Incontri ravvicinati del terzo tipo: Lonzo Ball

“Una distorta figura stava arrivando dal deserto, ogni tanto confondendosi coi cespugli di saggina, ma­scherata dalla sabbia scura che la tempesta di vento sollevava a quintali.”

L’incipit del capolavoro di Spielberg, “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, calza a pennello col nuovo fenomeno del basket a stelle e strisce: una figura dai tratti indefiniti, esce dal deserto (del Nevada) per presentarsi al mondo.

Stiamo parlando di Lonzo Ball, stile di gioco unico, uscito dalla Summer League di Las Vegas con un titolo di squadra (vittoria dei suoi Lakers in finale contro Portland) e uno personale (MVP).

Nel nome del padre (?)

Tutto ciò che ruotava attorno a Lonzo prima del suo debutto sul parquet “dei grandi” si poteva considerare una trasfigurazione delle boutade del padre-padrone.

I deliri di onnipotenza estivi del signor LaVar sembravano l’inizio della fine per l’ennesima buona promessa in uscita dal Draft. La prima prestazione in SL ha fatto andare in brodo di giuggiole i detrattori: 5 punti, 4 rimbalzi e 5 assist con un mesto 2-15 al tiro.

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La prima azione ever di Lonzo in maglia Lakers. Discreto passaggio

Una prestazione così, alla luce degli Osanna del padre, avrebbe potuto abbattere un bisonte ma evidentemente non il nostro Lonzo.

 

Da lì in avanti il tabellino recita due triple doppie realizzate e altre tre sfiorate (di cui una giocando solamente 3 quarti), con una prestazione da 36 punti e il conseguente titolo di MVP in saccoccia, anche senza aver giocato la vittoriosa finale (fuori precauzionalmente per problemi fisici).

Le sue medie nelle 6 gare disputate recitano: 15 punti, 6.5 rimbalzi e 8 assist. Non male per un “playmaker” ai primi allenamenti estivi.

Tutto questo è arrivato lontano dal tam-tam mediatico scatenato dall’ingombrante figura paterna: mai una parola di troppo, polemiche a zero ed un sorriso stampato costantemente sulle labbra da ragazzino che sta vivendo un sogno.

It’s business, baby!

Oltre agli aspetti prettamente tecnici, la famiglia Ball si porta appresso delle prospettive di guadagno a breve-medio termine non indifferenti. Da vecchia volpe qual è, il buon LaVar ha fiutato l’odore dei dollaroni che la prole gli potrebbe far guadagnare da qui in avanti decidendo di fondare un proprio brand: il BigBallerBrand.

Il prodotto di punta del marchio delle 3B non poteva non celebrare la firma di Lonzo coi Lakers. Post draft, infatti, sono state presentate le Zo2: Sho’time!, se le voleste acquistare non fatevi problemi: la spedizione dagli USA è inclusa nella modica cifra di 495$.

Perché vi sto facendo tutta questa pippa sul marketing dei Ball? Perché i detrattori di LaVar (ma fan di Lonzo, categoria tutta da scoprire ancora) sostengono che il primogenito giochi peggio con i calzari di paterna invenzione, brillando invece con le scarpe della concorrenza.

Durante la Summer League, infatti, i preziosissimi piedi di Zo hanno calzato, nell’ordine: le ZO2 (per due gare), un paio di Nike viola firmate KB (e, si mormora, indossate dal Mamba stesso), un paio di Adidas della collezione Harden, le nuove UnderArmour di Steph Curry (anche in questo caso sembra siano state inviate da lui) e un paio di Jordan 31.

In termini di prestazioni sul campo, il risultato è stato il seguente:

da sbnation.com

Ebbene sembra che i panni scelti dal padre gli siano proprio stretti…

 

L’aspetto tecnico

Al di là delle sterili considerazioni appena fatte, piacevoli e rilassanti da fare in clima estivo, cerchiamo di capire tecnicamente cos’è Lonzo Ball.

La premessa, intanto, è che non possiamo totalmente basarci sulla Summer League, un torneo estivo per rookies, sophomores e giocatori NBA solitamente fuori rotazioni o in cerca di contratti appetibili. Contesto, in ogni caso, già diverso rispetto a quello del college.

Lonzo ha dimostrato dal primo istante di avere una visione di gioco straordinaria e delle mani da passatore delicate che gli permettono di mettere la palla dove i suoi occhi la immaginano. Rivedetevi la gif precedente per capirlo, erano passati meno di 20 secondi dal suo debutto in maglia Lakers.

La stazza fisica (poco meno di 2 metri di altezza), associata ad un’esplosività quasi da “piccolo” e a delle braccia lunghissime, lo rendono il candidato ideale per interpretare l’all around player, ovvero ciò che l’NBA del futuro richiederà sempre più spesso.

Molti hanno paragonato Lonzo ad un giovane Jason Kidd, paragone che ci può stare anche se Lonzo sembra più esplosivo e con margini di crescita maggiori. Non vorrei azzardare ma il paragone vero e proprio i Lakers lo hanno (ri)messo sotto contratto da appena qualche mese e risponde al nome di Magic Johnson.

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Un PM con movimenti da lungo in post. Chi mi ricorda? Ah, Magic!

Paragonare le rising stars di oggi a quelle del passato è uno sport nazionale per ogni disciplina, ovviamente Lonzo sarà un qualcosa di unico e misurarlo con i valori di qualcun altro lascia un po’ il tempo che trova.

Tuttavia, qui siamo di fronte ad un possibile crack perché, oltre a quanto già detto, questo difende, quando vuole, ma difende davvero e in più ha dimostrato al college di saper tirare (ok, a Las Vegas non proprio, ma migliorerà).

Non sarà mai uno specialista di un aspetto del gioco ma sarà dentro al Gioco, così come vuole la Lega oggi: supereroi che sappiamo fare di tutto e tutto al meglio. Westbrook e LeBron, una tripla doppia di media in RS e nelle Finals rispettivamente, ne sono l’incarnazione.

Proveremo a vedere se anche il giovane Ball saprà banchettare al tavolo dei grandi.

Daniele Mengato

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