“Pick me last again” Come dominare l’NBA da 175 cm di “altezza”

Per i pochi che non lo sapessero, nel basket NBA (e in tutti gli altri sport professionistici americani), i nuovi giovani prospetti usciti dai College o dai campionati del resto del mondo, vengono scelti attraverso il Draft. In maniera semplicistica, questo non è altro che una lotteria alla quale partecipano tutte le squadre della Lega, le quali possono scegliere i giocatori con una priorità diversa a seconda del loro posizionamento in classifica l’anno precedente (es. se arrivo ultimo in regular season avrò molte possibilità di poter scegliere per primo al Draft).

Quella che vi presento oggi è, oggettivamente, la più grande “Steal of the Draft” della storia. Se, infatti, tutti i riflettori sono rivolti alle prime 10-15 scelte, spesso le restanti sono arricchite da buoni comprimari o da giocatori destinati a lasciare segni tutt’altro che indelebili. Isaiah Jamar Thomas, classe ’89 da Tacoma, Washington, è l’Eccezione che conferma la regola.

Dopo un’ottima carriera universitaria con i suoi Huskies, IT si rende eleggibile per il Draft del 2011 (quello di Irving, Thompson e Butler, per intenderci). Passano i minuti, passano gli slot disponibili e le speranze di essere scelto si riducono al lumicino, fino a che il futuro Commissioner Adam Silver pronuncia la fatidica frase: “with the 60st pick, in the 2011 NBA Draft, the Sacramento Kings selected Isaiah Thomas from the University of Washington!”.

La scelta passa in sordina, nessuno considera questa PG di 175 cm un possibile crack: sarà un buon comprimario, se va bene, altrimenti andrà a svernare in Europa o in Cina.

Le prime 30 scelte del Draft 2011, per le altre il tabellone non è reperibile…

 

Peccato che per Isaiah l’ultima scelta disponibile sia come un pugno in pieno viso. Abituato a convivere con la diffidenza di chi crede che il basket sia solo uno sport per giganti, trova ulteriori motivazioni dal Draft e fa subito parlare il campo: due volte Rookie del mese e inserito nel secondo quintetto All-Rookie del 2011-2012.

 

Resterà altri due anni a Sacramento (dove toccherà anche i 20.3 punti di media),  prima di trasferirsi, via Phoenix Suns, definitivamente a Boston. Coi Celtics di coach Stevens, Isaiah parte in “sordina”: non è la PG titolare ma ha il compito di uscire forte dalla panchina per regalare energia e punti ai compagni. Un ruolo che appare da comprimario ma che in realtà gli permette di guadagnare sempre più fiducia dai compagni e di costruirsi un ruolo da leader tecnico e carismatico.

Ad oggi viaggia a 28.7 punti, 6 assist e quasi 3 rimbalzi (per un 175cm) di media a partita, conditi da prestazioni di onnipotenza cestistica in puro stile Iverson. Una performance su tutte è rappresentata dalla vittoria del 31 dicembre scorso contro i Miami Heat: 52 punti, terzo Celtic della storia a segnare più di 50 punti, quota che non veniva sorpassata dalla metà degli anni ’80 (2 volte da Bird e una da McHale), ma, soprattutto, 29 punti nel solo quarto periodo. Quest’ultima stats, oltre a rappresentare uno scontato record di franchigia, è la seconda miglior prestazione all-time in termini di punti realizzati nell’ultimo quarto: Isaiah si è fermato a soli due punti dal record assoluto di Wilt Chamberlain.

Da un paio di giorni sono usciti i quintetti titolari per l’All Star Game 2017, nonostante i numeri, Thomas non c’è. Per l’ennesima volta deve partire dal fondo. Probabilmente sarà convocato comunque dall’allenatore della Eastern Conference (ancora da nominare) per partire dalla panchina, scommettiamo che Isaiah prenderà la cosa ancora una volta come una rivincita? Non sceglietelo più per ultimo.

Daniele Mengato

 

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