I 5 migliori colpi dell’offseason NBA 2017

Mai come quest’estate abbiamo assistito ad un mercato NBA così scoppiettante e pregno di colpi di scena. Andiamo a vedere quali saranno i più determinanti per le singole squadre e per la lega intera.

Basteranno ad interrompere il dominio Warriors e Cavs? [Spoiler Alert: NO!]

5. Paul Millsap a Denver

OK. Non stiamo parlando di un giocatore che sposta gli equilibri, soprattutto da solo.

Stiamo parlando di una Power Forward (la vecchia ala grande) forte fisicamente, esperta, tecnicamente completa e che garantisce una difesa granitica.

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Millsap con la sua nuova jersey

Il buon Paul dovrà fare da chioccia ad un roster giovane che ha perso il nostro Gallinari e che punterà proprio sul lungo ex-Atlanta e su Jokic per ricostruirsi una fama ad Ovest.

Che risultati aspettarsi a breve-medio termine? L’impressione è che il sole non sorgerà presto nella One-Mile-High City, ci sarà da faticare e da muoversi ancora sul mercato dei free-agent.

L’unica speranza per i tifosi dei Nuggets è che la crescita dei giovani sia più repentina del preventivato, altrimenti i playoff li vedranno ancora una volta dal divano.

4. Gordon Hayward a Boston

Tanto tuonò che piovve.

Il finale più scontato dell’offseason NBA è andato in scena, non senza patemi per la tifoseria biancoverde, nei primi giorni di luglio: Hayward saluta lo Utah e riabbraccia coach Stevens (suo mentore al college) per la modica cifra di 127 milioni di $ in 4 anni.

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GH e coach Stevens ai tempi di Butler

Colpo vero per i Celtics che si trovano con un terminale offensivo sopraffino che non faticherà ad inserirsi in un contesto tecnico-tattico che già conosce.

C’è un però. Per firmare Hayward (e plausibilmente rifirmare Thomas al massimo salariale la prossima offseason) Danny Ainge ha dovuto sacrificare una prima scelta assoluta (ottenendo in cambio la terza scelta di Phila), un difensore sopraffino come Avery Bradley e un giocatore “di sistema” come Olynyk.

Tutto ciò pagherà a fine stagione? Al momento la bilancia sembra oscillare verso il no. Stevens si trova con un’accozzaglia di ottime ali piccole, con un backcourt impoverito in termini difensivi e con una penuria di atletismo sotto canestro.

Gli Warriors hanno dimostrato che si può vincere proponendo un basket diverso dal “classico” e i Celtics, con le dovute proporzioni, sono sembrati la cosa più simile a GSW nell’ultima stagione.

Tutto dipenderà da Thomas, dalla crescita dei giovani (le prospettive della suddetta scelta numero 3, Tatum, sembrano più che rosee) e da eventuali altri colpi sul mercato. Se arrivasse un lungo atletico, potremmo parlare di una finale di Conference più equilibrata.

3. Jimmy Butler a Minnesota

Coach Thibodeau in panca, Jimmy Butler e Taj Gibson in campo: benvenuti alla reunion dei Bulls versione 2014-15!

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“Sai Jimmy forse quest’anno arriverete ai playoff”

A parte l’ironia, dopo anni di “vorrei ma non posso” oggi Minny ha il dovere (e i giocatori) di rispettare i pronostici, ovvero di centrare almeno la qualificazione ai playoff.

Non avessimo assistito ad una transumanza di talenti da Est ad Ovest, avremmo potuto azzardare anche una semifinale di Conference.

Ad oggi il quintetto titolare recita: Teague, Wiggins/Butler, Butler/Wiggins, Gibson, Towns.

In parole povere: due prime scelte assolute (e futuri dominatori della Lega), un all-star conclamato e due buoni comprimari.

Jimmy Butler aggiunge leadership ed esperienza ad una squadra accusata troppo spesso di “mal di gioventù”. Porta in dote difesa e attacco da top 5 nel suo ruolo, il tutto nelle sapienti mani del coach che per primo ha creato in lui.

C’mon Wolves! Stavolta non si può sbagliare!

