Giampaolo o Gasperini?

Avviso ai naviganti: Uno contro Uno è una rubrica pensata per mettere a confronto le filosofie più rilevanti in ambito sportivo.


Giampaolo – Gasperini: Il confronto

Uno contro uno – Lo svizzero nell’ombra e l’olandese innamorato

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All’angolo sinistro, Marco Giampaolo, uomo schivo e poco appariscente, professore dissociato dal mondo, ma associato ad un Ateneo senza infamia e senza lode. Una delle personalità più illuminate dal punto di vista del pensiero applicato al gioco, Giampaolo s’attira gli onori degli addetti ai lavori nelle vesti di allenatore, ma vive nell’ombra di un passato senza gloria. Quasi apatico nel suo modo di approcciarsi a tutto ciò che non sia calcio, Marco nasce a Bellinzona, nel Canton Ticino, ma si riaffaccia in Italia poco prima della nascita del fratello – ben più noto alle cronache del pallone calciato – Federico Giampaolo. La nube del suo sigaro si dirada solo di fronte all’ossessione per il gioco palla a terra.

All’angolo destro, Gian Piero Gasperini, semplicemente un innamorato di Arancia Meccanica e Johann Cruijff, figlio illegittimo di quell’Ajax che ha dipinto d’arancio le tele dell’espressionismo applicato al calcio. Si forma come tecnico nel vivaio della Juventus, in cui la vena poetica incontra la razionalità e la metodologia del lavoro, rendendolo un filosofo pragmatico alla ricerca dell’equilibrio sistemico. A differenza del collega, Gasperini la grande occasione l’avrebbe anche avuta, ma come insegna qualcuno: “troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore”. Milano non è riuscita a corrompere l’amore di Gian Piero, quel 3-4-3 così atipico da risultare un unicum nel panorama europeo.


Filosofie a confronto

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I cardini del pensiero di Marco Giampaolo sono fondamentalmente due: il pressing offensivo e la ricerca della palla in verticale. Il sistema di gioco più utilizzato dal tecnico è il 4-3-1-2, che il consente di essere spesso o volentieri in superiorità numerica in mezzo al campo.

  • In fase di possesso, con il palleggio veloce, il rombo di centrocampo prova a eludere il pressing avversario, ricercando la palla verticale per il trequartista tra le linee. In fase di non possesso invece diventa vitale la ricerca del pressing offensivo per forzare all’errore l’avversario. Il ruolo chiave in questo processo lo hanno le mezzali di centrocampo che devono coprire il campo in ampiezza e il mediano, che il compito più “tattico” della squadra.
  • Qualora la prima linea di pressing non riesca nell’intento, la difesa a 4 scappa all’indietro togliendo la profondità e consentendo al mediano di aver le spalle coperte. La squadra è stretta e compatta e, come un mandala monocromatico, si muove alla ricerca di triangoli e combinazioni che coinvolgono principalmente il rombo in mezzo al campo.

Gian Piero Gasperini, invece, fonda il proprio credo sulla prestanza atletica dei suoi uomini e sullo sfruttamento ossessivo dell’ampiezza del campo. Il sistema di gioco più utilizzato dal tecnico è il 3-4-3, con diverse variabili nel terzetto offensivo a seconda delle caratteristiche dei giocatori a disposizione e/o dell’avversario.

  • In fase di possesso, il tecnico di Grugliasco affida la costruzione del gioco al terzetto difensivo che, allargandosi in scalata sugli esterni, favorisce la trasmissione del pallone verso i punti focali del gioco: gli esterni alti di centrocampo. Il giro-palla difensivo è utile per muovere lo schema avversario e consentire la costruzione di due rombi adiacenti, che per comodità chiameremo “catene“.
  • La catena di destra è formata dal centrale di destra, il mediano di parte, l’esterno destro di centrocampo e l’attaccante esterno che viene incontro. La catena di sinistra vede gli stessi componenti, ma del versante opposto. In costruzione sulla catena, il mediano di parte si sposta sulla fascia, favorendo la superiorità numerica, ma sguarnendo la zona centrale del campo. Il gioco s’impernia attorno ai due cardini fissi: la punta e il libero.
  • In fase di non possesso, la squadra si schiera con una difesa a 5, in cui i centrali hanno l’obbligo di cercar l’anticipo, marcando a uomo l’uomo assegnatogli, anche allontanandosi dalle zone di competenza. L’uno contro uno a tutto campo è il segreto per comprendere la camaleontica tattica difensiva del Gasp.

