Identità da social

I social media: lo specchio del nostro successo o della nostra frustrazione.

I social media ci permettono di costruire, plasmare e apparentemente controllare la nostra identità. Ci permettono di condividere la nostra vita come noi vogliamo, quando noi lo vogliamo e di mostrarci per come noi vogliamo apparire agli altri.

identità da social
VITA REALE VS VITA VIRTUALE

Il 90% delle persone prova a vendere la propria immagine di sé.

L’immagine vincente, la parte migliore.
Una rappresentazione di chi e come vorrebbero essere ma che non li identifica per niente.
Molti vivono alla ricerca continua ed esasperata di visibilità. Consenso e approvazione.
Vogliono esseri approvati dagli altri.
E’ un grido di necessità. Un grido per dire al mondo io sono abbastanza!

I social media: una gara a colpi di likes. Una insensata competizione.

La persona viene valutata in base ai likes e ai followers che ha su Facebook, Twitter, Instagram.
Un mi piace determina la nostra persona. Quanto questa sia apprezzata e quanto questa valga.
Non è poi così diverso da quello descritto dalla serie tv Black Mirror nell’episodio Nosedive in cui, tutte le persone sono iscritte ad un app la quale associa a ciascuno un certo numero di stelle da 1 a 5 in base ai giudizi delle persone. Se la stella la sostituiamo con il like la situazione è la stessa, non cambia. Più stelle o likes hai e più sei popolare e apprezzata. Ma esattamente che vuol dire essere popolari sui social? Vale la pena modificare sé stessi per avere 15 minuti di notorietà in rete?

È un accantonamento dell’identità.

Un’identità uso e getta. Un’identità costruita. Sostituita ad un’altra creata con lo solo scopo di dare dimostrazione ad altri del proprio valore. Ma in realtà, voi almeno lo sapete chi siete?
Perché questo improvviso bisogno di essere approvati da altri?
Anche se non sembra la maggior parte è intrappolata, rinchiusa nei social. Ha annullato il proprio essere.
Sbandierare la propria vita. Rendere pubblico ciò che è e dovrebbe rimanere privato.
Sventolare la propria intimità che poi, siete veramente così nudi come volete far credere?
In quante foto o video pubblicati siete realmente felici? Siete realmente voi?

I social media dovrebbero essere motivo di esplorazione verso noi stessi.

Invece in qualche modo sono stati ridotti ad essere l’unico mezzo che permetta la soddisfazione dei propri bisogni individuali.
Si è arrivati ad un punto critico ormai: si ha bisogno di un like per aumentare la propria autostima, per auto-affermarsi.
Altri hanno il diritto di entrare nella nostra vita.
Di giudicarci e criticarci. Abbiamo dato ad altri il diritto di denigrarci.
Ed è stato rovinato uno dei pochi diritti ancora “permessi” in questo paese: la libertà di espressione.
Nei social non esiste un etica morale. Chiunque può dire e scrivere ciò che vuole.
Non esiste il buon comportamento, e l’educazione è da molti cosa sconosciuta.
Non considerando che il mondo virtuale dovrebbe invece essere una rappresentazione del mondo reale, non una cosa a parte.
Non bisogna tenere i due mondi separati.
Le proprie idee, le proprie opinioni dovrebbero essere espresse con responsabilità e dovuta cognizione di causa.
La libertà di espressione nei social network deve essere esercitata in maniera responsabile così come la libertà di pensiero e di parola e dare ad essa una finalità etica.
Senza dimenticarsi che dietro allo schermo c’è una persona e che tutto ciò che viene espresso attraverso questi mezzi è amplificato e fa arrivare il proprio pensiero anche a persone che potenzialmente non si conoscono, ma ciò non toglie che queste siano persone.
Si vive con leggerezza nella dimensione più ludica delle interazioni social e sociali.
Non bisogna dimenticarsi che il fatto stesso di interagire e comunicare abbia una conseguenza sull’altro.

I pericoli imminenti dei social

Cyberbullismo, sexting. Il 15% dei genitori non è consapevole che il figlio ha sperimentato sexting, il 2% è vittima di bullismo online. Nonostante l’Italia sia uno dei paesi con percentuali più basse rispetto al resto dell’Europa, questi dati non devono passare inosservati.
La tecnologia se non usata correttamente può travolgerci, prendere il sopravvento.  Può avere un risvolto della medaglia. Non rendiamo i social uno stupido gioco, potremo farci male.

Grazia Scano

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