Italia-Usa: storia di una partnership consolidata

Il filo della storia lega Italia e Stati Uniti

Il 20 aprile il primo ministro Paolo Gentiloni è volato negli Stati Uniti per incontrare alla Casa Bianca Donald Trump. I grandi temi sulla base dei quali si è consumato il colloquio spaziano dalle delicate questioni geopolitiche che vedono Italia e Usa congiuntamente coinvolti sino all’importanza strategica dei rapporti bilaterali tra i due Paesi. 

La stretta di mano tra Donald Trump e Paolo Gentiloni (fonte: www.panorama.it)
Donald Trump e Paolo Gentiloni immortalati nel momento di una stretta di mano (fonte: www.panorama.it)

Partner in trade

Una prima sottolineatura del Tycoon nel colloquio con il Premier va inserita nell’ambito commerciale. “Siete uno dei principali partner commerciali dell’America”, esorta Trump. “Ma un partner equo, con scambi che beneficiano entrambi i Paesi”. Continua il presidente lasciando intendere di non essere intenzionato a ridimensionare l’asse strategico con Roma. Un’ulteriore chiave di lettura potrebbe essere utilizzata per analizzare le sue parole in materia commerciale. Trump ha descritto l’Italia come un partner cruciale per gli Usa nelle relazioni economiche. Ciò potrebbe significare che egli sia disposto a rivedere la propria posizione sul Ttip. Il controverso Trattato Transatlantico sul commercio e gli investimenti era stato uno dei bersagli della proposta elettorale protezionista da lui offerta agli statunitensi. Ma la sottoscrizione della partnership, che vede coinvolti gli Stati Uniti e l’intera Unione Europea, costituirebbe una mossa strategica di estremo rilievo per entrambe le forze in campo.

Geopolitica e spesa militare

L‘incontro si è focalizzato sulle insidiose questioni geopolitiche che dilaniano il Medio Oriente. E, di conseguenza, i due leader si sono soffermati anche sulle conseguenze dei conflitti in quella regione che coinvolgono direttamente l’Europa e più in generale l’intera sfera occidentale. Prima, la questione libica. Gentiloni ha affermato, a nome dell’Italia, di essere contrario alla frammentazione del Paese. E di essere pronto a concentrare gli sforzi verso un necessario processo di stabilizzazione istituzionale. Questo, continua il Premier, in linea con la necessità di “gestire i flussi migratori senza rinunciare ai nostri valori e principi umanitari”. Donald Trump ha riconosciuto lo sforzo dell’Italia in questo senso. E prontamente ha evidenziato come l’Italia sia “seconda per contributo militare in Iraq ed Afghanistan“. Il presidente Usa, infine, non si è astenuto dall’esortare l’Italia a portare al 2% del Pil la spesa militare. Incitamento giustificato dalle regole Nato che attestano a quella cifra l’apporto economico imposto a tutti i membri dell’alleanza.

Una lunga tradizione

L’incontro di giovedì prosegue la lunga tradizione di un consolidato legame strategico tra le due Nazioni. “I rapporti dell’Italia con il sub-continente Nord Americano”, si legge a tal proposito sul sito del Ministero degli Esteri, “sono caratterizzati da una profonda condivisione di valori e interessi e da una perdurante forte integrazione economico-finanziaria”. Nonostante un parziale indebolimento negli ultimi 20 anni, osserva l’Ispi, quello che intercorre tra l’Italia e gli Stati Uniti rimane un rapporto strategico solido e duraturo. Non solo nell’interesse esclusivo dei due Paesi. Ma anche perché potrebbe costituire il fondamento di una rinnovata fiducia di Donald Trump nei confronti dell’intero continente europeo. Soprattutto dopo la sua preoccupante esortazione secondo la quale il Vecchio Continente “non gioca un ruolo importante per gli Stati Uniti”.