2. Chris Paul a Houston

Quando parlammo del colpo ad effetto dei texani non potevamo sapere che sarebbe passato in secondo piano.

CP3 alla corte del Barba è stato una scossa tellurica che rischia di mettere a soqquadro l’intera Lega.

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Due delle prime tre PG della Lega nella stessa squadra

Il talento non si discute, l’esperienza nemmeno. L’unica incognita riguarda la possibile convivenza delle due stars.

Tutto ciò che ruota intorno alla NBA sembra essersi diviso in due fazioni: i favorevoli che sventolano il vessillo del “talento ad ogni costo” e i contrari che si aggrappano al vecchio proverbio del nonno secondo cui due galli nello stesso pollaio fanno solo danni.

Chiunque abbia mai calcato un parquet, a qualsiasi latitudine e a qualsiasi livello, vi dirà che due fenomeni è sempre meglio averli in squadra insieme.

La vera incognita è legata alle magagne fisiche di CP3: un anno di un Paul integro al fianco di un Barba al top della forma proietterebbe Houston appena sotto agli Warriors.

Se poi, come si rumoreggia, dovesse arrivare anche Carmelo…

1. Paul George ad Oklahoma City

Metti l’MVP della Lega, primo a chiudere una stagione in tripla doppia dagli anni 60, recordman All-Time in questa statistica e autentico leader maximo di OKC.

Metti un’ala piccola che nei playoff fa registrare 28 punti+9 rimbalzi+7 assist di media contro LeBron James, non proprio il vostro coach del minibasket.

Aggiungeteci che i Thunder hanno ottenuto la suddetta ala piccola in cambio di un giovane dalle belle speranze (Sabonis) e di uno dal bel, inteso come pesante, contratto senza, di fatto, andare ad intaccare il nucleo che li ha visti al sesto posto ad Ovest l’anno scorso.

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Il nuovo look di PG in maglia Thunder

La somma di tutto questo fa qualcosa più di una buona squadra: abbiamo una degna concorrente per un posto alle Finali di Conference.

PG ai Thunder sarà più di un secondo violino: sarà l’uomo che catalizzerà le attenzioni delle difese le quali dovranno lasciare maggiori spazi a Westbrook, porgendo il fianco al principale terminale offensivo della squadra.

Anche per George l’incognita sarà di natura fisica: se dimostrerà, come sembra aver già fatto nell’arco della scorsa stagione, di aver messo definitivamente alle spalle il tremendo infortunio di tre estati fa (frattura di tibia e perone e conseguente stop di un anno) allora avremo una Contender.

Menzioni speciali in ordine sparso

Gallo finisce a LA, sponda Clippers, entrando in un sistema in fase di ricostruzione: via Paul, via Redick, sono rimasti Jordan e Griffin e sono arrivati Teodosic e Beverley. Quando perdi Paul perdi molto ma in questo caso i playoff sembrano ancora alla portata.

A Philadelphia sembrano avere un conto aperto col destino. Puntuale come le tasse è arrivato l’infortunio della loro prima scelta assoluta, Markelle Fultz. La sfiga, stavolta, sembra essere stata più clemente e la PG dovrebbe tornare a disposizione presto. Al sistema è stato aggiunto JJ Redick, in uscita dai Clippers, e Amir Johnson, epurato dai Celtics. Il tutto passerà, ancora una volta, dalla stabilità fisica dei giovani ma forse sembra l’anno buono per vedere Phila ai playoff.

Ai Lakers è iniziata ufficialmente l’era Ball. Lonzo, scrollatosi di dosso il pesante fardello paterno, sta ingranando e incantando nella Summer League: l’idea di mollare D’Angelo Russell per affidare le chiavi del giochino al prodotto di UCLA sembrava un azzardo, potrebbe essere un colpaccio. L’aggiunta di Lopez sotto le plance, inoltre, garantisce punti sicuri in attacco.

Cleveland e San Antonio sono ferme. Ci si aspettava molto di più per cercare di accorciare il gap coi campioni ma ormai tempus fugit e, soprattutto, di merce preziosa sulla piazza ne è rimasta ben poca.

L’epilogo 2018, salvo slittamento dell’asse terrestre, sarà il medesimo di un mesetto fa.

Daniele Mengato

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