Gli Awards del campionato: il peggior allenatore della Serie A 2016-17

Il peggior allenatore secondo Alfredo Montalto: Giovanni Martusciello

Io capisco l’utilizzo della vecchia tattica del catenaccio all’italiana per ottenere una salvezza tranquilla, vista la bassezza delle avversarie nella lotta. Ma se questa tattica, che allontana ogni amante del calcio da vedere una partita dell’Empoli, diventa anche infruttuosa, allora il pasticcio è madornale. Martusciello prende l’Empoli, che arrivava dalle stagioni illuminate di Sarri e Giampaolo, e decide saggiamente di stravolgere uno dei modelli calcistici del nostro paese. Adattandolo ad un modello di gioco, purtroppo ancora applicato in Italia (vedi Carpi di Castori l’anno scorso), che è stato inventato prima della nascita dello stesso Martusciello ed è odiato da praticamente qualsiasi persona a cui piaccia il calcio. Difesa bassa, tutti dietro la palla e, se si ha voglia, qualche ripartenza per far capire all’avversario che in campo ci sei anche tu. Contestabile anche la scelta del presidente Corsi, che invece di cercare di proseguire sull’onda lunga del gioco sviluppato da Sarri e Giampaolo, affida la panchina ad uno che azzera il lavoro precedente. In ogni caso, l’Empoli a gennaio è praticamente già salvo per demeriti altrui e allora il buon vecchio catenaccio diventa, per qualche mese, uno scolapasta atto a far divertire gli avversari. La ripresa del Crotone sembra risvegliare i toscani, che però cascano sull’ultima buccia di banana a Palermo e retrocedono. Giocando, anche nella sfida che bisognava per forza vincere, in maniera inspiegabilmente difensiva. C’è una cosa da dire: Martusciello è uno coerente. La contestazione che trovate nel video è di un’inutilità rara, ma in Italia va di moda.

Il peggior allenatore secondo Stefano Uccheddu: Giovanni Martusciello

Rara foto del Genio delle Tartarughe intento a spiegare a Crilin il contenuto dei suoi manga

Una di quelle scelte che fanno storcere il naso sin dall’inizio. Il povero Martusciello si siede sulla panchina dell’Empoli con il curriculum di un centralinista che si propone alla posizione aperta di dirigente di banca. Eppure va, eppure viene preso, perché la referenza di mister Spalletti è ancora una buona ancora su cui contare. Il presidente Corsi – dopo aver resuscitato Marco Giampaolo e aver lanciato Maurizio Sarri – tenta un volo pindarico di parabola inspiegabile. Martusciello è la carta di chi sa di avere una buona mano, ma è consapevole che una coppia di 7 non batterà mai una coppia di Q. Qualche trama di gioco ereditata dai predecessori è ancora ben visibile, il modulo non è cambiato, ma a centrocampo si fa sentire la mancanza di Paredes e Zielinski. Nel finale di campionato, culminato con la clamorosa retrocessione degli azzurri, Martusciello dimostra di non avere carattere nemmeno per emergere in prima categoria: sciapo, sempre troppo diplomatico e sereno, anche quando la nave ha la chiglia spezzata a metà ed è sull’orlo di una caduta verticale. Non riesce a valorizzare alcun giovane dell’Empoli, tanto che molti ragazzi escono ridimensionati da questa stagione. Si eleva esclusivamente il giovane Zajc, inserito però molto tardivamente nelle rotazioni offensive, nonostante le alternative non fossero di primissimo livello. Maccarone sembra essere arrivato al capolinea, Croce è un giocatore di classe, ma che non può reggere 38 partite ad alto livello in A. Probabilmente tornerà a fare il secondo, perché per fare i primi, c’è bisogno di ben altro spessore caratteriale.

Il peggior allenatore secondo Alessandro Viglione: Paulo Sousa

Paulo Sousa visibilmente rilassato per la stagione dei Viola

Fare l’allenatore in una squadra di Serie A non è mai facile. Soprattutto se questa squadra ha aspirazioni di media-alta classifica e si prefigge di raggiungere l’Europa. Ancor di più se la squadra è quella di una piazza esigente come Firenze.
Paulo Sousa, che tanto aveva stupito nel suo primo anno con i viola,  lascia probabilmente la sua casa a Firenze, non senza amaro in bocca. Non tanto per come è stata la sua ultima stagione, quanto più che altro per le aspettative che aveva creato durante il suo primo anno di permanenza. Infatti in una stagione in cui le prime 3 della classe sembrano onestamente superiori a tutte, in cui l’Atalanta esplode facendo una stagione da record, in cui Simone Inzaghi trascina la sua Lazio ad una grande annata, ci può stare una battuta di arresto: leggasi ottavo posto ed europa mancata.
Nella stagione 2015-2016 la Fiorentina è stata una delle rivelazioni del campionato, mostrando un calcio propositivo e innovativo da un punto di vista tecnico-tattico (basti pensare alla posizione innovativa di Borja Valero e all’esplosione di Federico Bernardeschi). Nell’ultima stagione, Sousa era chiamato a far fare un salto di qualità ai suoi. Tuttavia durante tutto l’arco della stagione la Fiorentina è sembrata solo un lontano ricordo di quella che tanto ci aveva fatto divertire solo un anno prima: pigra nell’applicazione tattica, distratta e con giocatori poco all’altezza.
Ottava in classifica, 63 gol fatti a discapito dei 57 subiti (uno in meno del Crotone per intenderci), dietro un Inter e un Milan, che per le rispettive annate fatte, sembravano alla portata dei viola.

