La corsa per il numero 10, Theresa May contro Jeremy Corbyn

Jeremy Paxman ha intervistato Theresa May e Jeremy Corbyn in vista delle elezioni nel Regno Unito. Non ci è andato piano.

Parlare di numero 10 nella settimana dell’addio di Francesco Totti fa venire ancora il magone. Nel nostro caso, però, parliamo di un numero civico, situato a Downing Street, Londra, dove oggi si trova Theresa May in qualità di Primo Ministro.

Parliamo di una corsa che finirà l’8 giugno quando i britannici andranno a votare per decidere se continuare con Theresa May o passare ai Labouristi di Corbyn.

Quando Theresa May ha deciso di indire le elezioni, il Labour sembrava completamente fuori dai giochi. Il 18 aprile, quando la PM annunciava le elezioni, il partito Conservatore veniva dato al 43,2% mentre il Labour era solo al 25,4%.

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Fonte: Telegraph

Le cose da allora sono cambiate, come si vede dal grafico, che arriva fino al 27 Maggio, i Labouristi hanno guadagnato consensi. I Conservatori, da parte loro, hanno visto crescere i consensi soprattutto all’inizio del mese di maggio, dopo alcune vittorie schiaccianti nelle elezioni locali, arrivando il 15 Maggio al 47,7%. L’ultimo dato fornitoci dal Telegraph registra invece il 44,2% di consensi.

L’intervista

Theresa May ha sempre rifiutato di partecipare ad un dibattito con Corbyn. Questa scelta ci ha privato di uno dei momenti più graditi agli spettatori della politica. Niente stranezze alla Trump né attacchi feroci come in Francia.

Potete anche non guardare il video, basta il titolo.

Il 29 maggio però Corbyn e May sono apparsi separatamente nello stesso programma a farsi intervistare dallo stesso giornalista: Jeremy Paxman.

Due parole sull’intervistatore vanno spese. Jeremy Paxman è famoso per il suo stile definito “pugilistico”. Su internet si trovano vari video dove Paxman tartassa gli intervistati fino allo sfinimento.

Paxman non ha fatto sconti a Corbyn e May nell’intervista di lunedì. Per capirci, la prima domanda a Theresa May è stata:

“Quando ha capito di avere la risposta sbagliata alla più grande domanda politica dei nostri tempi?”.

Theresa May

La tocca piano

Jeremy Corbyn

Il primo ad essere intervistato da Paxman è stato il leader del Labour Party, Jeremy Corbyn. Il leader labourista è stato ampiamente criticato nell’ultimo periodo. Nonostante ciò, durante l’intervista, ha mostrato grande calma e fermezza e per questo è stato particolarmente apprezzato.

In particolar modo Corbyn è riuscito a sfuggire al pressing di Paxman che chiedeva costantemente perché alcune delle idee più care al leader del Labour non fossero presenti nel manifesto del partito.

Corbyn ha cominciato aggirando un po’ la domanda ma proprio il pressing dell’intervistatore gli ha permesso di spiegare come si crei un manifesto e come lui non sia un dittatore ma un leader di un partito, anche e proprio per la sua capacità di conciliare idee diverse.

“Non dovresti mai essere così potente da non poter ascoltare gli altri e imparare qualcosa da loro. La leadership è tanto usare questo [gesto al suo orecchio] quanto usare questo (indicando la sua bocca).”

Theresa May

Theresa May è stata accolta come raccontato prima. Ha provato a rispondere alla scomoda domanda. Paxman, però, le ha subito chiesto in quale momento avevesse cambiato idea sulla Brexit, visto che prima del voto riteneva il Remain la scelta migliore.

Theresa May ha risposto alla sua maniera. Il popolo ha votato e il compito del politico è quello di “consegnare”, portare a termine, to deliver, in Inglese. Poi ha detto che dopo il voto ha pensato di poter fare della Brexit un successo. Jeremy Paxman non è sembrato troppo convinto.

But you don’t really believe in it, do you?

Il giornalista infatti ha sottolineato una serie di repentini cambiamenti di opinione di Theresa May fino ad arrivare a dirle

Se io fossi a Bruxelles e guardassi a lei come la persona con la quale devo negoziare penserei “questa è una sbruffona che crolla ai primi segni di lotta!”

Theresa May non l’ha presa benissimo, e se cliccate sul link sopra potrete vedere la sua faccia dopo la domanda. Paxman non le ha dato nemmeno il tempo di rispondere. Subito le ha ricordato che lei stessa aveva promesso che non si sarebbe votato prima del 2020.

A questa affermazione, però, la May ha risposto saggiamente. Ha spiegato come le circostanze la avessero obbligata a cambiare idea, e che l’obiettivo fosse di rendere la Brexit un successo.

Alla fine dell’intervista Theresa May ha avuto modo di ripetere un altro dei suoi slogan “No deal is better than a bad deal”. Paxman non è riuscito ad avere una risposta chiara (evento!).

Il risultato finale

Alla fine un po’ tutti hanno detto di essere usciti vincitori da questo confronto. Non ci sono stati particolari colpi di scena ed entrambi i leader continueranno per la loro strada.

Paxman è stato criticato da altri giornalisti. In effetti il giornalista ha interrotto spesso Corbyn e forse ha calcato troppo la mano con Theresa May. L’obiettivo, però, era sempre di ottenere risposte a domande precise, evitando inutili giri di parole.

Sonia Sodha ha detto in un podcast del Guardian che Corbyn ha forse fatto un po’ meglio della May. Nonostante ciò è difficile che la performance di lunedì sposti molti voti. I dibattiti servono più agli highlights di youtube che a guadagnare voti.

Per sapere se è vero basterà aspettare una decina di giorni. Un altro voto ed un’altra elezione, e vedremo cosa deciderà il popolo della Brexit

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