Giovani americani vs Giovani italiani

Stupore americano di fronte al crescente numero di giovani che vivono in famiglia: si parla del 32%.

Ma noi italiani sappiamo fare di meglio…

 

In Italia, si parla molto di giovani, di giovani che non trovano lavoro, di giovani che studiano per una professione che non svolgeranno mai, di giovani che non studiano, che non hanno voglia di lavorare, che non saranno mai in grado di acquisire una loro autonomia, e che continueranno a vivere per la vita nella casa dei propri genitori. 

Alla luce di tutto ciò, abbiamo analizzato la situazione che si verifica al di fuori dei nostri confini, e cosa abbiamo scoperto?

In primis, abbiamo preso in considerazione i ragazzi statunitensi, e abbiamo trovato qualcosa di molto interessante.

Secondo gli ultimi dati di the Pew Research Center, i giovani americani, di età compresa tra i 18 e i 34 anni, che vivono ancora con i propri genitori, raggiungono quota 32%, dato interpretato dalla testata giornalistica CBS News come negativo, per non dire vergognoso.

Ma la notizia clamorosa è un’altra! 

Non soddisfatti, abbiamo esaminato la situazione precisa in Italia, nel resto dell’Europa e nei Paesi dell’est.

Cosa abbiamo scoperto? Che la Gran Bretagna, la Norvegia, la Svezia, la Finlandia, la Danimarca e la Francia hanno numeri al di sotto del 30% per quanto riguarda i ragazzi non autonomi, e che abitano con i propri genitori, anziché con il partner o da soli.

Il valore sale, raggiungendo il 40%, invece, in Irlanda, in Belgio, in Germania, in Estonia, in Svizzera e in Austria. 

Poi, si toccano numeri come il 50%, in Spagna, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca e Bulgaria, mentre, vergognosamente, in Portogallo, in Italia, in Polonia, in Ungheria, in Slovacchia, Slovenia, Croazia, Serbia, Romania e Macedonia, il dato supera il 60%.  

Mappa dei giovani, tra i 18 e i 34 anni, che vivono con i propri genitori.
Mappa dei giovani, tra i 18 e i 34 anni, che vivono con i propri genitori.

Secondo Eurostat, circa il 67% dei nostri connazionali, con età compresa tra i 18 e i 35 anni, vivono ancora con i propri genitori, sono i cosiddetti “bamboccioni”.

Il dato è ancora più preoccupante, considerato che possiamo stimare il fatto di avere un numero più o meno pari al doppio dei coetanei americani. 

Una domanda viene spontanea fare: “Sono gli americani a doversi vergognare dei dati registrati per quanto riguarda  i giovani che vivono con i propri genitori?”

Direi che siamo noi a doverci vergognare!

Condizione di molte famiglie
Condizione di molte famiglie

La colpa di tutto questo, lo sappiamo, la possiamo dare quasi per certo alla politica, responsabile della mancanza di supporto, di abbastanza iniziative e incentivi per inserire i giovani nelle attività lavorative, preferendo dedicare legislazioni a favore del mantenimento di quei lavoratori che ormai lavorano da anni, che necessitano di riposo e di godersi finalmente la loro tanto desiderata pensione.

Il nostro scopo non è però, quello di fare polemica, il nostro monito è quello di prendere in mano la situazione: non c’è più tempo per lamentarsi.

La politica e, di conseguenza, ogni singolo italiano devono fare in modo di inserire in tutto e per tutto i giovani, laureati o meno, a contatto con il mondo del lavoro e di un posto che meritano. L’Italia ha numeri e numeri di ragazzi validi che sono costretti a fare i bagagli per andare in Francia, come negli Stati Uniti, in Gran Bretagna come in molti altri Stati, con opportunità migliori di posizione e guadagno lavorativi.

Queste sono le parole di noi giovani, che ci sentiamo in uno Stato non tanto nostro, in uno Stato in cui bisogna tanto dare, ma nulla ricevere, dove a far da protagonista non troviamo il talento, la creatività e la meritocrazia, ma il mediocre e la massa.

Non vi sembra imbarazzante, fare di tutto per avverare un  proprio sogno, e poi vedersi tarpare le ali nell’istante in cui bisogna prendere il volo per, finalmente, raggiungere la tanto agognata meta?

Vi sembra possibile che le nuove generazioni debbano crescere con la credenza di non poter ottenere, anche a costo di molta fatica, una posizione, un salario decente, o di non avere i mezzi per dare un contributo a questa nazione, o semplicemente , non avere la possibilità di esaudire un proprio sogno?

L’appello che facciamo è rivolto a tutti, nessuno escluso, non si può rimanere inerti di fronte ad una questione troppo importante, non si può aspettare ancora, le misure da mettere in atto per inserire i giovani nel contesto lavorativo devono essere rapide, per non dire immediate, ne va del nostro FUTURO!

Manifesto "Non rubateci il futuro"
Manifesto “Non rubateci il futuro”

Sara Erriu

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