I colpi della Serie A: Douglas Costa

Il ritmo, il virtuosismo, la pausa e il crescendo. Un elenco sparso di elementi che contribuiscono a rendere un’opera artistica emozionante, stimolante, coinvolgente. Sinceramente non credo di poter ambire a padroneggiare anche solo in parte alcune di queste proprietà, ma qui stiamo trattando di un giocatore che necessita non un’asettica descrizione. Un album intero, magari tamarro, da ascoltare con la sessione privata su Spotify.

4×4=12 di Deadmau5 potrebbe dare un contributo notevole all’enfasi musicale che cercheremo a parole di descrivere. Chi può se lo ascolti mentre legge queste chiacchiere sparse (partite dalla 2: some chords), provi ad inanellarle come lui fa con i tocchi, le accelerazioni e le pause su un campo verde.

 

Crescendo

Douglas Costa è un uomo bionico e chi lo ha visto giocare non può negarlo. Alto 1.72m è praticamente inamovibile; nei contrasti arriva prima del suo avversario oppure difficilmente si lascia “rimbalzare”. E’ un giocatore estremamente reattivo: è carente nell’impegno durante la fase difensiva (qui probabilmente dovrà migliorare molto a Torino) ma la sua tensione offensiva lo porta, appena recuperato il pallone, a proiettare il gioco dall’altra del campo. E’ straordinariamente bello osservare le sue serpentine distese fra le due aree di rigore dove ad ogni incontro con un giocatore avversario libera un po’ di esplosività in più, rendendo un contropiede un vero e proprio crescendo entusiasmante per chi lo osserva fuori dal campo, frustrante per chi dentro quel prato ha il compito di inseguirlo.

Al termine di queste lunghissime progressioni, quando per abitudine ci si aspetterebbe il commentatore televisivo pronunciare la solita sentenza “è arrivato stanco, poco lucido”, il brasiliano spesso riesce a pescare un compagno libero (tanto in profondità, quanto in scarico) dimostrando di possedere una grande percezione di ciò che gli succede intorno, anche quando corre come un ghepardo.

 

Pausa

Douglas non fa sempre la scelta giusta, a volte si perde nella leziosità dei propri dribbling o in tiri davvero velleitari; però riesce molto spesso a condurre il gioco grazie alla sopracitata percezione unita ad una intelligenza calcistica davvero particolare. Douglas Costa dà l’impressione di “vedere” il tempo e poterlo gestire a suo piacimento; a volte si avventura verso il centro del campo palla al piede senza un evidente motivo, altre si arresta inspiegabilmente nel bel mezzo di un dribbling. A volte rimane immobile, la schiena leggermente inarcata e le gambe larghe e piegate; lui con il pallone fra i piedi e il suo avversario paralizzato, distante un metro a fissarlo senza osare l’intervento; “cosa fa?” si chiederà il malcapitato e non riesce quasi mai a raggiungere il punto di domanda. Il brasiliano ha recuperato una frazione di tempo di gioco perché sa/vede/sente che il suo compagno sta raggiungendo la postazione adatta per ricevere il cioccolatino che adesso lascia partire con mirabile parabola dal suo delicato piede mancino. Un attimo prima, un attimo dopo. La sensibilità di cogliere i tempi di gioco è uno dei segreti che rendono giganteschi alcuni grandi giocatori e lui dà l’impressione di esserne padrone.

L’esitazione prima del passaggio

 

Ritmo

Il ventisettenne di Porto Alegre è un giocatore che danza sul pallone e sul prato, a volte anche sugli avversari. A differenza di tanti altri sudamericani (soprattutto brasiliani) la musica sulla quale balla è più frenetica. Il tocco del pallone non è più  una carezza a suon di samba ma somiglia ad un tocco solido ed estemporaneo. Alla frequenza delle sue gambe, il pallone è scosso dal susseguirsi di tocchi mai leggeri bensì violenti e intensi e sembra di vedere la sfera di cuoio entrare in risonanza e sgretolarsi in mille pezzi. Il controllo palla in conduzione come in dribbling sembra molto più esercitato a suon di trance hardcore. Quando non è fermo, il nuovo numero 11 bianconero è un tornado indecifrabile, un movimento indefinito del quale si possono conoscere nitidamente solo l’inizio e la fine. Douglas Costa fa letteralmente scomparire il pallone muovendolo con una rapidità e un’imprevedibilità impossibile da intuire e chi decide di provare a fermarlo si ritrova a vivere un istante dove esiste il “fallo di Schrödinger“: può aver fatto fallo o può aver preso la palla, ha gli occhi aperti ma non vede. Spesso finisce con un fallo, per chi non avesse colto l’andazzo.

 

Virtuosismo

Il Brasile c’è eccome nelle sue vene e nei suoi piedi. Dentro quel corpo da androide vive un grande Carnevale di Rio, la saudade provata nella fredda Ucraina alla corte del grande Lucescu e l’amore per il gesto tecnico, la sua sensualità. Douglas Costa è un dribblomane, probabilmente uno dei migliori del Mondo per efficacia e varietà di soluzioni; predilige uscire sul sinistro per tirare o crossare, ma le “skills” che padroneggia unite all’esplosività fisica e l’intelligenza calcistica di cui parlavamo prima gli permettono di far credere al suo marcatore qualunque cosa desideri mandandolo totalmente fuori giri, magari facendolo sedere a terra, oppure superarlo come se fosse un birillo.

Nel calcio moderno, così calcolato e meccanico, la componente impazzita che riesce a saltare l’uomo e creare superiorità numerica è un elemento fondamentale per rompere gli equilibri difensivi dell’avversario. Questo giocatore sembra poter fare davvero al caso della Juventus che era proprio in cerca di un elemento di altissimo livello che desse compimento al modulo adottato da metà stagione. Per prendere la pedina fondamentale i bianconeri sono andati dal Bayern e hanno pagato (pagheranno per il riscatto, più precisamente) un prezzo alto, discostandosi dalle politiche di mercato internazionale che negli ultimi sei anni li hanno portati più ad orientarsi verso il colpo a basso prezzo.

Douglas Costa è atterrato in Italia, sentite la terra tremare?

Alessandro Billi

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