In my shoes: le denunce degli operai

Il breve documentario di Farolfi e Poeta mostra le storie di tre operai serbi

Passando davanti ad una vetrina, non sempre ci viene da chiederci come è stato prodotto l’articolo che stiamo osservando. Non si pensa a chi ha aiutato a realizzarlo, alle sue condizioni di lavoro, alla sua famiglia o alla sua vita. Stiamo osservando una vetrina e basta. Ma chi produce i vestiti che indossiamo tutti i giorni ha un nome. “In my shoes” è la dichiarazione di tre operai sul loro lavoro in fabbrica.

Scena d’apertura del documentario “In my shoes”

Nelle mie scarpe

“In my shoes” è il breve documentario a opera di Sara Farolfi e Mario Poeta per la Campagna Abiti Puliti e Change your shoes. Quest’ultima è un’iniziativa della Campagna Abiti Puliti a tutela dei diritti dei lavoratori negli stabilimenti tessili, per garantire agli operai delle buone condizioni di lavoro.

E’ risaputo che i grandi marchi preferiscono insediare i loro stabilimenti in zone del pianeta più povere e che sono di “manica larga” riguardo la legislazione. E’ il fenomeno conosciuto come delocalizzazione. Il marchio ci guadagna perché produce di più a prezzi più bassi, il paese anche perché viene pagato. Quelli che non sempre ci guadagnano sono i lavoratori.

In my shoes: il vero costo delle nostre scarpe. Viaggio nelle filiere produttive delle calzature” è il titolo completo. È la storia di Milica, Gabrijela e Stefan, non troppo cruda, non troppo sensazionale, ma vera. Tutto inizia quando a Vranje, in Serbia, apre uno stabilimento Geox. Chi cerca lavoro è felice: Geox è un marchio famoso, sarà una buona opportunità! Ma ben presto gli operai si rendono conto che è un lavoro disumano. Turni senza fine, 5 minuti di pausa in tutta la giornata e un salario che non permette di vivere dignitosamente. Ah, si, ci sono anche le molestie psicologiche.

La campagna italiana dell’associazione Change your shoes

Cosa chiediamo

La Campagna Abiti Puliti (puliti dai crimini in questo caso verso l’uomo), Change your shoes e anche la Camera della Moda italiana chiedono ai marchi tessili trasparenza riguardo la produzione, nonché un trattamento corretto dei lavoratori. Nel mirino di Change your shoes ci sono anche Tod’s e Prada. Cogliere con le mani nel sacco due colossi della moda del genere non è facile, soprattutto perché gli operai hanno paura di parlare.

I media serbi, ma non solo, insieme alle associazioni umanitarie, si sono impegnati per migliorare la situazione degli operai nello stabilimento Geox.

Il punto è che situazioni di questo tipo accadono tutti i giorni anche in Italia sotto il nostro naso. Le industrie in questione sono proprio i marchi internazionali della moda il più delle volte. I loro prodotti vengono pagati a caro prezzo, e i lavoratori non ne ricevono che una minima parte. Senza contare i materiali usati, che forse non sono proprio di qualità.

Il caso della Geox in Serbia fa riflettere sul fatto che solo quando un operaio parla si effettuano dei controlli. Dopo la pubblicazione del documentario si sono affrettati i media. Ancora una volta, bisogna arrivare al caso mediatico per vedersi legittimare dei diritti.

Roberta Grimaldi

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