Gli eroi siriani: i Caschi Bianchi

Volontari a mani nude per salvare vite umane

Ibrahim Abu Alaith, volontario dei Caschi Bianchi ha l’agghiacciante compito di identificare e censire i morti e feriti di Aleppo. “Dall’inizio della rivoluzione, nel 2011, il numero totale di morti in Siria arriverebbe a circa 600mila. Solo negli ultimi 3 giorni abbiamo registrato più di 1000 morti” spiega Alaith in un’intervista.

Da più di 5 anni protagonista di violente battaglie, la Siria sta raggiungendo l’apice di un dramma senza fine. I recenti bombardamenti chimici che hanno colpito i centri in mano alle forze ostili al regime di Assad, sono senza dubbio crimini di guerra contro l’umanità. Anni di bombe, missili balistici, armi chimiche, hanno anche portato alla caduta di Aleppo, seconda città più popolata della Siria e ora sotto il completo controllo del presidente Assad. Tra i mille volti di questa guerra, segnata da sangue, violenze e mostruosità, si sono distinti loro: i white helmets.

Chi sono i caschi bianchi?

Così vengono soprannominati i tre mila volontari che, solamente negli ultimi tre anni, hanno salvato oltre 60mila vite umane. Un’organizzazione di difesa civile, la Syria Civil Defense (SCD) che opera nelle zone della Siria sotto il controllo dei ribelli, conta al suo interno tutti volontari siriani, provenienti da ogni stato sociale (muratori, insegnanti, ingegneri, etc). Si organizzano come possono, armati solo di caschetti bianchi e radioline, accorrono in piccoli pulmini subito dopo un bombardamento, cercando di salvare più persone possibili. Rischiando la loro stessa vita, scavano a mani nude sotto le macerie e salvano quotidianamente vite umane.

“Salvare una vita vuol dire salvare l’umanità”

Queste parole del Corano sono diventate il loro motto e si traducono in un impegno quotidiano. I white helmets sono stati fondati da Raed al Saleh nel 2013, un siriano sempre in cerca di appoggio e finanziamenti, che promuove costantemente la sua onorevole iniziativa. Ad oggi, sono finanziati da alcuni governi democratici, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Giappone, e fortunatamente ricevono anche molte donazioni private. Questi eroi salvano vite, non facendo distinzioni tra gruppi politici opposti. Frequentemente infatti, sono stati al centro di aspre polemiche, proprio per aver recuperato feriti tra i membri di gruppi estremisti e sotto accusa per presunti legami con questi ultimi. 130 organizzazioni di tutto il mondo hanno invece sostenuto la nomina dei Caschi bianchi al Premio Nobel per la Pace 2016. È stata anche lanciata una petizione perché ricevano il Nobel, riuscendo a raccogliere oltre 100 mila firme per premiare questi eroi.

Mentre loro sfidano quotidianamente la morte per salvare vite umane, colpisce l’indifferenza e l’immobilismo internazionale. Innumerevoli gli appelli di immediato soccorso da parte di giornalisti, fotografi e mediattivisti, postati sui principali social network. Ma nonostante ciò, tutto tace. E così, tra eccidi ed esecuzioni sommarie, risuona l’ennesimo grido disperato che si dissolve nell’indifferenza generale.

Viola Chemi

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