianni Crivello un amministratore ”di condominio” ideale. Il prolungamento di questo ventennio.

 

Chiosa il testo di una meravigliosa canzone di Samuele Bersani che sembra una poesia dedicata a questa Genova.

 

                           

 

 

 

Lo scrutatore non votante

è indifferente alla politica

Ci tiene assai a dire “ohissa!”

Ma poi non scende dalla macchina


Lo scrutatore non votante

È sempre stato un uomo fragile

Poteva essere farfalla

Ed è rimasto una crisalide

 

                                                                                                                            Gabetta Filippo 

 

 

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