Juve, e se fosse finita?

Il pacchetto di Malboro rosse, i tavoli da poker e il seggiolino A8: la storia di una tempesta annunciata

Torino, Lunedì 5 giugno 2017, ore 07:00.

Nell’ufficio del presidente Agnelli regna il silenzio, interrotto solamente dallo scoppiettio della cenere che incendia il tabacco e la carta. Dondolando immobile sulla poltrona in pelle nera, la testa s’immerge in spenti flashback. La deviazione sul tiro di Casemiro, il secondo tempo, il primo, il caos, il tunnel degli spogliatoi. Tutto si ripete ciclicamente, con una cadenza temporale spaventosamente accelerata, fino a quando i suoni s’infilano in uno stretto imbuto sonoro: toc!

“Avanti” – nella stanza buia fa irruzione Beppe Marotta e il pallido albeggiar del sole sulla gran vetrata alle spalle del presidente s’eclissa nuovamente. Andrea Agnelli spegne nervosamente la sigaretta nel posacenere bianco e avvicina la mano destra al cuore. Preme sul petto, ma il sordo rumore della carta lo risveglia dal torpore. L’astinenza da nicotina ne risveglia i sensi e spinge Marotta a un gesto inaspettato: Beppe porta la mano verso la tasca destra e porge al presidente un pacchetto. Marotta non ha mai ceduto al vizio, non ha mai acquistato tabacco, ragionando non tanto per salute, quanto perché l’inoculato spendere l’ha sempre strangolato più dell’ipocondria umana. Il pacchetto è aperto, sembra perfino masticato, pestato. Al suo interno mancano alcune sigarette, sembrano essercene solamente 7, forse 8 se si vuol rimediare quel po’ di tabacco e comprare una Rizla.

“Dobbiamo parlare, scegliere per il bene comune…”, così l’AD rompe un silenzio freddo, riscaldato solamente dal caldo afoso di giugno e dall’improvviso accendersi del plasma appeso alla parete.

“Beppe, è giunto il momento della rivoluzione? È finita?”

“No, fidiamoci del tempo, prima o poi l’albatro poggerà le ali sulla nave…”

“Questa non è una tempesta normale. Rimanere in cambusa ci porterà a morte certa. Specialmente oggi, specialmente in queste acque…”

“Abbiamo bisogno di stabilità, la nave va portata fuori limitando i danni. È evidente che la corsa sia finita per questo equipaggio, ma è questa ciurma stessa l’unica in grado di poterne uscire pressoché indenne. Si ricorda, Presidente, il discorso che facevamo qualche giorno fa sull’acquisto dei tavoli da poker?”

“Sì, ma non penso possa essere utile ricoprir Vinovo di tavoli da…”, Andrea s’interruppe bruscamente masticando il filtro della sua Malboro, come in preda a un’epifania.

“Esatto. Se Lei chiamasse ora 10 giocatori di poker e li facesse sedere ai tavoli che abbiamo bloccato, sicuramente Le saprebbero dire quale sia il tavolo su cui investire e perfino in quali tornei potremmo venderlo. Il giocatore con più esperienza sa come muoversi in ogni occasione, sa bluffare e portare a casa anche la partita più ostica. Ricominciare da capo ora, con questi concorrenti al tavolo, è un suicidio annunciato… Ci serve quel giocatore che sappia nascondersi dietro alle lenti scure!”

“E quindi?”

“Quindi bisogna prendere “quella” decisione. Quella più impopolare: confermiamo il comandante e il blocco che lo segue. A quel punto non è improbabile che qualcuno di clamoroso abbandoni la nave ed è lì che dovremo tenerci saldi al timone. Sono pronti a ucciderci, a a sbranarci se necessario. Ecco perché ci toccherà costruire una rosa più ampia: qualche marinaio esperto e silenzioso, qualche giovane d’avvenire e…”

“E…?”, continuò Agnelli.

“E prepariamoci al peggio!”

Andrea congeda l’amministratore con un cenno del capo. Sull’orlo della porta, Marotta poggia la mano sulla maniglia d’ottone, pronto ad abbandonare il presidente nuovamente al torpore e al nauseabondo odore di fumo.

“Beppe, ma dove l’hai preso?”, chiese Andrea sventolando il pacchetto di Malboro rosse come a diradar il fumo grigio dai suoi occhi.

“Seggiolino A8. La risposta ce l’ha data il tempo, come sempre”.

Andrea, volgendo il capo verso la lunga tenda rossa di velluto, prese il cappotto nero e, allungando la mano nella tasca sinistra, trovò il pass d’ingresso per il Millennium Stadium: “Seggiolino: A8. Tribuna autorità: Andrea Agnelli, presidente Juventus Football Club“.

Stefano Uccheddu

 

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