Io, robot sessuale

Le donne diventano robot

I robot sessuali inneggiano alla violenza sulle donne?



Harmony, che l’armonia non sa cosa sia

Harmony ha circa vent’anni. Chioma rossa, lentiggini sul viso, occhi verdi. Una bellezza mozzafiato, una di quelle ragazze che collezionano almeno una trentina di occhiate al giorno nel tragitto casa-lavoro. Peccato che Harmony non sia in grado di camminare, né di accorgersi delle occhiate che qualcuno potrebbe rivolgerle. Questo perché Harmony non è propriamente una ragazza, Harmony è un robot il cui unico scopo è quello di soddisfare sessualmente chiunque la possieda.

Matt McMullen è fondatore e amministratore delegato della Abyss Creations, la più famosa casa della bambola sessuale al mondo: si trova a San Marcos, in California. Inizialmente si trattava di costruire real doll – McMullen l’ha fatto per oltre vent’anni, dal 1997 -. Adesso, la svolta: robot sessuali.
La Abyss sottosta a Real Doll, il marchio commerciale che distribuisce le creazioni di McMullen, e a Realbotix, che si occupa delle tecnologie che animano le ragazze fake. Animagnetic si occupa, per esempio, della testa dei robot: proprio come nella puntata di FuturamaI dated a robot”, in cui Fry compra online una bambola con la testa di Lucy Liu, oggi è possibile scegliere il viso della propria compagna di letto. E qualcuno, il giapponese Senji Nakajima, sembra aver preso alla lettera le volontà di Fry, in quanto costruisce dei robot identici alle attrici desiderate. Matt Groening ne sarà orgoglioso.



I progressi di McMullen e i passi indietro della nostra società

Mastro Geppetto McMullen – così l’ha definito Le Monde – ha da poco creato la discepola di Harmony, Solana. Grazie ad un’app collegata al robot, il cliente può controllare i suoi movimenti, le sue espressioni facciali, e probabilmente un giorno potrà anche farle dire ciò che preferisce. “Ai suoi ordini!” insomma. Le neo-creature di McMullen come Solana saranno disponibili entro la fine dell’anno al costo di circa 15mila dollari, e sono già tantissimi i futuri acquirenti delle bamboline robot. I creatori le vedono come degli oggetti terapeutici in grado di rendere più felici i propri clienti che, se non avessero questo tipo di compagnia, – illusoria, non dimentichiamolo – rimarrebbero soli.
E alla domanda “Qual è il tuo sogno?” Harmony è programmata per rispondere che il suo unico obiettivo sia dare piacere e felicità al proprio compagno, diventando la ragazza dei suoi sogni. La ragazza.

C’è chi dice no

Secondo Kathleen Richardson, le bambole del sesso si basano sulla concezione che le donne siano un oggetto da possedere. Alcuni dicono che siano solo strumenti di masturbazione, ma coloro che le vendono parlano di vere e proprie relazioni con questi robot: prima può essere la tua ragazza, poi potrai anche sposarla. Kathleen, antropologa, sostiene che il sesso sia e debba continuare ad essere un’esperienza umana: non dovrebbero esserci corpi considerati come proprietà o oggetti. Ed è su questo concetto che si basa l’associazione Campaign against sex robots, fondata nel 2015 dalla Richardson e altre professoresse universitarie.

Le bambole non sono altro che donne i cui orifizi hanno una sola funzione, essere penetrati”, e la vendita di robot sessuali abbassa le inibizioni degli uomini ad andare con delle prostitute, che verrebbero trattate come dei robot. “Mi puoi trattare come una donna non ti permetterebbe mai di fare” cita lo slogan di una delle bambole. Le vittime di questo gioco diventato ormai troppo serio per essere considerato tale, sono anche gli uomini: questa logica trasformerebbe le relazioni in nient’altro che merci. Secondo McMullen, si tratta solo di robot il cui unico scopo è soddisfare il proprio cliente. Il fatto che siano identiche a persone di genere femminile, di bell’aspetto, seminude, con forme che rasentano la perfezione, non le rende assolutamente accostabili alle donne. Figuriamoci. Una donna vale circa un’unghia di Harmony.

