Gli Awards del campionato: il miglior allenatore della Serie A 2016/2017

Il miglior allenatore secondo Alfredo Montalto: Massimiliano Allegri

 

Non è un’immagine di questa stagione, ma è una testimonianza indimenticabile dell’evoluzione di Allegri da allenatore. Si cresce anche così, infuriandosi e trasmettendo questa rabbia alla squadra.

A gennaio 2014, dopo la sconfitta per 4-3 al Mapei Stadium, Allegri venne esonerato da allenatore del Milan. Con 22 punti in un girone di Serie A (una media da squadra salvezza), è l’allenatore del Milan ad aver fatto peggio nel nuovo millennio. Due anni prima aveva perso uno scudetto che non si poteva proprio perdere, contro una Juve di Conte nettamente inferiore a livello di rosa. Parto da questa premessa per farvi comprendere come Allegri non sia stato subito un grandissimo allenatore, nonostante la vittoria dello Scudetto alla sua prima stagione in rossonero, e abbia commesso diversi errori nel corso della sua carriera. Io stesso lo considerai un allenatore scarso. Ora, grazie anche a questi errori e queste esperienze, Massimiliano Allegri è un fuoriclasse. E’ sempre stato molto bravo tatticamente e a livello di gestione, ora è migliorato enormemente nel lavoro da motivatore e nell’inventiva. Lo dimostra come ha rivoluzionato la Juventus bruttina di fine 2016: dentro Cuadrado, Dybala, Mandzukic (esterno!!) e Higuain e la Juve diventa un cacciabombardiere. Devi avere l’idea e avere il coraggio di attuarla, nonostante diverse critiche da parte dell’opinione pubblica (Cassano fa parte dell’opinione pubblica). Devi saperla convincere a collaborare, perché una squadra sulla carta sbilanciata nei fatti si bilanci. Devi saper gestire le panchine di Marchisio/Barzagli e convincere alcuni giocatori a rivoluzionare il loro modo di giocare (ad esempio, di nuovo, un croato a caso). Devi saperla impostare tatticamente in modo tale che questo quadro sia colorato in ogni punto e non abbia difetti e parti sbiadite. Un altro capolavoro della sua stagione è l’esclusione di Bonucci contro il Porto: sono gesti fondamentali per mandare messaggi alla squadra. Devo menzionare Sarri, la mia seconda scelta: in maniera quasi ossessiva, ha portato il gioco del Napoli a dei livelli metafisici. Ma , quest’anno, il premio lo do al più immanente, vincente e geniale di tutti.

Il miglior allenatore secondo Stefano Uccheddu: Giampiero Gasperini

Perfetto esempio del pressing uomo contro uomo a tutto campo: Petagna controlla il centrale di sinistra, Gomez galleggia tra centrale e terzino destro e Kurtic segue il metodista. Quando la catena di destra alza il baricentro e schiaccia la catena mancina nerazzurra, Kurtic va a creare superiorità numerica in mezzo al campo, strappando la palla all’attaccante pressato da Toloi.

Il Gasperson abbandona il porto di Genova per le alture delle valli seriane, dove vicino alle nebbie d’Albino s’affaccia Bergamo“. Così potrebbe cominciare un romanzo sulla fantastica storia d’amore tra Giampiero Gasperini e l’Atalanta. Il manoscritto, rinvenuto da quella vecchia volpe di Sartori, racconta una storia lineare: un allenatore, abituato a lavorare con i giovani, arriva alle porte di Zingonia, dove i cancelli nascondono i migliori talenti della Penisola. Un connubio pressoché perfetto che vede però una partenza in salita, grondando sudore e paura, come le grandi colline richiedono. L’Atalanta colleziona 4 sconfitte nelle prime 5 gare e, a pochi metri dai blocchi, con soli 3 punti si proietta verso un campionato complicato. A Crotone, Gasperini rivoluziona la squadra: dentro Caldara, Gagliardini, Spinazzola e Petagna e la musica cambia. Il risultato è clamoroso: 8 vittorie e un pareggio nelle 9 gare successive. Lo stop arriva allo Juventus Stadium dove gli indemoniati del Gasp si arrendono all’armata di Max Allegri. Oltre ai risultati eclatanti, è il gioco della Dea ad incantare Italia ed Europa: un gioco moderno, dinamico e votato all’uno contro uno a tutto campo. Ogni giocatore ha un compito, un ruolo preciso che ricopre con un atletismo senza pari in Italia. La tecnica, quella cristallina, la mette il numero 10, la star dell’anno sul campo e sui social, il Papu Gomez. L’esaltazione delle idee di Gasperini trova culmine tra le mura amiche, dove i bergamaschi sono autentici carro armati: 16 risultati utili su 19 gare giocate all’Atleti Azzurri. L’Atalanta è sembrata per larghi tratti una squadra inglese, caratterizzata da un gioco sovra-ritmo e da una fisicità a tutto campo in grado di esaltare qualunque elemento inserito nel contesto. Gasperini ha l’indubbia dote di riuscire a plasmare qualunque cosa tocchi senza mai far perdere forza alle proprie idee. Un autentico maestro di calcio, un figlio degli olandesi, cresciuto nel vivaio della Juventus, sbocciato tra le valli di Bergamo.

