IT – Lo vuoi un palloncino?

Mi piacciono i pop corn perché fanno pop pop pop

Stephen King è uno scrittore che ha accompagnato la mia vita senza intrecciarla quasi maiPur avendolo in casa It non mi ha mai incuriosito abbastanza da convincermi a leggerlo o anche solo da vederne la versione del 1990. Sono riuscito a resistere alle sirene di quest’ultima versione seppure anche io abbia visto allo sfinimento la scena di Georgie e della sua stramaledetta carta di carta (la maggior parte delle volte, lo ammetto, doppiato in qualche dialetto italiano). Dunque sebbene abbia sempre avuto It intorno è con nessuna aspettativa che mi sono visto questa sua ultima incarnazione.

It il romanzo è la storia di un gruppo di gagni che dopo aver lottato da ragazzini contro un’ entità maligna, si ritrova a doverla affrontare ancora una volta da adulti. In quanto libro di King, It non è un semplice libro horror, ma anzi è, come molti suoi libri, un romanzo sulla crescita e sul diventare grandi. Il problema di questa cosa è tutto mio, in quanto quando mi sono approcciato al film non mi aspettavo niente di quello che ho trovato.

Che strane cose

Il capitolo uno di questa saga è incentrato totalmente sui ragazzini. Come formano il Club dei Perdenti, come ognuno di loro incontra Pennywise e altre cose. Se aggiungiamo che il film è interamente ambientato negli anni Ottanta troviamo una convergenza con una delle serie tv che sta entrando nel nostro immaginario collettivo, Stranger Things. Ovviamente questa cosa non è casuale. Se la serie Netflix è l’esempio che vi viene subito in mente è perché vi siete dimenticati che già nel 2011 J.J. Abrahams aveva dato il via al revival di quel filone cinematografico che fa capo a E.T. o ancor di più, ai Goonies, con il suo Super8.

Quei film che hanno per protagonisti ragazzi che da soli devono affrontare un mondo in cui gli adulti o non ci sono o sono addirittura antagonisti. La cosa che più colpisce di  questo It non è il pagliaccio o i mostri vari da combattere, ma gli orrori quotidiani, i bulli, i genitori apprensivi o peggio. Il fatto che siano tutti ragazzini rende difficile percepire un reale pericolo, lasciando così che i mostri siano più una presenza inquietante che una reale minaccia.

Circofobia

Pennywise. Il nemico. Pennywise. Il pagliaccio. Pennywise. Il Male. Pennywise è It, sia nel 90 che adesso. Ma con delle enormi differenze. Tim Curry nel 1990 aveva 44 anni, Bill Skarsgard è nato 27 anni fa. Questo dato è importante se paragonato all’età dei due gruppi di ragazzini. Curry aveva trent’anni di più rispetto ai primi, e questo era uno degli aspetti più inquietanti di quella versione. Un adulto che tenta di avvicinare dei ragazzini è una delle cose più disturbanti che possiamo trovare vicino a casa nostra, rendendo automaticamente la figura del vecchio Pennywise più inquietante che mai. Dall’altra parte l’attore svedese ha “solo” 10/15 anni di differenza dai protagonisti di oggi, cosa che lo fa sembrare quasi più un bullo che un pedofilo. 

Oltre l’età del clown, fondamentale è anche la differenza di stile. Il secondo It perde la sua essenza di Clown colorato e festoso e viene vestito di una monocromatica tuta bianca ispirata a costumi Shakespeariani. L’attore inglese è stato chiamato dal regista Wallace a fare uno sforzo attoriale che Muschietti non ha imposto allo svedese. Dove Curry lavorava sulla mimica per inquietare, Skarsgard viene troppo spesso sostituito dalle visioni (più fedeli al romanzo) e dalla computer grafica.

E’ lo Slasher, bellezza

Se è “capitato” che vedessi questo film non è solo per motivi esistenziali. Siamo ad ottobre e ho deciso di fare una bella immersione nel genere horror, causa Haloween. Questo mi ha portato a cercare in lungo e in largo liste de “i migliori film horror di sempre” o “i dieci migliori horror del XXI secolo”. Tra i tanti titoli è saltato fuori che questo film ha incassato nella prima settimana circa 600 milioni di dollari, che la critica è concorde nel considerarlo un ottimo film e un sacco di altri bla bla bla. Ma come vi ho già detto non ho trovato proprio quello che stavo cercando. Infatti se cercate un horror inquietante, che vi lascia dell’angoscia questo non è il vostro film. Qua siamo come già detto su un territorio più anni Ottanta che, ad esempio, Settanta.

Più Halloween di Carpenter e meno Rosemary’s baby. Questo film ha un inizio e una fine ben confinati all’interno della sua stessa durata e spezza la sua narrazione in microsequenze collegate tra loro. La continuità è mantenuta di più rispetto alla versione di fine secolo, che mescolava attraverso l’uso di flashback la parte dei ragazzi con quella degli adulti.  E, da buon slasher, rende gli incontri tra i ragazzi e It una serie di inseguimenti dove il mostro è sempre più veloce delle vittime.

Gioventù bruciante

Quando è uscita la miniserie la critica lodò la prima puntata, dei bambini, mentre si disse insoddisfatta della seconda, con gli adulti. Ora noi dovremo aspettare due anni per vedere cosa ne farà Muschietti della sua seconda parte. E’ molto probabile che non riuscirà a replicare il successo del capitolo uno. Un po’ perchè il momento in cui è uscito questo è perfetto, siamo, come già detto in un momento d’oro per unire horror, ragazzi e anni Ottanta. Un po’ perchè di fatto troviamo più difficoltà ad immaginare degli adulti che combattono quella che è a tutti gli effetti un’incarnazione della paura stessa.

Ma come vanno i ragazzini di questo film? Eh. Non proprio bene. Sono tutti caratterizzati più o meno come nel libro, ma, ed è abbastanza grosso come ma, si nota benissimo che il regista ha deciso di focalizzare l’attenzione su tre ragazzi in particolare. Casualmente i tre che formano il triangolo “amoroso”. Dove nel libro ad esempio è Mike, il ragazzo di colore, quello che con le sue conoscenze e la frequentazione della biblioteca spiega agli altri la figura di It, qua è Ben, il ragazzo sovrappeso, ad avere questo ruolo. Mentre, sempre nel libro, è Stan il boyscout a incidere i tagli sulle mani dei compagni come segno di appartenenza al club, qui viene fatto da Bill, il capo del gruppo. Probabilmente però io la penso così perchè volevo che al chiccherone del gruppo fosse lasciato più spazio.

Horror o non Horror, questo è il dilemma

In una recensione che non ho mai pubblicato di Get Out mi fermavo a riflettere sugli horror degli ultimi anni e su come si sia assistito ad una sorta di rinascita del genere sia dal punto di vista degli incassi che della critica. It, pur facendo parte di questa categoria però non lo classificherei come un semplice horror. Funziona più nella parte della crescita dei suoi protagonisti che non nella parte di effettiva paura o ansia. Rende, non capisco se volontariamente o no, comiche alcune delle scene che ne avrebbero dovuto rappresentare l’anima horror. Inonda di sangue un film che dovrebbe raccontare delle paure più profonde dei suoi protagonisti e di conseguenza, degli spettatori. Poi se avete una paura ancestrale dei clown è scontato che questo non è il film per voi.

Rispondi