La cronologia dice Rough Porn

Ma parliamo del Rough Porn. Si tratta di una categoria pornografica in cui, nella maggior parte dei casi, la donna ha un ruolo passivo e piegato alla sessualità aggressiva del partner. Nessun giudizio: si tratta di sesso più brutale, estremo e ruvido. L’importante è che la parola chiave sia consensualità. “Apprezzare una degradazione consensuale rende una donna meno femminista?” si chiede la terapista di coppia Yana Tallon-Hicks su Mashable. In un’epoca in cui si sta prendendo coscienza degli abusi di cui le donne sono sempre più spesso vittime silenziose, il rough sex può sembrare qualcosa di sbagliato. Eppure no, non ha niente a che vedere con il femminismo, almeno fintanto il rapporto sia consenziente, libero e non oltrepassi le mura della camera da letto (o del bagno, della cucina, insomma, a voi la scelta). I dati odierni, però, mostrano come i siti porno stiano collezionando sempre più utenti interessati a queste pratiche, che hanno ormai superato le mura della timidezza, della vergogna, e forse anche della privacy. Gli uomini sembrano essere confusi a riguardo: d’altronde le donne continuano a inneggiare al femminismo, al rispetto, alla protezione del proprio corpo. E allora come bisogna comportarsi? Dovete sapere che fantasie sessuali e rispetto della persona sono cose completamente diverse: è necessario, anzi essenziale, comprendere la differenza tra una violenza sessuale e una brutalità condivisa, intima, rispettosa, limitata. I desideri sessuali, seppur spinti e controversi, non si traducono automaticamente in autorizzazione alla violenza.


Che confusione, sarà perché sbagliamo

Come l’esistenza di Harmony – entrata di prepotenza nel mondo dell’avanguardia tecnologica e restia ad abbandonarla – non dovrebbe essere uno strumento per sfogare le proprie voglie sessuali abituandosi a trattare le donne come meri oggetti e senza che queste possano rifiutarsi di fare qualcosa, così il rough sex non dovrebbe tradursi in violenze o abusi giustificati. Il rischio è quello di confondere la realtà virtuale con la realtà di tutti i giorni. Il rischio è quello di abituarsi a trattare le persone come semplici corpi a propria completa disposizione, 7 giorni su 7 e 24 ore su 24. Il rischio è quello di entrare in una puntata di Black Mirror senza accorgersi di esserne il protagonista.

 


E se cambiassimo prospettiva?

C’è da considerare un’altra opzione: è possibile che dei probabili stupratori, avendo qualcosa che replichi le sembianze di una donna priva di sentimenti, soglia del dolore e senza alcun tipo di diritto, possano sfogare le proprie frustrazioni su quel qualcosa in modo da non sfogarsi sulle donne reali? Gli atti violenti hanno conseguenze sulle persone viventi, ma se ci fosse qualcosa che non ne soffrisse? Ciò potrebbe – e dico potrebbe – diminuire il numero di maltrattamenti su coloro che, al contrario, subirebbero tragiche conseguenze, sia psicologiche che fisiche. Si tratterebbe di un modo “sano” di utilizzare ciò che la tecnologia ci ha fornito, imparando a gestirla, anche se può sembrare assurdo, nel migliore dei modi.

Così come l’alfabetizzazione al porno, accompagnata dall’educazione sessuale, potrebbe migliorare le idee degli adolescenti sul piacere, l’intimità e i ruoli di potere, anche l’utilizzo dei robot sessuali analizzato in un’ottica differente potrebbe stupirci. Pensare che qualcuno sfoghi le proprie frustrazioni su un corpo fatto di silicone e ferraglia risulta macabro e di cattivo gusto: questo perché, come ripetuto prima, quei corpi hanno le sembianze di una donna. Ed è per questo motivo che una soluzione del genere potrebbe risultare l’unica via per accettare la compravendita di bambole come Harmony all’interno del mercato del sesso. Il problema è che suona ancora impensabile, quasi impronunciabile. Il problema neanche sussisterebbe, se nessuno le avesse create.

 

 

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