Zverev con la coppa

Internazionali di Roma, chi sale e chi scende

Un torneo pieno di sorprese quello degli Internazionali di Roma, tra promesse in crescita esponenziale e campioni in crisi

Gli Internazionali di Roma non sono uno slam. Non lo sono e mai lo saranno. Per organizzazione e logistica neanche si avvicinano. Ma c’è un sapore, un sapore strano, che regna durante tutto il torneo. Sarà il calore del pubblico, sarà l’atmosfera magica che si respira a Roma, sarà il fascino della Città Eterna. Ogni anno qualcosa di particolare capita. Ogni anno i migliori giocatori fanno del loro meglio per ben figurare. Non solo sono le prove generali per il Roland Garros, ma gli Internazionali sono anche un torneo completo, seguito, avvincente. Tutti i migliori vi partecipano e la concentrazione, la voglia, la determinazione e il gioco la devono fare da padroni, molto più che in tanti altri Masters 1000. Anche quest’anno le attese non sono state per niente deluse, tanto da giustificare appieno la decisione da parte di Sky di inserire il Foro Italico come la sede degli studi settimanali legati al calcio e quella di trasmettere in chiaro la fase finale del torneo. Roma Caput Tennis, per una settimana almeno.

Chi sale e chi scende

Ma cosa ci hanno detto nello specifico questi internazionali? Chi sono stati i protagonisti maschili in positivo e in negativo?

Chi sale: Zverev

Si parte sempre  dal vincitore, Alexander the Great. 1997. Ecco, se non è chiaro a tutti questo non è l’anno della sua Prima Comunione. No. È l’anno di nascita. E quando accosti il fatto che sia vent’enne a quello di vincere un 1000, come prima cosa ti vengono in mente i pochi che ci sono riusciti prima di lui. Per capirsi, nella lista ci sono Nadal e Djokovic. Quello che spaventa è il livello di gioco che sta proponendo. Non si spegne mai, ha un ritmo indiavolato, è rapido e gioca un tennis completo. Da inizio anno sta salendo alla ribalta con prestazioni sorprendenti che fanno pensare che il futuro sia tutto suo. Della serie, se si permette di battere il numero 2 al mondo nella sua prima finale di un 1000, in due set, si provi solo a immaginare cosa succederà tra qualche anno. Next Generation is coming!

Chi sale: Thiem

È vero, si è fermato solo alla semifinale, perdendo anche in malo modo di fronte a Djokovic. Sarebbe un passo indietro dunque. Invece di motivi per sorridere Dominic Thiem ne ha. Roma gli ha regalato una vittoria importante, che forse gli può servire per un futuro prossimo e remoto. Ai quarti si è sbarazzato di Nadal, ovvero colui che l’aveva battuto nelle precedenti due finali e che sulla terra battuta quest’anno sembrava imbattibile. Thiem l’ha battuto fornendo un’ottima prestazione, dimostrando di aver compreso i punti deboli dello spagnolo. Della serie, sbagliando si impara. E chissà che impari anche dalla sonora sconfitta patita con Djokovic. A quel punto avremo sicuramente un campione.

Chi sale: Djokovic

Se leggi Djokovic pensi solo alla vittoria, altrimenti è piena delusione, spedizione fallimentare. In questo caso no. In questo caso è giusto ridare il benvenuto al serbo. Per larghi tratti del torneo è tornato ad essere lo schiacciasassi che tanto bene ci aveva abituato negli anni passati. Le prestazioni contro del Potro e Thiem fanno ben sperare tutti i tifosi di Djokovic, avendolo visto nelle sue migliori vesti da inizio 2017. L’annuncio poi dell’accordo raggiunto con Agassi come nuovo allenatore non fa altro che alimentare le possibilità di riscatto da parte del serbo. Djokovic-Agassi. Attenti a quei due!

Chi scende: Murray

Murray indispettito
Murray indispettito e nervoso dalle sue performance

La vera delusione di questi internazionali resta il povero e anonimo numero 1 e detentore del torneo Andy Murray. Ha perso con Fognini, che per carità ha giocato con un Foro Italico tutto a favore. Ma ha perso male, come del resto ha fatto in quasi tutti i tornei sin da inizio stagione. È lento, impacciato, nervoso. Sebbene le sorprese siano spesso dietro all’angolo, soprattutto nel tennis, si fa molta fatica a pensare a una rinascita dello scozzese. Attualmente è un giocatore perso in sé stesso (c’entrano veramente poco gli avversari) e solo un buon Roland Garros e un buon Wimbledon possono in un qualche modo rimetterlo in carreggiata. Ma deve volerlo lui. Ed effettivamente le condizioni al momento proprio non si vedono.

Chi scende: Wawrinka

Stesso discorso deve essere fatto col povero Wawrinka, o forse con la fotocopia in bianco e nero dell’originale. C’è da considerare il fatto che, come per Murray, non sia propriamente la sua superficie (nonostante ci abbia vinto il Roland Garros nel 2015). Ma queste, come altre, sembrano sempre più considerazioni tralasciabili di fronte al livello oggettivo di tennis che lo svizzero sta proponendo sulla terra. Lontano, lontanissimo è il ricordo dell’Australian Open di quest’anno giocato a livelli discreti. Veramente impalpabile.

Chi scende: Nadal

Il ‘King of Clay’ ha purtroppo confermato una storia di amore-odio nei confronti di Roma (per quanto 7 titoli possano essere considerati ‘pochi’). Ha anche tutte le attenuanti, c’è un motivo per cui nessuno, nemmeno lui, è mai riuscito a completare l’en plein. In effetti abbiamo visto un Rafa stanco, poco produttivo e sorpreso dalla prontezza di Thiem. Anche se uscire ai quarti a Roma non è da lui, eviterei allarmismi in quanto a condizione e performance. È ancora lui il favorito per il Roland Garros e di sicuro non sarà un torneo giocato così così a minare le sue certezze e le aspettative da parte degli addetti ai lavori.

Abbiamo solo una settimana di attesa e poi finalmente scopriremo cosa accadrà in quello che si preannuncia come l’incerto Open di Francia. Buona visione a tutti!

Filippo Tessarollo

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