Una calorosa accoglienza

Non è dunque un caso che il premier Gentiloni sia stato uno dei primi tra i leader europei ad incontrare il Presidente Usa. Così come non è casuale la calorosa accoglienza riservata dal Tycoon al Presidente del Consiglio. “Do un grande benvenuto al primo ministro italiano: è un grande piacere incontrarlo. Abbiamo una lunga discussione da fare”. Queste le parole che Gentiloni si è visto rivolgere dal presidente Usa. “E’ un grande onore essere qui. La aspettiamo in Sicilia” è la pronta replica del premier italiano. L’occasione a cui ha fatto riferimento è il G7 che avrà luogo a Taormina tra il 26 e il 27 maggio 2017. Le previsioni, poi confermate, sul buon andamento dell’incontro non sono frutto dell’intuito dei più abili analisti. Al contrario, come si diceva sopra, quello tra Usa e Italia è un asse strategico di lungo corso. Ne sono una valida testimonianza alcuni incontri storici tra i leader dei due Paesi. 

Alcide De Gasperi e Harry Truman (fonte:www.corriere.it)
Alcide De Gasperi e Harry Truman durante il viaggio negli Usa del primo ministro italiano. Gennaio 1947 (fonte:www.corriere.it)

De Gasperi, Truman e il futuro dell’Italia

Era il 1947. La Seconda Guerra Mondiale da poco finita e gli accordi di pace non ancora definitivamente conclusi. Alcide De Gasperi, ai tempi presidente del Consiglio, seppe cogliere l’importanza strategica di un viaggio negli Usa in quel preciso momento storico. Non fu invitato direttamente dall’allora presidente Usa Harry Truman. L’occasione gli fu offerta dal Time, storica rivista statunitense. Fu il direttore Henry Luce ad invitarlo a partecipare ad un convegno dal titolo “Cosa si aspetta il mondo dagli Stati Uniti”. Il leader democristiano riuscì con grande abilità a sfruttare l’occasione per tessere rapporti diretti con il gigante ex nemico di guerra. Ottenne incontri con Truman e con il segretario di Stato James Frances Byrnes. Tornò in Italia con un prestito di 100 milioni concessogli dalla U.S. Import-Export Bank. Fece cassa con un assegno da 50 milioni di dollari per il contributo finale dell’Italia in guerra. Ottenne infine la garanzia da parte degli Usa di una tranche di aiuti materiali per la rinascita economica del Paese. 

Crocevia tra presente e futuro

Non meno rilevanti furono le conseguenze del viaggio in Usa sulla situazione politica interna dell’Italia. L’alleanza di governo con i partiti di sinistra sembrava avviarsi verso il logoramento. La rottura iniziò a manifestarsi con l’apertura di Palmiro Togliatti verso la Jugoslavia per uno scambio tra Trieste (italiana) e Gorizia (jugoslava). L’incombenza della Guerra Fredda non permetteva tentennamenti. Era necessario schierarsi o con l’alleato atlantico o con l’universo comunista. Così, un viaggio negli Usa permise a De Gasperi ed alla Democrazia Cristiana di definire in modo chiaro la posizione dell’Italia nei due schieramenti. Con la conseguenza della definitiva rottura con gli alleati di sinistra e la loro progressiva estromissione da tutte le cariche di governo. Oggi, il viaggio di De Gasperi negli Usa viene ricordato come lo spartiacque tra la -breve- esperienza del Cln di governo e quella, successiva, del centrismo

John Fitzgerald Kennedy con Antonio Segni e Giovanni Leone (fonte: www.ilpost.it)
John F. Kennedy con Giovanni Leone e Antonio Segni in un discorso all’areoporto Fiumicino di Roma. Luglio 1963 (fonte: www.ilpost.it)

