Kawhi Leonard: nel nome del 24

He is just really more confident, more aggressive, more hungry to score than in the past.

Coach Popovich sui 25 punti segnati da Kawhi Leonard nella vittoria contro i GS Warriors il 25 Ottobre scorso

Dopo due stagioni concluse con il premio di difensore dell’anno della lega, Kawhi Leonard ha deciso di prendere in mano le redini dei suoi Spurs anche in fase offensiva. Infatti, osservando le statistiche individuali stagione per stagione, possiamo osservare un incremento apprezzabile ma non strepitoso delle sue statistiche (nella stagione 15/16 21.2 Ppg con 56.5% eFG%, nella 16/17 25.5 Ppg con 54.1% eFG%); invece è rilevante il contributo che ha portato al gioco offensivo come facilitatore e come esecutore (+2.6 FGA +2.6 FTA +0.9 AST per partita).

La sua decisione non è stata comunque dettata soltanto dalla sua ossessione di migliorare, quanto dalle necessità della sua franchigia di trovare nuovi spunti offensivi dopo l’addio del 21 e il progressivo disfacimento del sistema che li condusse alla vittoria del titolo due anni fa.

Tempi caldi, sangue freddo

San Antonio approda ai playoff 2016-2017 e ritrova i Memphis Grizzlies, una squadra tenace guidata da Marc Gasol in campo e da coach David Fitzale (che tre anni fa dalla panchina di Miami vide Kawhi sollevare il trofeo di MVP delle Finals). La serie viene subito indirizzata: 2-0 casalingo degli Spurs, sembra scontata la chiusura in quattro – massimo cinque – gare. Kawhi guida i suoi registrando per due volte il suo miglior score nei playoff con 32 pts, 76.8% (!!!) FG% in gara 1 e 37 pts col 64.3% di FG% e 19/19 FT (!!!!!!) in gara 2.

Al termine di gara 2 coach Fitzdale si lascia andare ad un duro sfogo contro un arbitraggio a suo modo di vedere sbilanciato verso la squadra di casa e poco rispettoso nei confronti dei suoi giocatori (“take that for data!”), guadagnandoci una multa (poi pagata dalla squadra) e soprattuto un riscatto emotivo che paga eccome. La serie si riapre: a Memphis gara tre viene vinta dai padroni di casa.

Gara quattro viene chiusa dal canestro vincente di Marc Gasol dopo un overtime, gara cinque giocata la notte fra martedì e mercoledì ha riportato l’ago della bilancia verso San Antonio; il primo match point questa notte alle 3.30.

Uscire allo scoperto

Durante Gara 4 accade però qualcosa di estremamente rilevante in una serie che comunque si è rivelata fra le più godibili del primo turno. Kawhi Leonard esce dall’ombra definitivamente, prende la sua squadra sulle spalle e la trascina prima all’overtime e poi a pochi secondi dalla vittoria, segnando 24 degli ultimi 28 punti della sua squadra.

24 punti in 9 minuti di gioco, 8 su 12 dal campo, 3/6 2P, 5/6 3P.

Durante l’estate si è parlato molto di una sessione di allenamento particolare, dove Kawhi ha cercato di imparare da Kobe Bryant. Tralasciando per un momento gli aspetti comportamentali che li accomunano, immaginare il miglior difensore della lega (nonchè ufficiosamente ogni anno most improved player of the year) a lezione dal Black Mamba ha provocato un certo brivido di terrore misto eccitazione lungo la schiena di tutti gli appassionati del Gioco.

Malgrado le smentite da parte del numero 2, qualche elemento del suo gioco iniziava ad assumere i contorni inquietanti della mania di imitazione che mostrava Bryant nei confronti di Jordan.

Negli ultimi nove minuti di gara 4 questa somiglianza si è fatta evidente.

Ho provato a confrontare alcuni dei canestri di Kawhi durante questo match ad altri messi a segno da Kobe.

80-88 3.45 dalla fine – tripla

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85-88 2.57 – and-1

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91-92 0.43 – tripla

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94-94 0.12  – fade away

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102-105 0.23 o.t. – tripla

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Kawhi non è Kobe

Sembra scontato, invece spesso si rende necessario chiarire l’ovvio. Due giocatori potranno essere molto simili ma non saranno mai identici. Partendo dall’espressività e il rapporto con i media (nulla per Leonard, accentuata per Bryant), passando attraverso le origini (Kobe arrivò in NBA direttamente dalla High School mentre Kawhi ha frequentato la San Diego State University) per arrivare al solito nodo della questione: il 24 ha disputato venti anni in NBA, guadagnandosi cinque anelli e un numero spropositato di record, il 2 è al suo sesto anno in una lega (una vittoria finale) che freme per scoprire ancora qualcosa di nuovo sul suo potenziale.

Certamente gli accostamenti non sono casuali. Come abbiamo potuto osservare sopra c’è sicuramente l’influenza della guardia giallo-viola sulle migliorie in fase offensiva di Leonard; inoltre una certa propensione comune alla fase ossessiva del Gioco ha dato vita anche ad un video motivazionale nel quale (come spesso succede quando si cerca di analizzare la psiche del Black Mamba) il confine fra fame di vittoria e malattia mentale è estremamente labile.

Per quanto possiamo saperne, abbiamo l’enorme fortuna di poter assistere alla carriera di uno dei potenziali migliori talenti della storia dell’NBA. Però chi cercherà di trovare in lui un nuovo Kobe Bryant vedrà le proprie aspettative tradite, come succede sempre quando si pensa ad un revival.

Questo giocatore è Kawhi Leonard, il primo e l’unico nella sua specie.

                  “Obsession over dominating not just all aspects of the game but dominating the will of your opponent.                It’s about obsessing over how you can break him up mentally, spiritually and phisically.”

Alessandro Billi

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