Juventus – Un’inarrestabile, placida, Apocalisse

Eccola lì la morte paziente. Sono abituato a quella feroce, che ti prende di colpo con un coltello o un proiettile. O a quella crudele, che ti lascia sanguinare sul pavimento. So come trattarla, a cosa pensare quando mi chino su un cadavere. Quella lenta, che ti scava dall’interno, mi incute timore. Non è un incidente di percorso che si possa scansare stando attenti. È il destino inevitabile, il saldo del conto.

Sandrone Dazieri – La cura del Gorilla

 

La Finale della Coppa Italia 2017 ha rispettato i pronostici: la Juventus ha sollevato la Coppa, coriandoli, foto di rito e poi di corsa nello spogliatoio a lavarsi e ritorno a Torino.

Si perché questa terza vittoria consecutiva è storica in quanto mai raggiunta da altre squadre prima d’ora, ma i bianconeri sembrano essere indomabili psicologicamente: hanno talmente tanta fame di vittorie da non lasciarsi distrarre nemmeno dal primo trofeo (comunque di tutto rispetto) conquistato in stagione.

Alex Sandro e Dani Alves e due modi diversi di essere Brasiliano

La Juventus si è aggiudicata la sua 12esima Coppa Italia (record anche questo, la Roma è seconda con 9) superando in sequenza Atalanta, Milan, Napoli e Lazio; un percorso di tutto rispetto considerando che stiamo parlando di squadre che occupano dal terzo al sesto posto in campionato. Eppure si ha come la sensazione che la squadra di Torino abbia partecipato a questa competizione più per sfruttare un allenamento supplementare per allungare le rotazioni dei giocatori, che per vincerla.

Se ormai da anni le dinamiche di spogliatoio sono chiare riguardo l’utilizzo del secondo portiere in rosa come titolare per questa competizione (Neto fra luci e ombre in tutte le gare, salvo poi sfoggiare almeno un paio di parate prodigiose in Finale), la gestione dei giocatori di movimento da parte di Allegri ha rappresentato un altro tassello nelle consuete rotazioni disponibili con una rosa molto ampia e una panchina di qualità più che sufficiente per competere con quasi tutte le squadre.

Non si è mai percepita una reale volontà da parte della Juventus di conquistare questa coppa, tutto è scorso liscio per la squadra di Allegri e i rari momenti in cui gli avversari hanno provato ad impensierire i bianconeri, questi hanno risposto con la loro famosa calma e paziente compattezza difensiva.

Preparazione atletica

La Juventus prende le distanze dalle avversarie schierando almeno tre “riserve” in ogni gara, arrivando a sei nella prima partita con l’Atalanta che viene anestetizzata nel primo tempo salvo poi rianimarla con un assopimento generale della squadra.

I quarti di finale sono invece con il Milan, prima possibilità di rivincita dopo aver perso con i Diavoli la Supercoppa Italiana, e i bianconeri congelano subito il risultato sul 2-0 dopo venti minuti. Il gol fortunoso di Bacca che accorcia le distanze viene neutralizzato dall’espulsione di Locatelli che stronca le gambe alle velleità di rimonta dei rossoneri.

Juventus e Napoli si ritrovano alle semifinali e fra la voglia di conquistare almeno questa coppa da parte dei partenopei e la formazione rimaneggiata (dal 4-2-3-1 al 3-4-1-2) con le solite tre sostituzioni (Barzagli per Cuadrado, poi Asamoah e Lichtsteiner) da parte di Allegri sembrano esserci i presupposti per l’eliminazione dei bianconeri dal torneo.

Il primo tempo giocato allo Juventus Stadium si chiude infatti con il tabellino sporcato solo da un gol di Callejon e un certo equilibrio nelle statistiche. Nel secondo tempo la Juventus ribalta il risultato insaccando tre gol alle spalle di Reina, con una reazione di carattere, da grande squadra (al di là dei giudizi arbitrali dubbi). Al ritorno al San Paolo si è appena giocata da tre giorni la partita di campionato (1-1) e Allegri schiera nove giocatori diversi, mantenendo in campo solo Higuain e Khedira. I bianconeri perdono 3-2 senza però dare mai la sensazione di rischiare l’eliminazione.

 

Prove tecniche di Finale

Fra Juventus e Lazio il registro di questa stagione dice 3 partite giocate, 3 vittorie per i bianconeri, punteggio aggregato di 5-0. La dimostrazione di forza fornita dalla Vecchia signora nella prima mezz’ora con 7 tiri su 7 nello specchio e due gol è stata sufficiente per annichilire le speranze di una squadra, anche un po’ sulle gambe, nella restante ora di gioco senza strafare, soffrire o dare un segnale di reale interessamento alla vittoria finale.

La sensazione è che questa squadra si sia a malapena accorta di aver vinto la Coppa Italia. Lo confermano le parole di Allegri e Bonucci dopo la partita, lo confermano gli sguardi posseduti di giocatori e uomini che sono evidentemente in missione, come Dani Alves e Gianluigi Buffon. Le parole sono a proposito del confronto con la Roma di pochi giorni fa (persa da una squadra che nel secondo tempo ha giocato distratta) e in merito al prossimo scontro di campionato col Crotone (da affrontare con determinazione per chiudere definitivamente il discorso campionato).

Niente di nuovo sotto il Sole per la Juventus, che corre dentro gli spogliatoi dove Higuain (probabilmente in astinenza da titoli) stappa una bottiglia di spumante e la squadra canta unita un coro che non ha niente a che vedere con la vittoria di pochi minuti prima, né di tre giorni dopo. I giocatori in cerchio come in un rituale saltano e cantano del Galles e del sogno che la Vecchia Signora coltiva da vent’anni ormai, con la voglia e la fame di chi crede davvero di poterlo finalmente realizzare.

CAMPIONI FOR THE THIRD TIME IN A ROW!! #WEWONAGAIN #FINOALLAFINE #FORZAJUVE

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“Festeggiamenti”

Alessandro Billi

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