I piskelletti della Dark Polo Gang

La Dark Polo Gang

“La Dark Polo Gang nun se infama” è una delle frasi tipiche pronunciate dai seguaci. Nell’era dell’internet, dove per diventare qualcuno basta un po’ di fortuna e un paio di visualizzazioni su youtube pronte a moltiplicarsi, nascono sempre nuovi cantanti. Insomma la parola cantante forse non è del tutto opportuna. Nel periodo migliore per i rapper, nuovi sono i ragazzi che ci provano. La Dark Polo Gang (abbreviata DPG) viaggia proprio su quest’onda, presentandosi come un gruppo di rapper.

 

I nuovi Backstreet Boys?

I Backstreet Boys, adorati e amati da ogni ragazza del loro periodo, vengono nominati proprio in una canzone proprio della Gang, che scherzando si nomina come nuovi Backstreet Boys. Un lato da non scordare delle boy band è la quasi naturale e ovvia separazione. La Dark Polo Gang, però nasce da un gruppo di amici che poi si butta nel mondo della musica, forse proprio questo dettaglio fa sperare in un’unione più forte.

Se prima le boy band adottavano un genere più commerciale e pop, la DPG cambia strada. “Abbiamo visto che nel panorama dei rapper facevano tutti schifo e allora abbiamo iniziato noi a fare musica”. Queste sono le parole scherzose che hanno spiegato il loro ingresso nel rap. La loro decisione di iniziare a far musica è stata presa in un momento di noia. Diversi in tutto dagli altri artisti del loro genere sono stati apprezzati contro tutte le aspettative.

I componenti della DPG

Composta da cinque ragazzi, la Dark Polo Gang, proviene dalla Capitale. I giovani romani, si differenziano dagli altri rapper per provenire da famiglie benestanti con situazioni sociali agevoli. Arturo Bruni, anno 1994, Nicolò Rapisarda, anno 1991, Dylan Thomas Cerulli, anno 1994, Umberto Violo, anno 1991 e Luke Barker, anno 1994. Questi sono i nomi e gli anni di nascita dei componenti della gang.

Cinque membri, cinque giovani tutti economicamente soddisfatti, ma con un forte desiderio di soldi. Arturo Bruni, in arte Dark Side, conosciuto per essere il figlio del regista Bruni, ha sempre avuto un debole per il rap. Comparsa in più video dell’artista rap Amir, non è il solo a recitare. Nicolò Rapisarda, il Tony Effe della DPG, ha un vero e proprio passato da attore, anche in film di Verdone.

Dylan Thomas, chiamato Pyrex e Umberto Violo, in arte Wayne, invece sono i due “studiosi”del gruppo. Un diplomato e un laureato, che insieme agli altri, incitano i ragazzi allo studio. L’unico con la vita leggermente più complicata è Luke Barker, figlio del rapper Duke Montana, che trascorre gli anni dell’adolescenza tra l’America e Centocelle.

Insomma sono cinque ragazzi coatti che si definiscono liberi di fare ciò che più gli piace. Spiegano infatti, di non avere nemmeno una coerenza e di cambiare idea su ogni cosa. Nonostante questo però si auto producono e ammettono di non volere nessun personaggio per affrontare da soli le loro scelte. Indipendenti e discografici di loro stessi.

L’unicità della Dark Polo Gang

Odiata o amata è la DPG. In un periodo in cui nella musica si cerca la novità, la gang si fa spazio. Unica nel genere rap, la gang si differenzia per il linguaggio ridicolo. Il rap, il classico genere americano pieno di testi profondi, con le canzoni dal linguaggio colto e schietto. Con la DPG invece, il linguaggio cambia. I seguaci hanno l’ironia di capire che nei loro pezzi c’è una totale mancanza di musica.

Tralasciando il produttore (Sick Luke) che si sta muovendo anche a livello internazionale, grazie alla sua bravura, gli altri sono personaggi strani. Rime non chiuse, metriche differenti e lessico ripetitivo non permettono alla Gang di essere chiamati cantanti. Per quanto in Italia il panorama dei rapper non sia il massimo. Ed è proprio questo il loro punto di forza.

Appoggiati sullo scontento generale del pubblico per la mancanza di rapper ai livelli di quelli americani, la DPG si diffonde come un verbo. C’è chi la ascolta per ridere, chi per cantare con loro e imitare il loro forte accento romano e chi, nonostante tutto, li ascolta perché in fondo non sono così male. Le basi invogliano ed entrano facilmente in testa,  ed ecco spiegato il successo di milioni di visualizzazioni su Youtube. La trap, genere che si sta diffondendo tantissimo, ha aiutato molto la gang ad avere un successone con il loro brano “Cavallini“.

La DPG come stile di vita

Al contrario di altri rapper che denunciano la società e hanno fame di soldi come una rivalsa per la loro vita difficile, la DPG, nella sua vita agiata, ha come obiettivo quello di far soldi per comprare casa ad L.A.. Droghe e vestiti di marca sono i loro scopi finali. Un’altra caratteristica apprezzata dai fan è questa totale sincerità, oltre alle numerose dirette su vari social (Instagram e Snapchat) che li rendono partecipi della loro vita.

Nelle loro canzoni vi è una totale assenza di giudizi morali, consigli o presunzione di spiegare la vita a qualcuno. Nei loro video nessuna donna svestita balla in maniera provocante, perché loro “sono già bellissimi da soli”. La DPG si mette semplicemente di fronte al pubblico, pronto a cantare canzoni con l’unico scopo di fare soldi. Che piaccia o meno, non fa la differenza, l’importante è ottenere il loro fine. Non c’è odio nei loro testi e la chiave ironica è stata scelta  per comunicare con tutti.

Insomma piacciono davvero a tanti, e quelli che non li capiscono sono solo dei BUFU. Ovvero, termine coniato da loro, By Us Fuck U. Tradotto con “vaffanculo da parte nostra” o “per noi puoi andartene a fanculo”. Anche il Triplo Sette è un altro loro modo di dire, che deriva dalla combinazione vincente alle macchinette.

Alla fine ognuno è libero di far musica e tutti siamo liberi di ascoltare quello che più ci piace e, in fondo, è anche un po’ quello che fa la Dark Polo Gang.

Rossella Arcangeli

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