Gli Awards del campionato: il miglior centrocampista della Serie A 2016/2017

Il miglior centrocampista secondo Alfredo Montalto: Radja Nainggolan

Capisce le intenzioni di Immobile e lo ferma. Si ritrova in una situazione complicatissima con Lulic bramoso di rubargli la palla, ne esce con quattro tocchi e un destro-sinistro svolto a una velocità tale che tutt’ora non sono sicuro sia un destro-sinistro. Non si accontenta della rimessa e si ritrova in una situazione peggiore di prima: spalle alla porta contro due. Finta di corpo e avversari uccellati. E il bello è che ha fatto pure parecchi gol.

Volevo premiare De Rossi, per un campionato giocato da capitano-gladiatore, nonostante la falsa partenza nel preliminare di Champions. Volevo premiare Hamsik, cuore pulsante di un Napoli splendente, irradiato dalla luce del suo capitano nei momenti più  bui (vedi gol contro Besiktas e Juve). Nainggolan, secondo la mia modesta opinione, non è il centrocampista più forte  della Serie A. Troppo anarchico tatticamente, troppo irrazionale nel suo modo di giocare a calcio. Giocatori come Strootman e Khedira, in caso di stagioni “normali”, sono più importanti nel gioco delle rispettive squadre. Ma quella di Nainggolan di quest’anno è una stagione totalmente paranormale. 11 gol in campionato su 28 tiri in porta, una statistica mostruosa per un centrocampista. Per capire, al capocannoniere Dzeko ne sono serviti 91 per segnarne 29. Tra l’altro, i gol del belga sono spesso belli e decisivi: quelli che sono valsi la vittoria per 1 a 0 contro Milan e Udinese, la stecca che ha  chiuso il primo derby stagionale, la rete fortemente simbolica realizzata alla Juventus, la doppietta fantascientifica contro l’Inter. Un domatore di leoni a centrocampo, qualsiasi fosse la  grandezza del leone che gli toccava ammaestrare. Una forma fisica inesauribile, paragonabile a quella di Armstrong nel corso dei suoi 7 Tour de France (là c’era qualche sostanza illegale di mezzo però). Solo nell’ultimo mese, direi finalmente, il ninja belga è un po’ calato dal punto di vista atletico: sarebbe stato contrario ad ogni logica giocare 9 mesi pressando ogni giocatore come un cane con la rabbia, contrastando quasi esclusivamente in scivolata per rialzarsi in piedi una frazione di secondo dopo in modo da mantenere il controllo del pallone,  calciando bolidi che neanche nel Quidditch. Mordendo, sbraitando persino fuori dal campo, soprattutto nei confronti della Juve: è anche andato incontro a delle uscite imbarazzanti, che sono una costante dimostrazione di quanto si sia  preso a cuore la causa, di quanto voglia continuare a lottare, di quanto la cattiveria che lo rende insuperabile in campo non si esaurisca nel rettangolo di gioco. Quando il domatore di leoni diventa leone lui stesso, i risultati sono questi.

Il miglior centrocampista secondo Stefano Uccheddu: Sami Khedira 

Perfetto esempio dell’importanza di Khedira nell’economia del gioco bianconero. Stoppa la possibile ripartenza con il suo proverbiale posizionamento, elude il pressing con un passaggio in verticale e si propone in inserimento per portar via l’uomo e creare nuove linee di passaggio.

Oceanico, a tratti destabilizzante per gli avversari: questa sarà ricordata senza ombra di dubbio come la stagione della rinascita di Sami Khedira. Con 31 gare da titolare nell’ultimo campionato, è diventato il cardine attorno a cui Massimiliano Allegri ha deciso di costruire le proprie fortune tecnico-tattiche. Trascinante nella prima parte di stagione (due goal e un assist nelle prime tre gare di campionato), quando diveniva devastante in zona goal, dominante e signorile in mezzo al campo con il doppio mediano. Allegri ha spesso rimarcato ciò che rende Khedira unico nel panorama mondiale: Sami è in grado di adattarsi al ritmo e al livello dell’avversario. “Quando tutti vanno a 30, lui va a 31. Quando il ritmo si alza a 100, lui va a 101″ – così commentava Allegri ai microfoni di Caressa al Club. Un organismo che si autoregola e che consente ai propri compagni di essere sempre un passo avanti nel bioritmo di gioco del match. C’è un motivo se Allegri e Ancelotti non hanno mai rinunciato alla colonna della Nazionale tedesca: con un aggettivo, essenziale.