Certamente il rapporto delicato con la presidenza dei Della Valle non ha aiutato l’allenatore portoghese. Tuttavia mi viene da recriminare l’arrendevolezza quasi immediata di Paulo alla situazione, sia societaria che di gestione della squadra. Da uno degli allenatori più promettenti del panorama calcistico italiano, era legittimamente lecito aspettarsi qualcosina in più.

Il peggior allenatore secondo Alessandro Billi: Stefano Pioli

#StefanoStaiSereno

E’ il 12 Marzo, l’Inter abbatte il gioiellino Atalanta in casa per 7-1, Pioli sradica ogni sicurezza a Gasperini, la favola della Dea è compromessa, i padroni di casa guardano assetati alla Champions League distante solo quattro punti. Dal giorno del suo esordio in panchina ha accumulato 12 vittorie, 1 pareggio e 3 sconfitte; media punti di 2.31, 8 centesimi sotto a quella della Juventus a fine campionato. Stefano da Parma è il Normal One, mette finalmente il silenziatore alle chiacchiere sul suo successore e fa tornare i tifosi a gioire con costanza. La sua scommessa di unirsi ad un club tanto importante quanto problematico per ambiente e situazione attuale sembra davvero vinta. Lo immaginiamo a pensare ai rincalzi per la stagione successiva, i giocatori da tenere e da mandare via; magari si frega le mani pensando al rinnovo di contratto che si meriterà a fine stagione. D’altronde l’Inter è uscita dal baratro, è quarta, determinata e mette paura pure al bellissimo Napoli di Sarri.

Stacco. Le successive sette partite valgono due punti. Cinque sconfitte e due pareggi. L’Inter è settima, la stagione è da buttare, i giocatori tutti da cacciare e Stefano Pioli è l’incompetente che non merita di servire per il glorioso club di proprietà Suning. L’allenatore viene esonerato il 9 maggio, meno di due mesi dalla goleada inferta agli Orobici, 6 mesi dopo essere stato ingaggiato.

Un allenatore è tante cose insieme, non solo tattico, non solo oratore, non solo preparatore. L’allenatore deve essere l’uomo che con le sue scelte porta la sua squadra alla vittoria. Allora come si può non definire Pioli il peggior allenatore della appena conclusa serie A alla luce della peggior decisione presa nella sua carriera? Pioli non doveva sedersi su quella panchina, era evidentemente un trappolone con tanto di cartello illuminato. Adesso lo aspetta la Fiorentina che ne ha abbastanza di allenatori appariscenti ed egocentrici ed ha proprio bisogno di un “uomo qualunque” per recuperare un po’ di serenità dentro e fuori le pareti della società. In bocca al lupo, Mister; peggio di così non potrà andare!(?)

 

Il peggior allenatore secondo Luca Guerri: Giovanni Martusciello

Un Martusciello felice e soddisfatto dopo una vittoria.

Senza nulla togliere all’impresa di Nicola e del suo Crotone, la salvezza dei calabresi è conseguenza al 70 per cento dell’imbarazzante annata dell’Empoli. Appena 29 i goal realizzati (peggior attacco del campionato) e e 61 quelli subiti; 8 vittorie,  8 pareggi e 22 sconfitte. Martusciello, non avendo a disposizione un potenziale offensivo elevatissimo, ha basato il proprio gioco sulla solidità difensiva e sulla filosofia 1 punto è meglio che niente, riducendo al minimo lo spettacolo e al massimo l’efficacia; almeno, questo in teoria. La filosofia  ha però pagato i dividendi soltanto nel girone d’andata. A gennaio, con la pratica salvezza che sembra ormai archiviata, via Saponara (l’unico in grado di saper accendere la luce là davanti) e spazio a Mchelidze ed El Kaddouri: troppo spesso infortunato il primo, troppo altalenante il secondo. Nella sorpresa generale, Davide Nicola ha sorpassato il collega al fotofinish grazie al suo temperamento e all’incredibile spirito di combattimento, caratteristiche non pervenute in Martusciello. A sua parziale discolpa, c’è da dire che la rosa a sua disposizione peccava tremendamente di qualità, individuali e collettive. C’è anche da dire, però, come già sottolineato da Alfredo, che Martusciello è riuscito a distruggere quanto di buono creato negli ultimi anni da Sarri e Giampaolo; impresa non semplice, che gli vale la nomination come Peggior allenatore.

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