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Gerusalemme neo capitale d’Israele

Donald Trump dichiara Gerusalemme capitale d’Israele

Il Presidente Usa sconvolge la politica internazionale


Fonte: TgCom24 – Mediaset.it

Israele torna in prima pagina

Era il 1948 quando venne creato lo Stato d’Israele: fu un vero e proprio punto di svolta nella politica degli Stati Uniti verso il Medio Oriente. L’intenzione era quella di creare una dimora ebraica in Palestina, e così fu: venne divisa in due Stati, uno ebraico e l’altro arabo. Nel corso degli anni fu chiaro che una decisione di tale portata non avrebbe portato altro che nuove tensioni. La capitale, allora, non era Gerusalemme ma Tel Aviv.

6 dicembre 2017, circa sessant’anni dopo. Il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump rompe il silenzio in maniera assordante: riconosce ufficialmente Gerusalemme capitale d’Israele, annunciando la volontà di trasferirvi l’ambasciata americana attualmente a Tel Aviv.

Caos. I media parlano di proteste in tutto il mondo, di schieramenti politici netti contro l’amministrazione Trump, che per l’ennesima volta è riuscita a concentrare su di sé le attenzioni di tutto il mondo. “Il Presidente statunitense non ha fatto altro che riconoscere la realtà” dichiara Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano e conseguentemente fautore della mossa politica di Trump. Opposte le posizioni dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e della Russia. Non sono mancati disordini nei territori protagonisti della vicenda: raid aerei sul territorio palestinese e razzi provenienti dalla striscia di Gaza verso Israele hanno provocato morti e feriti.

Fonte: The Post Internazionale

Why always Gerusalemme?

La scelta di Gerusalemme non è stata del tutto casuale: già nel 1967 Israele aveva annesso la parte Est della città, ma l’assemblea generale dell’Onu aveva condannato l’annessione e aveva chiesto a Israele di astenersi da qualsiasi azione che potesse alterare lo status di Gerusalemme.

Dal 1967 Washington ha avuto un ruolo fondamentale nella scena politica in Medio Oriente: ha assicurato un vantaggio militare a Israele rispetto agli altri paesi della regione e contemporaneamente ha garantito un pieno sostegno politico. Come era successo in passato, Israele è stata diplomaticamente protetta da una super potenza globale quale quella degli Stati Uniti d’America, e ciò gli ha permesso di continuare a sottrarre terre ai palestinesi per costruire insediamenti destinati a civili ebrei.

Con gli accordi di pace di Oslo risalenti al 1993, sembrava che la soluzione fosse a portata di mano, ma così non fu. La stretta di mano tra Rabin e Arafat, primo ministro israeliano e leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), sanciva il diritto di governare su alcuni dei territori occupati dagli arabi rinunciando all’uso della violenza e riconoscendo lo stato d’Israele. In realtà, gli accordi che dovevano essere provvisori sono rimasti una costante odierna, ed hanno portato alla creazione di una barriera attraverso cui Israele ha confiscato con violenza alcuni territori della Cisgiordania. Una pulizia etnica con l’obiettivo di costituire una maggioranza rispetto alla popolazione palestinese.



Le reazioni dal mondo

Sono stati 128 gli stati che si sono opposti alla decisione di Donald Trump: il 21 dicembre la bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che mirava a respingere la dichiarazione del Presidente Usa è stata apertamente appoggiata dalla politica internazionale. Sono stati solo 9 gli stati schierati a favore degli Stati Uniti: Guatemala, Honduras, Isole Marshall, Micronesia, Nauru, Palau, Togo e ovviamente Israele. Il presidente palestinese Abbas ha apprezzato il voto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dichiarando: “Continueremo il nostro sforzo alle Nazioni unite e in tutti i forum internazionali per mettere fine a quest’occupazione e per creare il nostro Stato palestinese con Gerusalemme est come sua capitale”.

La risoluzione elaborata dall’Egitto per invalidare la decisione del presidente Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele ha ottenuto 14 voti a favore, ma è stata bloccata dal veto degli Stati Uniti, aumentando l’isolamento di Washington. – Vi ricordo che le cinque potenze facenti parte del Consiglio di Sicurezza detengono il diritto di veto dell’organizzazione: il loro voto ha il potere di bloccare una decisione o un’azione e il loro ruolo consente di intervenire militarmente senza incorrere in sanzioni. – La risoluzione afferma che “Le decisioni e azioni che pretendono di alterare lo status della Città Santa di Gerusalemme non hanno alcun effetto giuridico, sono nulle e devono essere annullate in conformità con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu”.

Dunque è giusto condannare l’atto del Presidente degli Stati Uniti d’America? Non è stata forse solamente una presa di posizione rispetto ad una posizione che c’era già da decenni, ma non era mai stata dichiarata apertamente? Certo è che in un clima di relazioni internazionali così delicato un fatto del genere non può che acuire i contrasti tra i Paesi. Era dunque il momento adatto per creare un polverone del genere? O era meglio lasciare la polvere sotto il tappeto? A voi l’ardua sentenza.

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