Gli Awards del campionato: il peggior attaccante della Serie A 2016-17

Il peggior attaccante secondo Alfredo Montalto: Alberto Gilardino

Ho visto gli highlights di diverse partite per trovare un errore sotto-porta di Gilardino, ma non c’è. Sinceramente, trovo che sia un qualcosa di ancor più negativo: dimostra il fatto che non ha più quel guizzo per trovarsi nel posto giusto al momento giusto o per anticipare il difensore. Dimostra una non presenza a livello mentale, che lo deprezza ancor di più. Questa gif dimostra le sue difficoltà a livello fisico, dopo uno scatto di 20 metri non ha la lucidità per fare la scelta giusta e tenta un tiro che non ha mai avuto in carriera.

Probabilmente, la stagione che sancisce in maniera netta la fine di un grande attaccante. 17 presenze e 694′ minuti giocati, zero e dico zero gol. Il flop è imputabile a due fattori, contenuti entrambi sotto la voce “vecchiaia”: il rendimento e gli infortuni. Mentre all’Empoli salta due partite in sei mesi e si vede scavalcare dalle gerarchie da giocatori non proprio indimenticabili (a parte Mchelidze), a Pescara un infortunio al ginocchio gli rovina la seconda parte di stagione. Torna, gioca due spezzoni di partita, e nell’ultima giornata viene nuovamente relegato in panchina. Le sue prestazioni sono completamente anonime, un limite che ha sempre avuto anche quando era al top della forma, ma che nascondeva attraverso i gol. Un’annata così sfortunata da regalargli anche un mezzo-record: le due squadre in cui ha giocato (o non giocato), sono entrambe retrocesse. Forse occorrerebbe provare a ripartire dalla Serie B: a ritmi più bassi, la sua esperienza potrebbe ancora essere un fattore.

 

Il peggior attaccante secondo Stefano Uccheddu: Alberto Paloschi

Accolto come eroe, salutato da Carneade

Curioso come sia l’eterno bambino ad essere cacciato dall’ottovolante di Zingonia. Alberto Paloschi è senza ombra di dubbio la nota negativa di un’annata leggendaria per la squadra del patron Percassi. Pagato 6 milioni di euro più 1.25 di bonus (cifra enorme per un club che solitamente spende queste cifre – nel mercato trasferimenti – tra gennaio e giugno di una singola stagione) e con lo stipendio più oneroso del club (1.5 milioni netti a stagione), per il bomber ex Chievo si profilava una stagione da assoluto protagonista. Complice anche il Gasp, tecnico che usualmente esalta le proprie punte, l’Atalanta sembrava aver trovato l’erede naturale di German Denis, tornato in patria per concludere la sua vita sportiva nella Pampa argentina. A 27 anni sembrava arrivata l’ora di diventar grande per Alberto, ma qualcosa s’inceppa: Paloschi viene travolto nell’iniziale spirale negativa dei nerazzurri, non segna, ma soprattutto non produce gioco per la squadra. È quest’ultimo aspetto a stravolgere le gerarchie in casa orobica: il giovane Petagna costruisce una mole di lavoro incredibile, la squadra sembra imperniarsi su di lui e si muove come le stelle attorno al Sole. Il mondo di Paloschi, da sempre rapinatore d’area, si capovolge: la squadra non gioca più per farlo segnare, ma è lui stesso a dover mandare in porta i compagni. Tutto questo non rientra nella natura ghepardesca del “Palo”, che conclude la stagione con sole 14 presenze senza nessun goal, in un campionato che l’ha sempre visto assoluto protagonista. A 27 anni, invece di esplodere, Paloschi s’è eclissato mostrando tutti i limiti di un erede di Pippo Inzaghi nell’età della rivoluzione dei ruoli e dei moduli. Alberto è semplicemente il calciatore giusto in un’epoca che l’ha già ampiamente sorpassato.

 

Il peggior attaccante secondo Alessandro Viglione: Carlos Bacca

Minuto 1.38 : definizione di Killer Instict. Dai Carlos me l’hai fatto a posta. 