JFK a Roma, tra paparazzi e aperture a sinistra

Il viaggio in Italia di John Fitzgerald Kennedy costituì un’altra fondamentale tappa del percorso di rafforzamento dei rapporti tra i due Paesi. Storica fu la spinta del presidente Usa verso un’alleanza di governo tra la Democrazia Cristiana, che aveva ormai la sua leadership in Aldo Moro, e il Partito Socialista di Pietro Nenni. Ancor più inaspettato fu il velato riguardo mostrato da JFK nei confronti del Partito Comunista di Palmiro Togliatti. Era il luglio del 1963 quando il primo presidente cattolico degli Stati Uniti fu accolto a Roma. Nel dicembre dello stesso anno si aprì la stagione del centro-sinistra. Stagione che vide la partecipazione al governo di alcuni esponenti socialisti (sia del PSI, sia del PSDI). Tra questi, Giuseppe Saragat (PSDI) guidò il dicastero degli Esteri. Antonio Giolitti (PSI) fu posto a capo del Ministero del Bilancio. 

Non furono solo politici i risvolti della visita in Italia di JFK. Il viaggio a Roma del fautore del New Deal sancì infatti la consacrazione di uno dei simboli della società degli anni ’60. All’atterraggio del suo aereo a Fiumicino, fu accolto da un numero spropositato di fotografi. Tra questi, colui che ispirò Federico Fellini nell’ideazione del suo capolavoro cinematografico “La Dolce Vita“: Carlo Riccardi. Amintore Fanfani usava identificare quest’ultimo con l’appellativo “pappatacio”. Mosso da una fortunata intuizione, lo showman Ennio Flaiano lo riadattò a “paparazzo“. Così, con l’occasione della visita di Kennedy in Italia, fu coniato uno dei termini più emblematici della società del benessere.

Giulio Andreotti e Jimmy Carter (fonte: www.giulioandreotti.org)
Giulio Andreotti e, dietro di lui, Jimmy Carter alla Casa Bianca. Luglio 1977 (fonte: www.giulioandreotti.org)

Andreotti negli Usa in un clima rovente

Fu il rovente clima di contrasto tra il mondo occidentale e quello sovietico a portare Giulio Andreotti negli Stati Uniti nel luglio 1977. Le prerogative del Divo Giulio furono quelle di rassicurare il presidente Usa Jimmy Carter su una sfaccettatura cruciale del panorama politico italiano. Ovvero, era necessario dimostrare la situazione di sostanziale emarginazione del Partito Comunista nella galassia partitica del Belpaese. Di fondo, l’obiettivo di ottenere nuovi prestiti dal Fondo Monetario Internazionale. Fu per questo che Andreotti tentò di dimostrare agli americani anche il miglioramento della situazione di bilancio italiana. L’incombenza delle Brigate Rosse e il presunto appoggio offerto loro dalla Russia, contribuirono a rendere oltremodo fragile la posizione del Presidente del Consiglio nei confronti del suo interlocutore Jimmy Carter. 

L’amministrazione Carter, in quel periodo, fece pressione sulla Dc e sul suo leader per eludere ogni possibilità di compromesso con il Partito Comunista. Perentorio fu il pronunciamento contrario dell’ambasciatore Usa Richard N. Gardner a proposito di questa ipotesi. L’anno seguente, il 1978, vide il primo dirigente comunista italiano recarsi negli Stati Uniti. Fu Giorgio Napolitano, nell’attuazione di un programma di seminari e convegni nelle università statunitensi, il protagonista del viaggio. 

Il presente, tra prerogative e incognite

La storia, insomma, racconta di un vitale intreccio di rapporti tra Italia e Stati Uniti. L’alternarsi di momenti distesi e di dialogo ad altri critici e di tensione, dimostra come il legame tra i due Paesi non possa essere messo in discussione. Oggi, al centro del dialogo italo-statunitense stanno temi di tutt’altra natura. Si discute di politica estera congiunta e si sprecano gli attestati di amicizia. Si fa leva sulla forza dell’alleanza militare che coinvolge entrambi i Paesi e si evitano le argomentazioni di contrasto. Tra qualche decennio si saprà di più sulla rilevanza storica dell’incontro tra Gentiloni e Trump del 20 aprile. Nel frattempo, non resta che attendere il G7 di Taormina. Con tutte le incognite che i protagonisti dovranno affrontare. 

Luca Mercanzin

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