Internet e la generazione 2.0

Internet: la soluzione (?)

Nell’era dei giovani 2.0 il web sembra essere l’unica via d’uscita dalla crisi lavorativa per una generazione che è stata sedotta, poi abbandonata dal benessere pre-crisi. Rappresenta il rifugio più sicuro dove custodire le proprie speranze.

Dipendenza da internet

Come riporta il quotidiano Il Tempo, si chiama “Sindrome da Capitan Uncino”e in pratica identifica la dipendenza da smartphone di cui sono affetti gli italiani. Stando agli ulitmi dati, il 77% dei nostri connazionali possiede almeno uno degli 83 milioni di smartphone attivi nel Belpaese, mentre il report Digital Social e Mobile 2015 ha rivelato che in Italia il 36,6 milioni di persone sono attive su internet con 28 milioni di profili social, su cui passano oltre 2,5 ore al giorno di connessione. Senza contare le 130 milioni di chiamate effettuate ogni giorno col telefonino.
Una dipendenza che gli esperti hanno ribattezzato prendendo spunto dal celebre personaggio di Peter Pan, visto che la tecnologia costringe le persone ad utilizzare solo la mano libera dal moderno “uncino”, lo smartphone.

Lo stesso Albert Einstein aveva dichiarato: “temo il giorno in cui la tecnologia supererà le interazioni umane. Il mondo avrà una generazione di idioti”, purtroppo quel giorno è oggi.
Una realtà strettamente tecnologica, e un internet sempre più incisivo e deciso ad impadronirsi di noi e deciso a conquistare il pieno controllo delle nostre vite.
Come? Semplificando ogni nostra azione con un semplice clic. Basti andare su Play Store per rendersi conto di come il mondo digitale abbia preso il sopravvento, di come manovri  le nostre stesse vite ed influenzi i nostri pensieri.
Un mezzo che possiede tutte le risposte alle nostre domande, capace di soddisfare tutti i nostri bisogni e di far fronte ad ogni nostra necessità, o almeno così ci piace credere. Un mezzo che si è ridotto essere il centro dei nostri desideri, che ci aiuta a risolvere ogni nostro problema senza faticare grazie anche all’aiuto delle tantissime e utili(?) App che ad esempio possono facilitare la ricerca del lavoro inviando il nostro curriculum comodamente seduti sul divano.

Come disintossicarci da una tecnologia sempre più presente dalla nostra vita? Come riuscire a governare il mondo digitale senza diventarne schiavo?

Nuove prospettive lavorative, nuove critiche


L’avvento e lo sviluppo di internet ha portato con sé nuove figure professionali come quella degli Youtubers e Bloggers di vari generi, che stanno dando un forte impatto modificando la maniera di comunicare, di informare e persino quella di intrattenere.  Tuttavia, in molti si chiedono se queste nuove professioni possano effettivamente essere denominate come veri e propri lavori, forse abituati ad associare la parola lavoro con lo sforzo fisico o le ore da passare in ufficio.
Ci si chiede poi se queste possano realmente assicurare una carriera a lungo termine o se rappresentino una falsa illusione, una nuova scusa, quella dei giovani, per non sporcarsi le mani: un nuovo stratagemma per faticare meno e guadagnare di più vista la mancanza di manodopera, perdita di lavori artigianali e agricoli.
Una generazione che ha perso la bussola. La stessa però che è stata lasciata senza lavoro, senza un futuro, che è stata messa alle strette e ha dovuto fare di necessità virtù; a cui è stato insegnato che per vivere bisogna lavorare, che in Italia il lavoro è un diritto, ma a cui vengono offerte solo (non) risposte.
Una generazione vittima dell’apparenza , che si preoccupa più per come appare che per com’è realmente, che vive di likes e followers

La domanda quindi sorge spontanea, è veramente la mancanza di voglia l’unica causa che spinge i ragazzi a cercare lavoro in internet o è la società stessa che fin dall’inizio puntava a questa situazione?
E’ giusto riconoscere le proprie responsabilità e non dare peso o colpa a nessuna generazione, siamo il frutto della precedente e loro sono il frutto di quella prima.
Per quanto la generazione 2.0 stia facendo un uso sbagliato ed eccessivo di internet, perché affascinati da questa nuova realtà, -così come lo sono gli anta-  bisogna permettergli di sbagliare e dargli il tempo di capire che la vita non deve essere ridotta al  solo web. 

Fenomeno

E’ un mondo vasto quello del web ma allo stesso tempo in cui è difficile addentrarsi  pieno di competizione in cui la maggior parte delle volte non spiccano le vere qualità di una persona, ma in cui prevale lo spettacolo e vince il fenomeno.

 

Grazia Scano

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