Si sa, per l’attaccante il gol è la parte fondamentale per essere ritenuto buono o meno. Tuttavia nel calcio di oggi, sempre più spesso all’attaccante è richiesto di saper fare tante altre cose. E se sei bravo a fare altre cose a volte basta anche solo quello. Vedete lo strano caso di Andrea Petagna. Punta titolare della quarta forza del campionato, grande stagione come il resto dei neroazzurri: 5 gol totali in 33 presenze! Per dirne, Caldara, difensore titolare, ne ha di più. Ecco però Andrea è capace di fare tante altre cose e molto bene, come dialogare con i compagni spalla alla porta, fare assist (7!), venire in contro per creare spazi per gli inserimenti.
Adesso andiamo a parlare della punta titolare del Milan: Carlos Bacca. Ecco il colombiano, dovrebbe essere l’opposto di Andrea: ossia pochissimo lavoro per la squadra, quasi nullo ed energie risparmiate per essere fresco e lucido sotto porta.Il principio, che non condivido al 100% in quanto la grinta e la voglia di giocare per la squadra sono basilari, potrebbe funzionare. Tuttavia questa stagione l’attaccante ex Siviglia ha deluso le attese per quanto riguarda i gol (appena 13), per quelli sbagliati e più volte è risultato avulso dal gioco di squadra e addirittura svogliato fino ai limiti dell’insolenza. Questa sicuramente è stata una sua pecca che ha deluso non poco i tifosi del Milan. Se poi addirittura decidi anche di volerti così male da scommetterci anche al fantacalcio, non può che restarti il fegato gonfio.

Il peggior attaccante secondo Alessandro Billi: Mattia Destro

Mattia Destro poteva essere questo qua, ecco tutto.

L’ennesima stagione è passata, l’ennesima orda di fantallenatori ha scommesso su di lui, è stata tradita, l’ha maledetto. Mattia Destro ha 26 anni eppure sembra già un giocatore fatto e finito. Il talentino di Siena, poi a Milano e Roma, quello che aveva le stimmate del cannoniere d’area pare essere completamente scomparso. A Bologna sembrava aver trovato terreno fertile per poter seminare e far maturare i suoi pregi, invece siamo qua ad analizzare l’ennesima stagione sotto misura (comunque condita da 11 gol in 30 partite giocate). Destro è probabilmente il risultato della falla del calciomercato; la spettacolarizzazione e ipervalutazione di ogni giocatore soprattutto giovane porta a creare mostri, strapagarli e poi gettarli nella spazzatura. La realtà è che probabilmente Mattia era destinato a diventare il centravanti da 10 gol a stagione in una squadra di metà classifica e invece ci hanno convinti che sarebbe potuto diventare il nuovo grande centravanti della Nazionale. Peccato.

 

Il peggior attaccante secondo Luca Guerri: Leonardo Pavoletti

L’azione più saliente del girone di ritorno di Pavoletti è stata la presentazione con la nuova maglia. Dato abbastanza sintomatico della stagione appena conclusa per il Pavo.

Facciamo un passo indietro. Estate 2016: Pavoletti ha chiuso la sua stagione in maglia rossoblu con 14 reti in 25 presenze e sul mercato sono molte le squadre a corteggiarlo. Il pressing più insistente è di Aurelio De Laurentiis e diversi rumours di mercato danno Pavoloso con le valigie in mano, direzione Napoli. Ma l’affare salta per la volontà del giocatore, che giura fedeltà al grifone e dichiara di voler proseguire almeno un’altra stagione a Genova.

Gennaio 2017: Dopo un inizio di stagione travagliato, complice qualche infortunio e l’esplosione di Gio Simeone, Pavoletti capisce che è meglio cambiare aria e chiede il trasferimento nella finestra invernale del mercato. Fin qui tutto normale, ma la domanda è: perché andare a Napoli a gennaio in una squadra che ha scoperto un centravanti strepitoso (Mertens, ndr) e sta per riabbracciare il lungodegente Milik? Domanda che, evidentemente, il Pavoloso non si è posto. E i risultati si vedono. Solo 10 presenze complessive in maglia azzurra, di cui 4 in Coppa Italia; appena 210 minuti in campionato e 0 i goal con la nuova maglia. La stagione di Pavoletti è un mix letale di sfortuna, buone occasioni perse e false occasioni prese al volo. Per la rubrica “Uomo sbagliato al posto sbagliato nel momento sbagliato” si giocherà il podio con Paloschi e Gilardino, anche se quest’ultimo pare essere il gran favorito.

 

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