Che cosa significa Grassroots?

Grassroots è uno di quei termini che negli ultimi tempi si sta facendo strada nel vocabolario degli italiani, spesso utilizzata sul web per spiegare fenomeni legati all’ambito politico e della comunicazione digitale. Aggettivo di origine anglosassone, significa “popolare” e lo si usa per definire un fenomeno proveniente dalla cultura “bassa”, spesso indicando una creatività nata da gruppi di persone senza competenze riconosciute in una determinata materia (politica, sport, eventi culturali).

Come e quando usare la parola Grassroots

Potremmo definirlo neologismo del web poiché, tra tutti i mezzi d’informazione su cui questa parola circola, quella di Internet sembra la piattaforma più adatta alla diffusione di questo termine. Con il nuovo millennio è arrivato il boom della digitalizzazione, o linguaggio digitale, processo che vede oggetti culturali trasformarsi da fisici a virtuali, ed è cresciuta la possibilità di accedere a molte informazioni in uno stesso luogo (lo smartphone, per esempio) e nello stesso momento (pochi secondi di passaggio da un sito ad un altro).  

Esperti di comunicazione definirebbero “bottom up” questo fenomeno, a descrivere il movimento creativo che va dal basso verso l’alto, da parte di utenti che non sono più solo consumatori passivi, bensì produttori di contenuti talvolta così originali da essere presi in considerazione dalle industrie culturali.

Esempi del fenomeno

Nel mondo dello sport, nel calcio in particolar modo, si nota come le comunità di fan siano sempre più rilevanti grazie alla pubblicazione (attraverso canali social) di contenuti di tendenza che gli addetti ai lavori sono chiamati a considerare. Ecco che giornalisti professionisti si sentono talvolta “costretti” a lanciare un pezzo di qualche minuto in tv sulle goliardate dei calciatori, prendendo spunto da prodotti realizzati da comuni fan sulle loro pagine Facebook. È dovuto quindi alle pagine di natura ironica (Calciatori Brutti, ad esempio) il passaggio in tv delle vacanze estive di Bobo Vieri o del “passiamo alle cose formali” dell’Amministratore delegato del Milan, rivolto ai nuovi giocatori. Ciò che richiama l’attenzione del pubblico sui social, prodotto da persone non qualificate, arriva quindi ai piani alti dell’informazione che, quindi, dovranno tener conto della creatività “dal basso”.  

Passando al mondo dello spettacolo, non è un caso che le maratone di Mentana siano così seguite negli ultimi anni. La crescente attenzione verso il giornalista di La7 è merito anche delle pagine social in cui, ironicamente, è nato il culto per le sue maratone politiche all’insegna dei richiami verso i suoi colleghi.

Questi sono solo alcuni esempi di un fenomeno, la creazione di contenuti da parte di utenti non qualificati, che negli ultimi anni si sta diffondendo in molti ambiti della cultura.

Alberto Mancuso

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