HELL OR HIGH WATER – Lord of the plains

“But my home is the lowlands and always will be some day you’ll return to your valleys and your farms”

Era una notte buia e tempestosa di dicembre e non avevo idea di che film guardare. Scorrendo il catalogo di Netflix non riuscivo a trovare nulla che mi incuriosisse particolarmente. Poi a un certo punto vidi il faccione di Jeff Bridges, con un cappello da cowboy, sorvolare due omini. Non avevo letto da nessuna parte che sarebbe uscito un film con il buon Jeff e mi incuriosii. Il film, lo potete intuire era Hell or high water. Non avevo letto della sua uscita da nessuna parte perchè qualcuno ha pensato bene di non farlo uscire nel nostro paese. Eh già, perchè Hell or high water, quando è apparso su Netflix non era ancora candidato a quattro premi Oscar.

Anche se la mia precedente descrizione potrebbe avervi tratto in inganno il film non parla di faccioni stile mago di Oz sui campi del Texas. Hell or high water racconta dei fratelli Ward (uno disoccupato e padre divorziato, Chris Pine l’altro ex detenuto, Ben Foster) che compiono una serie di rapine in piccole banche per salvare il loro ranch dalle banche che vogliono il petrolio che sta lì sotto. Chiaramente essendo un western non può mancare lo sceriffo (Jeff Bridges) a un passo dalla pensione.

Hold the line

Immaginereste che Hell or high water fa parte di una trilogia? Per l’esattezza è il secondo capitolo di una trilogia. Non una di quelle collegate tra loro da storia e personaggi, ma una di quelle tematiche. La moderna frontiera americana, questo è l’universo descritto da Taylor Sheridan. Sicario, il primo capitolo raccontava della guerra alla droga sul confine con il  Messico (tema che Sheridan aveva già in parte trattato con  Sons of Anarchy)Wind river, il terzo capitolo ancora inedito parlerà del Wyoming, Hell or high water resta più al caldo in un torrido Texas Occidentale.

La cosa più interessante di questa trilogia è forse che nè lo sceneggiatore nè i registi dei primi due film sono americani. Sicario è diretto da Denis Villeneuve, un canadese, anche lui protagonista a questi oscar con il suo Arrival; Hell or high water è invece diretto da David Mackenzie, un regista britannico, come Sheridan stesso. Dico questo perchè in entrambi i film si parla di un tema profondamente americano come la frontiera, e in un periodo storico come l’America di Trump, che a raccontarlo siano registi non americani rende il tutto più simbolico.

Chi è il cattivo?

Hell or high water parla di rapinatori di banche, ok. Inseguiti da uno sceriffo e il suo partner, ok. Tra di loro c’è un protagonista o un antagonista? Proviamo antipatia o disprezzo per gli uni o gli altri? No e no. Non odiamo i rapinatori, nonostante quello che fanno, perchè sappiamo il motivo per cui lo fanno. Rubano, ma solo per salvare la fattoria di famiglia dall’avidità della banca che vuole il petrolio. Lo stesso partner di Jeff Bridges, un mezzosangue indiano, quando parla delle terre che fino a 150 anni prima erano dei suoi antenati, indica la banca come “nuovo esercito” che ruba la tera dei texani. Il messaggio politico di Hell or high water è, dando un’interpretazione, che il nemico da cui l’uomo comune deve difendersi è il capitalismo selvaggio, che se non controllato può rubarci tutto.

Chiedete alla polvere

Non è solo l’ambientazione a rendere riconoscibile il genere a cui appartiene Hell or high water. E’ anche lo stile, la regia. Lo stile è crudo, asciutto e polveroso. Si adatta perfettamente all’ambientazione così come i personaggi. La macchina non volteggia in un mondo sognato come quello di La La Land, ma non segue neanche i personaggi da vicino quanto Moonlight. David Mackenzie inquadra dettagli che descrivono e amplificano quanto viene detto nei dialoghi, muovendo la macchina da presa in modo intelligente e costruendo le inquadrature in modo molto spesso originale e interessante. 

Fratelli in armi

Degli attori di questo film, l’Academy ha giudicato meritevole di nomination solo il veterano Bridges. Tuttavia merita una citazione anche il lavoro di due attori spesso sottovalutati come Pine e Foster. Entrambi riescono a mettere nel guscio da tipici campagnoli del sud un’anima originale. Soprattutto Pine riesce a dare al personaggio del non particolarmente istruito contadino un’astuzia in grado di competere con ricchi prepotenti. Meno fa Foster, che si ritrova a ricoprire il ruolo di “cavallo matto”, ruolo da lui già ricoperto in più occasioni. La recitazione in generale possiamo dire sia spessa, pastosa come il tabacco masticato  dallo sceriffo Marcus.

Caldo come l’inferno

Questo film passato da noi quasi in sordina si unisce a quella, fortunatamente sempre più numerosa, schiera di film che si ispirano al cinema anni Settanta, per storie, temi e personaggi. Hell or High Water è un film solido, che si prende i suoi tempi nel far decollare la storia. Preferisce soffermarsi sui personaggi, e far capire il movente del crimine. Mackenzie non vuole giustificare i misfatti, ma farne comprendere l’origine, nella speranza che qualcosa possa cambiare. Intanto la follia collettiva sale in cattedra, e attraverso un po’ di ironia riesce anche a far sorridere la platea.

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