KD or not KD ?

L’importanza di essere Kevin Durant

Quando questa estate c’è stato il clamoroso passaggio dell’ala piccola dagli Oklahoma City Thunder a Golden State, una serie di importanti quesiti e dubbi sono nati.
Per quanto indiscusso sia il talento di KD, le incertezze sul suo inserimento nei meccanismi di gioco dei ragazzi della Baia restavano. Avere in squadra 4 All-Stars poteva essere un’arma a doppio taglio. Crisi di leadership, problemi nello spogliatoio e malumori erano prospetti non troppo lontani dall’avverarsi.

Tuttavia, dopo qualche giornata di assestamento, i Warriors hanno dimostrato che lo strapotere nella lega che avevano imposto nella passata stagione nella Regular Season, non ne avrebbe risentito troppo con l’arrivo del campione da Oklahoma.

Attaccare timidamente il canestro

Il numero 35 mantiene una media di 25 punti, 8.3 rimbalzi e 5 assist a partita. Numeri che uniti alla mole di lavoro difensivo, ne fanno il vero trascinatore della franchigia. Considerando inoltre il contesto di squadra che non lo vede più come una delle due uniche stelle in campo, danno forse ancora più idea dell’apporto devastante che KD ha avuto nella Baia e della rapidità e dell’efficacia del suo inserimento.

Tutto finito ?

A fine febbraio, nella gara esterna a Washington contro i Wizards, dopo pochi secondi dall’inizio arriva la doccia fredda per Golden State. In un intervento fortuito, il compagno di squadra Zaza Pachulia crolla rovinosamente sul ginocchio di KD. L’ala piccola esce infortunata e si teme un lungo stop, addirittura la fine della stagione : per fortuna dopo accertamenti si scopre che lo stop lo dovrebbe tenere fuori fino all’inizio dei playoff. Golden State perderà quella partita 112-108 ma soprattutto perde il suo uomo più in forma.

Perdere un’ala piccola, di 213 cm, con il suo talento può causare dei problemi a qualsiasi squadra

Le partite successive sono terribili per i Warriors: una striscia di 7 partite con 5 sconfitte, un terzo di tutte le sconfitte stagionali. Sembra quasi che qualcosa si sia rotto nei meccanismi del team della Baia; il primo posto rischia di essere messo in discussione arrivando fino a una sola partita di scarto dagli Spurs inseguitori.

Tuttavia pian piano qualcosa inizia a cambiare. Dopo queste prime sette partite di “ri-assestamento“, Golden State torna a macinare il suo miglior basket. Transizioni veloci, movimenti e tagli dietro alla difesa e l’utilizzo disumano di un altro extraterrestre che si ricorda come mai è stato nominato due volte di seguito MVP: Steph Curry.

I Warriors vincono le successive 13 partite senza KD (miglior striscia vincente della Regular Season), con uno scarto medio di più di 16 punti a partita. Battono senza problemi Oklahoma, due volte Houston e in back-to-back anche San Antonio. Soprattutto quello che si nota è il “ritorno” di Steph Curry che torna ad avere medie da capogiro e a fare prestazioni di dominio assoluto. Tipo questa :

Nelle ultime dieci partite mantiene 29.3 punti di media, 51.4% dal campo, 8.4 assist. Solo per citarne qualcuna.

KD or not KD ?

Ad una settimana dall’inizio dei Playoff, Durant torna arruolabile e titolare contro i New Orleans, dove arriva la quattordicesima W di fila, e contro gli Utah Jazz, dove arriva una sconfitta.

KD è il giocatore più utilizzato, probabilmente per permettergli di riprendere confidenza con il campo. Le sue medie sono di 16 punti, 10 rimbalzi e 6 assist. Ecco il primo canestro al ritorno:

Ovviamente le statistiche e le giocate in questo ultime 5 partite di RS conteranno il giusto. La domanda che però negli ultimi giorni molti tecnici e tifosi dei Warriors si pongono è: può il suo ritorno, proprio all’alba dei PlayOff inceppare quel meccanismo quasi perfetto che sembra essere diventato Golden State?

Ovviamente solo il campo potrà dirlo. Tuttavia la risposta può sembrare quasi banale, in quanto a ben vedere i dubbi sembrano molto simili a quelli di inizio stagione. Lì il campo ha già parlato, narrandoci di un giocatore che con incredibile rapidità ed efficacia si è inserito in un sistema di gioco già tendenzialmente devastante. I giochi di potere all’interno del gruppo sono già stati affrontati e ben gestiti ad inizio stagione. KD e Curry sembrano vivere bene la reciproca presenza in campo, anche se questo porta inevitabilmente a dover abbassare le medie personali. Infatti, l’obiettivo comune che da un lato si chiamerebbe prima meritata vittoria e dall’altro rivincita (visto gli avvenimenti della passata stagione) lo si può trovare sotto il nome comune di anello.

Try to stop them!

I Warriors non hanno la vittoria in tasca, ma restano sicuramente i favoriti e la squadra da battere. Come lo scorso anno, ma con un Kevin Durant in più. E questo può fare tutta la differenza del mondo.

        Alessandro Viglione

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