Va bene Kevin Spacey ma adesso parliamo di stupri maschili

Anthony Rapp ha accusato Kevin Spacey di molestie sessuali durante un party quando questo aveva appena 14 anni. Nel messaggio di scuse, il dipartimento di comunicazione dell’attore ha affrontato la situazione svelando, dopo le tre righe di ammenda, il segreto di Pulcinella: Kevin Spacey è omosessuale.

Lasciando da parte la discutibile scelta di utilizzare la frase “Ho scelto di vivere la mia vita come un uomo gay”  per confondere ed abbagliare la stampa – cosa che comunque non ha funzionato perché sei Kevin Spacey- il caso mediatico ha messo sul tavolo non pochi argomenti di discussione.

Kevin Spacey che probabilmente sta vivendo la sua vita da uomo gay.

Breaking News: dentro al vaso di Pandora non ci stava solo Weinstein

Il 5 Ottobre, un’inchiesta del New York Times, mette alla luce una serie di molestie del più grande produttore Hollywoodiano; pochi giorno dopo sempre più nomi escono fuori e il caso diventa mondiale: passano soltanto due settimane e in tutto il mondo le donne che denunciano lo stesso trattamento diventano trentadue.

Quello che ormai viene definito “caso Weinstein” diventa un modo per parlare di molestie: negli Stati Uniti l’attrice Alyssa Milano ripropone l’uso dell’hashtag #metoo per dare un’idea del numero di donne che sono state almeno una volta nella loro vita vittime di atteggiamenti dallo sfondo sessuale più o meno gravi e non richiesti; lo stesso succede in Italia con #quellavoltache, proposto dalla scrittrice e conduttrice radiofonica Giulia Blasi.

Al contrario di quello che alcuni commentatori seriali su Facebook pensano, nessuna di queste donne ha confuso un tweet con una denuncia, il discorso come sempre è un attimo più complesso: quello che questa ondata di rivelazioni scomode ha portato è stata la consapevolezza. Ad un certo punto donne e ragazze che vivono letteralmente in diversi continenti hanno cominciato a percepire come alcuni atteggiamenti e situazioni non sono successi solo a loro ma ad altre migliaia di persone. Quello che ne è venuto fuori è una presa di posizione contro le pacche sul culo sull’autobus e i fischi di attente forze dell’ordine quando gli cammini davanti.

Proprio grazie alle nuove forme di comunicazione che hanno la forza di mettere in contatto persone che mai avrebbero l’occasione per farlo -potere di cui forse ancora non ci siamo resi conto al massimo- si riesce a far luce su questioni molto più grandi del singolo caso mediatico sempre però stando attenti a non cadere nel mero processo di piazza, che non porta a nessun risultato se non quello di una rievocazione della Santa Inquisizione.

Kevin Spacey ovvero di come ho trovato un modo di parlarvi delle molestie maschili

Le accuse all’attore non sono state analizzate da un tribunale, quello a cui abbiamo assistito sono state solo delle scuse e quella che a me è sembrata una mezza ammissione; in ogni caso c’è un fatto che non può passare inosservato: stiamo parlando di molestie maschili.

La prima enorme premessa che bisogna fare la dedico con tutto il mio cuore ai miei grandi amici attivisti MRA (Men Rights Activist, per chi ancora non ha avuto il piacere di conoscerli) ed è la seguente: non è una gara a chi sta messo peggio. Parlare di molestie e stupri femminili non rende quelli maschili meno importanti, così come il contrario e anzi, analizzare la diversa percezione che abbiamo come società rispetto a due fenomeni in realtà così simili è quello che serve per far sì che tutti possano godere di questa fantomatica parità.

Gli uomini vengono stuprati e vengono molestati e no, non solo dentro le prigioni e quasi con gli stessi numeri delle donne.

Da una ricerca del 2003 sui comportamenti sessuali, In un campione di circa 400 giovani uomini circa il 30% ha riportato di essere stato oggetto di interazioni sessuali non desiderate.

Un altro studio, pubblicato sulla rivista scientifica JAMA Pediatrics, ha mostrato come, a differenza di quello che ci potremmo aspettare e contrariamente a quello che succede tra i più giovani, per le persone con età compresa tra i 18 e 21 anni le percentuali di uomini e donne che hanno perpetrato una qualche forma di violenza sessuale almeno una volta nella loro vita sono piuttosto simili: il 48 per cento sono donne e 52 per cento uomini. Anche In Italia, come ha concluso una ricerca dell’università di Arezzo, la situazione è simile: «il fenomeno della violenza fisica, sessuale, psicologica e di atti persecutori, in accordo con la ricerca internazionale, vede vittime soggetti di sesso maschile con modalità che non differiscono troppo rispetto all’altro sesso».

Esistono ragazzi e uomini che hanno e stando subendo violenza, allora perché non se ne parla minimamente? Benvenuti nel magico mondo del machismo.

Sarebbe troppo facile cadere nel solito discorso per cui i Media non ne parlano perché ormai il mondo lo controllano le lobby gay, femministe e il Gender. Di stupro maschile non si parla perché gli uomini non ne parlano. All’interno del concetto di mascolinità con cui ogni persona di sesso maschile viene cresciuta, è insita la convinzione che il sesso è necessariamente un atto che rende un uomo più uomo; anche se questo è un atto di violenza.

La Psicoterapeuta Elizabeth Donovan ha spiegato durante un’intervista con la CNN di come il subire una violenza di questo genere, per un uomo, viene interpretato come un de-potenziamento della propria virilità: significherebbe insomma essere meno uomini e più fragili, quindi donne.

E’ lo stesso meccanismo che troviamo nei commenti sotto qualsiasi caso di violenze contro minori da parte di professoresse o insegnanti donne. Nonostante la gravità della situazione per cui, letteralmente una persona adulta in una posizione di potere abusa di un minore inconsapevole, le risposte gravitano sempre sul “Ma perché? Era pura e semplice educazione sessuale con applicazioni pratiche e verifiche periodiche.”, “Purtroppo io non ho mai trovato insegnanti del genere……..” o ancora “Io l’avrei denunciata, solo se “cesso””.

Scanzonati commenti su un caso di molestie e stupri nei confronti di ragazzini minorenni da parte di una professoressa.

Come si può risolvere questa situazione? Parliamone. Proprio come il caso Weinstein ha portato l’opinione pubblica a discutere su quanto sia schifoso palpeggiare il culo alle colleghe in un ascensore, ora è giusto che le accuse a Kevin Spacey ci facciano parlare del fatto che il consenso è essenziale a prescindere dai vostri genitali.

 

Gemma Pistis

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