Inaugurazione di una moschea: si protesta con la porchetta

All’inaugurazione di un nuovo centro culturale islamico i residenti protestano con un banchetto a base di porchetta 

Domenica mattina a San Stino di Livenza, nel veneziano, un gruppo di cittadini ha protestato per l’inaugurazione di una nuova moschea, banchettando con porchetta di fronte alla cerimonia.

Comune di San Stino di Livenza (VE), il fatto è avvenuto in località Bivio Triestina
Comune di San Stino di Livenza (VE), il fatto è avvenuto in località Bivio Triestina

Scendiamo nel dettaglio della vicenda. Per prima cosa l’inaugurazione non riguardava precisamente una “moschea”. È piuttosto un “centro culturale islamico”, ovvero un luogo di ritrovo per la comunità musulmana, in cui vi è anche una sala dedicata alla preghiera. Non è una moschea in senso architettonico del termine (di “moschee” ce ne sono solo sei in Italia). Il procedimento con cui una comunità acquisisce un simile luogo è semplice: almeno tre persone di una comunità costituiscono un’associazione e redigono uno statuto, poi cercano una stanza per creare il centro culturale e infine ricevono le autorizzazioni dal rispettivo comune. E il centro di San Stino di Livenza è dotato delle dovute autorizzazioni. All’inaugurazione erano presenti anche il sindaco del paese Matteo Cappelletto e l’ambasciatore del Marocco, Hassan Abouayoub.

Dall’altra parte della strada una quarantina di residenti. La protesta non è stata violenta. Certamente di cattivo “gusto”: un banchetto con tanto di porchetta. E come ben si sa il maiale è un alimento “haram”, ovvero proibito dal Corano. Erano presenti anche bandiere di San Marco e una raccolta firme, promossa dalla Lega Nord, per chiedere chiarezza sulle autorizzazioni.

Le moschee in Italia

Questo fatto, per quanto possa apparire patetico, fa riflettere sulla questione delle moschee in Italia. Un discorso non solo di cittadinanza e di pacifica convivenza. Ma anche una storia tutta politica: quella della difficile relazione tra lo Stato e l’islam, la seconda religione in Italia.

La grande Moschea di Roma, la più grande in Italia
La grande Moschea di Roma, la più grande in Italia

In un’intervista de La Stampa dello scorso anno all’imam di Firenze, Izzedin Elzir, si comprende chiaramente che il problema delle moschee in Italia è anche politico. Il presidente nazionale dell’Ucoii fa chiarezza per prima cosa su un tema importante: in Italia le moschee cosi architettonicamente intese sono sei, me le atre non sono abusive. Infatti mancano del riconoscimento da parte dello Stato, nel senso che manca un’intesa, ma hanno ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie dalle amministrazioni.

La questione dell’intesa con lo Stato italiano è un argomento intricato. L’imam di Firenze, riferendosi agli articoli 8 e 19 della nostra Costituzione, afferma: “Purtroppo con noi musulmani lo Stato italiano non ha ancora applicato il dettato costituzionale, malgrado siamo la seconda religione d’Italia. La scusa è che noi musulmani siamo divisi ma con i protestanti sono state fatte sette diverse intese e con i buddhisti due intese, una con il rito tibetano e l’altra con Sōka Gakkai”. Il problema è che il Viminale chiede all’islam di comunicare con una sola voce, mentre i musulmani vivono una forte frammentazione interna. La speranza dell’imam e, al tempo stesso la sua proposta risolutiva, è molto semplice: l’islam in Italia presenta due realtà che chiedono l’intesa con lo stato. Quest’ultimo dovrebbe verificare i requisiti di entrambe le parti e scegliere di fare due distinte intese, o scegliere di fare un’intesa con la parte che ritengano più rappresentativa. Non di certo applicare un trattamento speciale a tutti i musulmani.

La paura del terrorismo

Tornando alla protesta di San Stino di Livenza, tali comportamenti da parte dei cittadini si possono comprendere, da un certo punto di vista. Sono ancora vivide, infatti,  le vicende terroristiche che hanno portato alla chiusura della moschea di Mestre. L’ombra del terrorismo, quando si toccano certi temi, è sempre presente. E quando si parla di terrorismo si parla di odio religioso. Quando si parla di odio religioso si parla di ignoranza e conseguente diffidenza. Allora c’è da chiedersi: un centro culturale islamico in più, non va proprio in direzione opposta a questa escalation?

Samuele Nardi

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