Il paradigma del silenzio

La libertà di espressione è un caposaldo delle normative democratiche e universali. Tutti hanno diritto di parola. Stronzate. Il ruttodromo sociale cui facciamo parte altro non è che la sconfitta della vita sociale, dei valori essenziali per posare il mattone solido di un mondo in via di estinzione. Ci siamo dimenticati del silenzio, l’educazione, il sacrificio, il rispetto. Tutti o quasi si sentono il dovere di giudicare, insultare, criticare oltre i limiti della decenza. Tutti gli uomini tendono al sapere scriveva Aristotele 2400 anni fa: la sua Metafisica era una raccolta di pensieri dettati da riflessioni, dati, ricerche e studi. Ora basta una soffio di vento e tutto svanisce, senza personalità, idee e conoscenza specifica. Siamo all’apice del populismo autoritario, nella società all’olio di palma.

Il silenzio mi è sconosciuto, c’è troppo chiasso in questo mondo. Ho provato a fuggire lontano oltre il caos raccapricciante e imbarazzante degli umani ma non ci sono riuscito. Ho chiuso gli occhi e piegato la testa verso il cielo nella speranza di trovare solo silenzio ma è stato tutto inutile. Un aereo che sorvola così alto, il suono distante di una motoretta, un colpo di tosse, un generatore di energia, una vibrazione.

Il silenzio è il tempo concreto, il momento in cui l’assoluto diventa materia. Sfido chiunque ad ammettere di essere stato in uno stato di silenzio universale senza il disturbo di un minimo cenno di antropofonìa, ovvero il suono di origine umana. Secondo l’ecologo americano Gordon Hempton, da decenni inseguitore di terre lontane e dimenticate, nei prossimi dieci anni la mancanza di suono assoluto rischia di sparire dall’universo.

Il mio Maestro delle scuole elementari, ormai nei lontani anni settanta, uomo integro, elegante, con valori assoluti e irremovibili, soprattutto prima delle festività narrava:  “Mi raccomando, ritagliatevi cinque minuti per riflettere nel silenzio supremo”.

Ascoltare la natura è un’esperienza spirituale, la ricerca di mondi possibili, non propri solo delle tecnologie contemporanee ma desiderati come pace e gioia dell’anima. Quello che rischiamo davvero oggi è la capacità di ascolto: troppo distratti dal minimo rumore, dalla minima distrazione essa sia un’immagine, un tintinnio, un post, un tweet.

Secondo le più moderne teorie della comunicazione, l’informazione non è altro che l’opposto dell’incertezza: in pratica maggiormente mi informo e meno sono incerto. In realtà non è esattamente così, la confusione dettata dall’enorme quantità di informazioni ricevute, talvolta ridondanti, provocano maggiore confusione, incertezza e minore soglia di attenzione.

L’estate scorsa mi è tornato in mente questo stralcio di vita e così ho provato a cercare il silenzio, seppur non assoluto e totale. Il silenzio, così immenso, stimolante, ispiratore, sfuggente e sognante. Ḕ l’alba, la spiaggia è deserta, mi avventuro verso l’acqua, la sabbia è argentata, polverosa. Il tragitto è sufficientemente lungo. Raggiungo il punto appena prossimo laddove le onde mi accarezzano. Mi sdraio, sono solo e lontano dalle luci, dalle auto, dagli schiamazzi provenienti dai bar e dalle finestre spalancate. Ḕ fresco e per un attimo rifletto, mi torna in mente il mio Maestro delle scuole elementari, credo addirittura di aver sorriso e per un attimo credo anche di aver assaporato il significato di pace. Poi, all’improvviso, un suono digitale, orribile, un fracasso, un baccano, un inferno, una suoneria di un cellulare, non è la mia, io il telefono in quest’estate l’ho sepolto. Un telefono cellulare santo cielo! Ma dove, ma chi, perché, che Dio ti fulmini.

Gli umani sono facilmente pungolabili soprattutto per conformismo, poi per accertata influenza sociale sia informativa che attraverso il gruppo dei pari: l’impegno accademico, il comportamento nelle adolescenti, le reti televisive, sono tutti atteggiamenti improntati sull’imitazione e contagio.

L’allegrezza è ormai sepolta, l’odio vive, si nutre delle nostre viscere. I capitani coraggiosi da tastiera forgiano sapere. Spavaldi intellettuali guerrieri. Qualunquisti terrestri e uomini qualunque svestiti di se stessi: professionisti dell’odio.  Esperti di tutto e persino proficui. La miseria e il senso smarrito della vita è qui, presenzia e naufraga nelle nostre menti sopite del nulla. La deriva pericolosa è chiara e imminente. Solo il riso e il pianto rimangono antidoto, l’autenticità.

@LinoChironna

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