Il miglior centrocampista secondo Alessandro Viglione: Marek Hamsik

5 secondi di Marek: movimento a smarcarsi per creare una linea di passaggio, scarico di prima in mezzo a tre, scatto a smarcarsi, destro nell’angolo alto a destra, gol alla Juve ed esultanza sotto la Curva B

Come mai gli orologi svizzeri sono così costosi? Perché sono minuziosamente eseguiti con estrema cura in ogni minimo dettaglio, creati per essere dei bellissimi pezzi unici. Imponete agli orologiai svizzeri la pretesa di dover produrre in serie migliaia dei loro lavori minuziosi e o impazziranno o daranno del pazzo a voi. Perdonate questo paragone ma così possiamo comprendere (forse) quanto Sarri chieda ai propri centrocampisti, fulcro dell’affascinante idea che ha del gioco del calcio. Giocate complesse e minuziose, ripetute per un numero indeterminato di volte. E il capitano è stato il primo (e forse massimo) interprete per il suo comandante, senza impazzire o dare del pazzo al suo allenatore (oddio forse qualche volta).
La stagione 2017 di Marek Hamsik è la sua miglior stagione in Serie A. Doppia-doppia per lui di gol ed assist: 12 gol (record della stagione 09/10 eguagliato) e 11 assist (meglio solo nella stagione 12/13). Primo tra i centrocampisti per passaggi chiave (2 a partita) e passaggi lunghi (5.1) e secondo, solo a Jorginho, per precisione (88.4%) tra i giocatori che tentano almeno 70 passaggi a partita (lui ne effettua 81.2 a partita, il terzo è Strootman con 60.7). Aggiungete a questi numeri il suo essere ambidestro, un Q.I. calcistico superiore alla media, un senso della posizione e un eclettismo quasi unico e avrete il vostro centrocampista perfetto.
Tutti questi punti raccontano solo in parte quanto Marekiaro sia il metronomo calcistico ed emotivo della sua squadra. Quando ha brillato, raramente il suo Napoli ha perso. Sarrismo e napoletanità fuse in un solo calciatore, un capitano che promette amore eterno al suo popolo.

Il miglior centrocampista secondo Alessandro Billi: Sergej Milinkovic-Savic

Svetta su Burdisso, torre per Immobile (anticipato), stop di petto, tiro al volo ad incrociare, gol. What else?

Partiamo da un assunto: Sergej fra massimo due anni sarà a giocarsi un posto fra le prime 8 in Europa con la sua prossima squadra. Detto questo snocciolo un paio di dati per contestualizzare: 34 partite giocate, 4 gol, 8 assist, 41 occasioni create, 75% di contrasti vinti, 38 respinte, 73% di passaggi riusciti. VENTIDUE ANNI. Il Serbo ha vissuto una stagione che in teoria apparterrebbe solamente ad un grande centrocampista al culmine della propria carriera, totalmente sottotraccia e lontano dai riflettori, dominando il gioco aereo e fisico in fase offensiva tanto quanto in interdizione. 192 centimetri e piedi raffinati, Milinkovic Savic ha portato in giro per i campi della serie A le proprie stimmate del predestinato. Se siete d’accordo con me, bravi! Se non siete d’accordo con me siete d’accordo con me guardate questo video e ricominciate da capo.

Il miglior centrocampista secondo Luca Guerri: Radja Nainggolan

Il biglietto da visita di Nainggolan è racchiuso in questa azione: recupero palla, doppio tackle scivolato e passaggio filtrante per la corsa di Salah. Un giocatore determinante in entrambe le fasi.

Senza alcun dubbio. Vero leader del centrocampo giallorosso, al pari – se non più – di Daniele De Rossi. A dicembre, in situazione di emergenza Spalletti vara un nuovo modulo, passando dal 4-2-3-1 al 3-4-2-1. Il ninja avanza il suo raggio d’azione, diventando un trequartista tuttofare. È probabilmente la mossa che svolta la stagione romanista. Nainggolan fa da collante tra centrocampo e attacco con una naturalezza ed un’efficacia sorprendenti, e la mossa paga i suoi dividendi anche in zona goal. Radja ha quasi raddoppiato il suo record di goal stagionali: saranno 11 le reti e 4 gli assist a fine campionato. L’anno scorso, nella sua seconda stagione migliore di sempre, chiuse con 6 goal e 1 assist. Altra statistica interessante riguarda il numero di cartellini presi: 11 gialli e 1 rosso nella passata stagione, appena 2 gialli e nessun rosso in questa. L’intensità non è calata, la lucidità migliora di giorno in giorno. Nainggolan si avvicina davvero al prototipo del centrocampista perfetto, completo in ogni fondamentale. E poi, quella doppietta a San Siro…

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