Il miglior allenatore secondo Alessandro Viglione: Luciano Spalletti

 

Quando ti dicono che hai fatto record di punti in campionato e record di gol fatti nella storia della Roma e sei comunque arrivato a -4 dalla vetta. In realtà questo è solo il simbolo del rapporto disteso e sereno fra Luciano e i giornalisti romani.

“Quanto perde la Roma se va via? Aspetto che lo dica lui, però sinceramente ho sentito tanta gente felice perché Spalletti dovrebbe andare via. L’augurio che faccio alla Roma è che siano felici anche il 28 maggio prossimo. Io ho tanti dubbi che qualsiasi persona arrivi faccia meglio di lui, faccia 87 punti, che tenga questa linea.” Credo che queste parole di Daniele De Rossi, dopo la commovente partita di Domenica scorsa, possano spiegare al meglio quello che è stato l’allenatore di Certaldo in questa stagione. Perché sembra quasi un paradosso nominare miglior allenatore un tecnico che non ha vinto trofei, ha fallito 2 dei 3 obiettivi stagionali e se ne va via dalla sua squadra fischiato dai tifosi.  Eppure da quelle parole di De Rossi, che già sa sicuramente che quella sarebbe stata l’ultima partita anche del suo allenatore, si può capire quale mezzo miracolo ha fatto Luciano. Perché per me la Roma, non aveva la rosa per fare 87 punti ed arrivare a meno 4 dalla Juve. Sia Allegri che Sarri aveano a mio avviso a disposizione una rosa più completa, Sarri per lo meno più profonda. E’ grazie a Spalletti se abbiamo avuto l’esplosione di Emerson Palmieri, l’imposizione di Fazio come uno dei migliori centrali del campionato (secondo miglior difensore per rating su whoscored.it), la stagione di rinascita di Daniele De Rossi e i ritorni ad alti livelli dopo pesanti infortuni di Rudiger e Strootman. Tuttavia, sopra ogni cosa, a Spalletti do il merito di aver portato a Roma un cambio di mentalità che si è vista innanzitutto nel non avere cali di concentrazione clamorosi per lunghi periodi di tempo. Una sconfitta non si traduceva in uno tsunami emotivo che ti poteva portare a steccare diverse partite di fila. Situazioni che in una piazza come quella giallorossa sono state nel corso degli anni punti deboli importanti. Sicuramente ha commesso i suoi errori, da un punto di vista tattico e tecnico (nelle sanguinose settimane di Marzo in cui si è perso contro Lione, Lazio e Napoli) e di gestione (anche se non credo ci fosse un modo facile e indolore di gestire l’addio di Totti). Credo, da tifoso, che l’eredità che lascia sia di “una squadra forte”, per usare sue parole. Da un punto di vista mentale e di personalità più che di spessore tecnico e atletico della rosa.
E questa conquista, da romanista, è un dono per il quale non potrò mai finire di ringraziarlo.

Il miglior allenatore secondo Alessandro Billi: Simone Inzaghi

 

