Il popolo silenzioso

Il popolo silenzioso

L’evoluzione della specie umana



Comunicazione dell’ultimo millennio

Il profumo di caffè riecheggia per la cucina, lo bevo lentamente mentre leggo sul telefono le ultime notizie. La sveglia suona le 9:00 e la spengo distrattamente. Tra un’ora ho lezione a un corso chiamato “La comunicazione dell’ultimo millennio”. Ho studiato gli scorsi anni che le tecnologie non sono cambiate ma lo è il nostro modo di approcciarci a loro. E’ cambiata la comunicazione umana perché non siamo più in grado di utilizzare le corde vocali. Non so esattamente cosa significhi avere una voce ma ho letto molte documentazioni. Pare che una volta l’uomo fosse in grado di fare lunghi discorsi, di cantare e di utilizzare il telefono non solo per inviare messaggi ma anche per parlare da una parte all’altra del mondo. Oggi non è più così e sembra che questo rumore perenne che gli antenati chiamavano silenzio fosse molto più raro e prezioso.

Così ho deciso di fare delle ricerche ed ho ritrovato degli articoli di giornale che spiegano il perché l’Italia e il resto del mondo siano ormai un popolo silenzioso.

Referendum del silenzio

Uno di questi articoli s’intitolava “Referendum per il silenzio: gli Italiani votano SI”. Il 4 marzo 2018 in Italia ci furono le votazioni per creare un nuovo governo. Il popolo italiano si divise: i partiti più votati risultarono due ma nessuno con abbastanza voti per prendere il potere. Il loro arduo compito avrebbe dovuto essere, a quel punto, quello di trovare punti in comune e governare insieme ma, dopo quasi un anno di consultazioni, non ci riuscirono. Il presidente della Repubblica prese così una decisione: proporre agli italiani un Referendum per il silenzio. Se la maggioranza avesse votato SI, tutto il popolo italiano, partendo dai politici, avrebbe dovuto rimanere in silenzio per un anno per poi rifare campagna elettorale e votazioni. Il presidente, al corrente di aver fatto un’insolita proposta, temeva che in pochi l’avrebbero preso sul serio. Il risultato invece fu stupefacente: gli italiani stanchi e infastiditi dai politici che non facevano altro che temporeggiare, votarono a gran voce SI.

Nell’anno del silenzio le persone impazzite o emigrate all’estero furono molte. Vennero istituite delle pene eccezionali per tutti coloro che provavano a parlare: isolamento temporaneo in carcere. La pena durava fino a quando il carcerato non si mostrava deciso a collaborare oppure rimaneva rinchiuso fino allo scadere dell’anno. Più della metà degli italiani finì almeno una volta in isolamento. Le persone dopo quell’esperienza raccontavano che il silenzio diventava un rumore assordante, costante, a cui non potevano mettere fine e per questo era meglio finire in isolamento senza nessuno con cui avere la tentazione di parlare.

Il benessere ritrovato

Finito l’anno ci fu una nuova campagna elettorale, nuove votazioni e finalmente un governo stabile e democratico che risollevò l’Italia dalla crisi. Gli stati europei rimasero esterrefatti da questo risultato inatteso e imitarono il modello italiano in tutti i paesi con governi in crisi e lotte interne. Molti italiani però, dopo essersi abituati a convivere con il silenzio, non accettarono più il caos del rumore. Decisero così, inizialmente piccoli gruppi e poi tutte le regioni, di abbracciare una vita silenziosa e di parlare solo quando fosse stato strettamente necessario. 

Non solo l’Italia abbracciò questa filosofia di vita ma pian piano lo fecero tutti i paesi del mondo. Gli articoli che ho trovato sono la testimonianza di persone che trovarono una vita nuova grazie al silenzio. Esso permise e permette tutt’oggi di pensare di più e ragionare meglio sulle azioni da compiere. Consente di avere un filtro poiché per comunicare dobbiamo prima pensare e poi scrivere il messaggio o formularlo con il linguaggio dei segni. Il silenzio ha portato benessere e anche se la mia curiosità per la “voce” degli antenati è sempre maggiore sono felice di poter vivere in un mondo migliore del loro.

 

 

 

 

 

 

 

 

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