Gestione del gruppo

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Secondo alcuni tra i giornalisti più “mediaticamente esposti” del Paese, l’allenatore oggi è più che mai “gestore di uomini”, piuttosto che essere “allenatore” nella sfera semiotica più limitata del termine.

In questo campo è utile fare un discorso comune per entrambi gli allenatori. Giampaolo e Gasperini sono strepitosi nel lanciare e dar fiducia ai giovani. Leandro Paredes, Lucas Torreira, Patrik Schick per il doriano, la generazione d’oro guidata da Mattia Caldara per Gian Piero. Per motivazioni differenti, i due tecnici sembrano prediligere i giovani rispetto ai giocatori più “navigati”:

  • Il calcio di Giampaolo ha – spesso e volentieri – la necessità di esser sfrontati e “incoscienti”, ma con un’unica prerogativa a tutto ciò: il talento, quello cristallino. Tutti i giovani lanciati dal tecnico di Bellinzona hanno in comune un fil-rouge ben visibile: sono tutti giocatori con un talento e una tecnica eccelsa, talvolta represso dalla tatticità esasperata del campionato italiano.
  • Il calcio di Gasperini è probabilmente il più dispendioso della Lega. L’allenatore richiede ai propri giocatori prima di tutto una condizione atletica eccelsa. I giovani riescono a raggiungere le vette atletiche personali con maggior facilità e rapidità: sono giovane quindi corro, un motto mutato, ma non lontano dalla filosofia del Gasp.

Se non manca il coraggio nel lanciare “i pulcini” della rosa, si può imputare a Gian Piero una scarsa fermezza nella gestione dei campioni. Il caso Sneijder-Inter sotto l’impero Gasperini è più che noto: l’olandese non ha mai amato le costrizioni tattiche del tecnico ex-Genoa. Probabilmente è stata la collocazione bislacca del trequartista – in quel momento tra i giocatori più forti d’Europa – a convincere Massimo Moratti che il licenziamento del proprio allenatore fosse l’unica via percorribile.

Marco Giampaolo ha difficilmente avuto tra le mani un “big” da gestire, a eccezione di quell’Antonio difficile per antonomasia: Cassano. La gestione del genio barese è stata viziata dai rapporti ormai logori tra la dirigenza e lo stesso Cassano. I giocatori che hanno giocato con Giampaolo ne hanno sempre elogiato l’onestà e la limpidezza nella gestione del gruppo: avrebbe funzionato anche con Fantantonio?


Comunicazione

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Il salto “mai-nato” di Marco Giampaolo verso una big del campionato italiano potrebbe esser imputato proprio alla scarsa gestione della comunicazione con l’ambiente che lo circonda. L’allenatore della Sampdoria ha mostrato limiti nell’approccio con i media, sin dalla famosa fuga di Brescia, che lui stesso smentirà, ma senza la forza necessaria per spostar la vicenda nel dimenticatoio. Il suo esser di natura schivo e poco telegenico ne ha sempre limitato un’ascesa ascritta nel suo genio, ma soffocata dalle virtù dell’uomo. Poche parole, frasi spezzate, sorrisi forzati e spenti anche di fronte ai complimenti: Giampaolo vive di calcio in stricto sensu, tutto il resto l’ha scordato.

Con il passare degli anni, Gian Piero Gasperini ha adottato una comunicazione più schietta ed efficace rispetto al passato. Cullato tra le braccia della Dea bergamasca, il tecnico ha saputo mitigare la remissività insita nel suo esser piemontese, divenendo un allenatore “dalla risposta pronta” e sempre pungente di fronte ai microfoni. A tratti quasi sfacciato, nella cavalcata verso l’Europa, Gasperini si è levato i sassolini dai mocassini: veleno per il passato che non l’ha mai accettato (l’Inter) e frasi al vetriolo per i suoi giocatori troppo poco attenti alle vicende interne, ammaliati dalle sirene di mercato (casi Conti e Spinazzola).

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