Pippo e Pluto

Essere i secondogeniti non è facile, i fratelli (e le sorelle) maggiori ci sfruttano e ci menano, ci rubano la paghetta e nel migliore dei casi ci prendono a morsi le guance per “affetto“. E’ difficile avere un fratello maggiore qualsiasi, figuriamoci se questo è Pippo Inzaghi. Insomma qua stiamo parlando di Simone, uno da 221 apparizioni in serie A con 105 gol segnati, non una meteora. Il problema è stato coesistere nello stesso campionato in cui il fratello maggiore man mano che passavano gli anni diventava sempre più un mostro sacro, un Dio terreno del gol ed anche il re della movida. Pippo ha vinto e stravinto, Simone poco (1 Campionato e 3 Coppa Italia) e questo ha fatto tutta la differenza possibile. Poi la storia tende a ripetersi ciclicamente quindi Pippo diventa allenatore della primavera del Milan, Simone di quella della Lazio. Pippo passa alla prima squadra e l’avventura finisce male male, Simone lo segue a ruota e in estate sembra costretto a cercare posto altrove perché lì al posto suo sembra debba sedersi niente di meno del Loco Bielsa. La storia si ripete ciclicamente, è vero, ma fa anche un po’ quel che gli pare e star qui a trovarle un verso è ambizioso quanto inconcludente; quindi, come solo la Storia sa fare, la svolta avviene con il rifiuto dell’istrionico argentino e la permanenza in anchina di Simone. Pippo invece scende in lega pro, chiamato da Joe Tacopina per riportare il Venezia nella massima serie. La situazione di partenza non è delle più rosee: le contestazioni alla società si moltiplicano, lo stadio è mezzo deserto e i tifosi sembrano già rassegnati ad un altro anno di purgatorio. Poi invece qualcosa succede, qualcosa che noi non abbiamo il permesso di vedere, ma tutto inizia a girare alla perfezione compresi i campioni che sembravano voler vivere quell’anno da separati in casa come Keita, Anderson e Biglia. Al giro di boa gli Aquilotti sono quinti, con quattro sconfitte e quattro pareggi, quarta difesa del campionato e comunque il patron non offre un briciolo di speranza alla squadra chiudendo il mercato di riparazione con zero acquisti. La squadra è compatta, chiude il campionato sempre quinta (ma forse sarebbe potuta arrivare tranquillamente quarta davanti alla sorpresa Atalanta) e i suoi giocatori sono tutti estremamente rivalutati: De Vrji, Milinkovic-Savic, Biglia, Keita, Anderson, Immobile e Simone probabilmente si guadagna la riconferma sulla panchina bianco celeste e gli onori della cronaca come un allenatore vero, non un sostituto od uno scalda panchine. Dall’altra parte Pippo festeggia la vittoria del campionato con i lagunari e si congratula con il fratello minore e secondo me un po’ lo invidia pure, per quanto sia felice per lui. Pippo, è così che ci si sente.

Il miglior allenatore secondo Luca Guerri: Davide Nicola 

 

Dopo un anno di indescrivibile sofferenza, la festa può finalmente cominciare: il Crotone è salvo anche e soprattutto grazie a Nicola.

È vero, Sarri avrà anche il miglior gioco della Serie A, Allegri si gioca l’opportunità di vincere il Triplete e Gasperini ha trascinato un’Atalanta straordinaria al quarto posto. Ma quanti, fino ad un mese fa, avrebbero pensato che il Crotone potesse salvarsi? Con appena 9 punti conquistati nell’intero girone d’andata, con una squadra il cui giocatore simbolo è stato un attaccante che fino alla scorsa stagione la Serie A l’aveva quasi soltanto vista dalla panchina? Eppure Nicola ha sovvertito ogni pronostico, guidando alla salvezza una squadra che rispecchia a pieno il carattere del proprio allenatore. Davide Nicola ed il suo Crotone sono testardi, rognosi e pronti a lottare fino alla morte. Solo così una piccola realtà può confermarsi in Serie A. Con due palle quadrate e l’ossessiva convinzione nei propri giocatori, Nicola ha perseguito un obiettivo folle ed irraggiungibile per molti e alla fine ha avuto ragione. Come scrive nella bellissima lettera indirizzata al figlio scomparso due anni fa “La perseveranza è ciò che rende l’impossibile possibile, il possibile probabile e il probabile certo”. Prendi una frase e fanne il tuo motto. La perseveranza è stata la chiave di tutto, forse perché a lottare erano in due. Lui e il figlio contro tutto il mondo. Davide Nicola è stato l’esempio – non solo sportivo – dell’anno. E questo premio, per quanto simbolico ed inutile, è il mio modo di ringraziarlo.

3 thoughts on “Gli Awards del campionato: il miglior allenatore della Serie A 2016/2017

  1. Una vera testimonianza di credere Dio è grande, essendo stato più volte vittima relative ai prestiti di denaro tra
    particolare, ho finito per trovare una signora vadez standard, buono cuore che mi ha dato il prestito di denaro che volevo dalla anni e grazie a lui ho miei sogni e pagare il mio debiti. In 48 ore già ho i soldi sul mio conto. Che Dio Suggerisco anche a tutti i vostri problemi di lode finanziaria, contattarlo: E-mail: angelavadez8@gmail.com
    Contatti whatsapp + 33647161579

Rispondi